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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10035/2023 del 09/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di riesame che aveva confermato il sequestro preventivo di €650.690,00 disposto dal GIP per il reato di ricettazione (art. 648 c.p.). Il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione (artt. 321 e 324 c.p.p. e art. 648 c.p.), sostenendo che il provvedimento omettesse di individuare il reato presupposto della ricettazione e che, trattandosi di denaro (bene fungibile), gli indici richiamati (quantità, modalità di custodia) non fossero sufficienti a dimostrarne la provenienza illecita.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse fornito motivazione adeguata e logica: valutazione concreta degli elementi (denaro occultato in sacchetti di cellophane in una botola nel garage, necessità di intervento dei vigili del fuoco per l'apertura, presenza di una macchinetta conta-soldi, assenza di fonti di reddito lecite e mancanza di spiegazioni) idonei a fondare il fumus commissi delicti senza la necessità di individuare specificamente il reato presupposto. Per l'inammissibilità del ricorso il giudice ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al versamento di €3.000,00 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Riferimento ai criteri di motivazione dell'ordinanza impugnata; la Corte ha valutato la completezza e logicità della motivazione ai sensi delle garanzie previste dall'art. 321 c.p.p.

  • art. 324 cod. proc. pen.

    Norma relativa al contenuto dell'ordinanza che rigetta o accoglie il riesame; citata nel contesto della dedotta insufficienza motivazionale del provvedimento di riesame.

  • art. 648 cod. pen.

    Norma sulla ricettazione; la Corte ha confermato che, ai fini del sequestro per ricettazione, non è sempre necessario individuare in modo specifico il reato presupposto quando, dalle modalità di detenzione e dagli elementi di fatto, il giudice può logicamente inferire la provenienza illecita del denaro.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che consente la condanna per spese e l'irrogazione di una somma alla cassa delle ammende per ricorso manifestamente infondato o con profili di colpa; applicata dalla Corte per l'inammissibilità del ricorso.

  • D.Lvo. 195/2021 (art. 1 - modifica richiamata)

    Richiamata in tema di valutazione della liceità dell'attività che potrebbe giustificare la detenzione di somme; la Corte sottolinea che, in mancanza di elementi che indichino la provenienza lecita, non è necessario individuare specificamente il reato presupposto.

Massime di principio

  • In caso di sequestro di denaro, il giudice può fondare il fumus commissi delicti su prove logiche e sugli elementi concreti relativi alle modalità di detenzione (occultamento, confezionamento, strumenti di conteggio, assenza di redditi leciti, mancata spiegazione), senza dover sempre individuare specificamente il reato presupposto.
  • La valutazione della sussistenza del reato presupposto per ricettazione/riciclaggio va fatta caso per caso; la mancanza di una specifica indicazione del reato presupposto non costituisce automaticamente vizio se la motivazione è completa, coerente e logica.
  • In Cassazione avverso provvedimenti cautelari (sequestro) l'impugnazione è ammessa solo per violazione di legge o vizi motivazionali radicali: semplici dissensi sulla valutazione delle prove non sono sufficiente motivo di annullamento.
  • Quando si prospetta un contrasto giurisprudenziale significativo sulla necessità di individuare il reato presupposto, può essere opportuno chiedere la rimessione alle Sezioni Unite; diversamente, il ricorso che non evidenzi un vizio di legge grave può essere dichiarato inammissibile e sanzionato.
  • Difensori che impugnano ordinanze di sequestro devono puntare su vizi formali o gravi carenze motivazionali (assenza totale di itinerario logico) e, se possibile, fornire elementi che dimostrino la plausibilità di una provenienza lecita per evitare condanne per spese e ammende.

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