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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34289/2025 del 20/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso censura l'ordinanza della Corte d'appello di Bari che aveva riconosciuto la continuazione tra due sentenze di condanna per rapina (12/02/2018 e 20/09/2019). Si deduce violazione di legge e vizio di motivazione perché la motivazione si fonda su elementi inidonei: la definizione dei reati come commessi "a breve distanza di tempo" non è compatibile con l'intervallo di un anno e sette mesi e con i periodi di custodia cautelare/obblighi intercorsi; l'affermazione che i reati fossero uniti dal bisogno continuo di denaro per la tossicodipendenza è infondata, atteso che il certificato in atti attesta cure dal 2013 ma anche l'assenza del soggetto dal servizio dal 24/09/2015, quindi non prova una dipendenza attuale al momento dei fatti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha rilevato l'illogicità della motivazione relativa alla vicinanza temporale e l'inidoneità del certificato sulle dipendenze a provare una dipendenza in atto nel 2018-2019. Ha richiamato il criterio giurisprudenziale (Sez. U, Gargiulo) secondo cui la continuazione richiede verifiche approfondite dei "criteri indicatori" (omogeneità delle violazioni e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, causali, modalità, sistematicità, programmazione almeno nelle linee essenziali). Ha annullato l'ordinanza impugnata e rinviato per nuovo esame alla Corte d'appello di Bari. In caso di diffusione del provvedimento sono da omettere i dati identificativi ai sensi dell'art. 52 d.lgs.196/03.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    La continuazione richiede l'esistenza di un "medesimo disegno criminoso"; la Corte interpreta la norma alla luce della giurisprudenza di legittimità richiedendo la prova, al momento del primo reato, che i successivi fossero programmati almeno nelle loro linee essenziali.

  • art. 52 d.lgs. 196/03

    Norma sulla protezione dei dati personali: impone l'omissione delle generalità e degli altri dati identificativi in caso di diffusione del provvedimento.

  • Sez. U, n. 28659 del 18/05/2017 (Gargiulo)

    Giurisprudenza richiamata come parametro interpretativo: individua i "criteri indicatori" necessari per il riconoscimento della continuazione (omogeneità, contiguità spazio-temporale, modalità, sistematicità, programmazione). La Corte applica questo standard per valutare l'adeguatezza della motivazione.

  • Sez. 1, n. 13205 del 30/01/2020 (Sciacca) e Sez. 1, n. 12905 del 17/03/2010 (Bonasera)

    Giurisprudenza che sottolinea che il mero movente o una tendenza a delinquere (es. procurarsi denaro per droga) non equivale a una programmazione criminale unitaria ai fini dell'art. 81 c.p.

Massime di principio

  • La continuazione richiede elementi concreti che dimostrino un "medesimo disegno criminoso"; la sola vicinanza temporale o il medesimo luogo non sono sufficienti se non supportati da altri indicatori.
  • La contiguità temporale è un importante indice ma va valutata nel contesto: intervalli significativi (es. oltre un anno) e periodi di detenzione/interruzione possono impedire di ritenere la programmazione unitaria.
  • Il motivo o movente (es. bisogno di denaro per procacciarsi stupefacenti) è insufficiente, da solo, a provare la programmazione unitaria; serve dimostrazione che, al momento del primo reato, i successivi fossero almeno delineati.
  • Prove documentali sulla condizione personale (es. certificazioni sanitarie) devono riferirsi al periodo utile per influire sulla valutazione della continuazione; certificati antecedenti e non aggiornati sono inidonei a reggere l'argomentazione.
  • In sede di esecuzione il giudice deve motivare con riferimento esplicito ai criteri indicatori consolidati dalla Cassazione; motivazioni generiche o contraddittorie sono annullabili e determinano il rinvio per nuovo esame.

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