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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33977/2023 del 02/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Tancredi impugnava la sentenza della Corte d'appello di Milano del 19/01/2023 che lo aveva assolto dai capi A e B (art. 10-bis, d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74) ma lo aveva condannato per il capo C (art. 10-ter, d.lgs. n. 74) rideterminando la pena in 8 mesi di reclusione. In Cassazione il ricorrente deduceva: (i) violazione dell'art. 27 Cost. e mancata valutazione dell'inesigibilità della condotta doverosa; (ii) errata applicazione dell'art. 2741 c.c. e difetto nella valutazione del dolo in relazione alla par condicio creditorum; (iii) travisamento della prova e illogicità nella determinazione della sanzione pecuniaria sostitutiva (25 euro/giorno) rispetto alla sua situazione economica; (iv) vizio per mancata applicazione dell'art. 133-ter c.p. e rifiuto della rateizzazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e lo ha condannato alle spese processuali, nonché al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende. Nel merito la Corte ha ritenuto i motivi manifestamente infondati: il primo motivo è stato considerato generico e privo di confronto con la motivazione di merito; la decisione di merito che ha escluso l'inesigibilità della condotta è risultata motivata e coerente con i fatti (crisi strutturale dell'impresa, scelta imprenditoriale di selezionare i creditori); è stata confermata la rilevanza del dolo generico per l'art. 10-ter e la non scriminante automatica del pagamento degli stipendi o altre priorità imprenditoriali al di fuori delle procedure esecutive/fallimentari; la misura della pena pecuniaria è stata ritenuta adeguatamente motivata in relazione alla capacità economica del ricorrente; infine la richiesta di rateizzazione è risultata inammissibile perché non adeguatamente dedotta nei motivi di appello e, in ogni caso, la somma risultava pagabile in unica soluzione secondo la Corte di appello.

Norme richiamate

  • d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74 - art. 10-bis

    Articolo relativo ad altra fattispecie contestata (capo A e B) da cui il ricorrente è stato assolto; la Corte non ha posto rilievo ulteriore oltre alla conferma dell'assoluzione.

  • d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74 - art. 10-ter

    Norma sull'omesso versamento dell'IVA; la Corte ha confermato che per tale reato è richiesto il dolo generico e che l'inesigibilità della prestazione può essere valutata solo se provata in modo concreto e non per mere scelte imprenditoriali; il pagamento di salari o altre priorità non scrimina automaticamente l'omesso versamento al di fuori di procedure concorsuali.

  • Costituzione - art. 27

    Rilevanza evocata dal ricorrente ma la Corte ha ritenuto la doglianza generica e priva di confronto con la motivazione di merito; non emergono violazioni della norma nella decisione impugnata.

  • cod. civile - art. 2741

    Richiamato dal ricorrente in relazione alla par condicio creditorum; la Corte ha chiarito che l'art. 2741 c.c. non legittima il debitore a disapplicare obblighi cogenti tributari al di fuori delle procedure esecutive/fallimentari.

  • cod. pen. - art. 51

    Richiamato in tema di scriminanti (forza maggiore/inesigibilità); la Corte ricorda che la forza maggiore esclude il reato solo se l'inadempimento è realmente non imputabile e inevitabile per il soggetto.

  • legge 24 novembre 1981, n. 689 - art. 56-quater

    Norma utilizzata per determinare il valore giornaliero della pena pecuniaria sostitutiva; la Corte ha ritenuto motivata la scelta del valore di 25 euro al giorno in relazione alle condizioni del ricorrente.

  • cod. pen. - art. 133-ter

    Richiamato dal ricorrente in relazione alla rateizzazione; la Corte ha ritenuto che la questione non fosse adeguatamente dedotta nei motivi e che, comunque, la pena pecuniaria fosse commisurabile a pagamento in unica soluzione.

  • cod. proc. pen. - art. 616

    Applicato per imporre al ricorrente l'onere delle spese del procedimento per dichiarazione di inammissibilità del ricorso.

  • Corte costituzionale, sentenza n. 186 del 13 giugno 2000

    Richiamata per il principio circa l'eventuale proponimento del ricorso senza colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; la Corte di Cassazione ha ritenuto che non sussistessero elementi a favore del ricorrente.

Massime di principio

  • Per reati tributari come l'omesso versamento dell'IVA (art. 10-ter) il dolo generico è elemento chiave: l'inesigibilità della condotta deve essere provata con elementi concreti e non può essere esclusa con argomentazioni generiche.
  • La scelta imprenditoriale di privilegiare alcuni creditori (es. stipendi, spese fisse) non costituisce automaticamente una scriminante dell'omesso versamento se effettuata al di fuori di procedure concorsuali; il principio di par condicio creditorum rileva principalmente nelle procedure esecutive/fallimentari.
  • La giurisprudenza più recente ammette una valutazione più ampia delle condizioni economiche (incassi non riscosi, insoluti rilevanti), ma tale indirizzo non opera automaticamente: deve emergere dal concreto quadro fattuale e probatorio.
  • Le impugnazioni in Cassazione devono confrontarsi puntualmente con la motivazione di merito; censure generiche che non indicano passaggi specifici della sentenza sono spesso dichiarate inammissibili o infondate.
  • La determinazione della pena pecuniaria sostitutiva segue criteri di proporzionalità e valutazione della capacità economica del condannato; il giudice può motivare un valore giornaliero vicino al minimo se emergono condizioni non precarie e pagamenti successivi a titolo transattivo.
  • Questioni procedurali come la richiesta di rateizzazione devono essere tempestivamente e formalmente dedotte nei motivi di impugnazione; sollevazioni solo in sede di discussione rischiano di essere considerate inammissibili.

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