Cassazione Penale, Sentenza n. 26862/2024 del 08/07/2024
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Le ricorrenti impugnano la conferma della condanna per bancarotta impropria (operazioni dolose) contestata in quanto amministratrici della Centauro s.c.a.r.l. fallita nel 2015. Contestano in particolare la sussistenza dell'elemento soggettivo: rilevano che la nota integrativa del bilancio 2009 documentava la rateizzazione delle cartelle, che la principale committente non aveva effettuato i pagamenti dovuti, che le dimissioni erano funzionali al rilancio gestionale e non a eludere responsabilità, e che parte del debito erariale sarebbe maturata dopo le loro dimissioni. Pissinis aggiunge che la relazione del revisore e le valutazioni del consiglio davano motivo di ritenere sostenibile la prosecuzione dell'attività e invoca la considerazione delle conclusioni del consulente di parte sulla reale entità del debito.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto i ricorsi fondati. Ha ricordato il principio secondo cui le operazioni dolose di cui all'art. 223, comma 2, n. 2, l.f. possono consistere in sistematici inadempimenti fiscali/previdenziali, ma solo se tali omissioni costituiscono scelte gestionali preordinate a cagionare o aggravare il dissesto e se il dissesto era prevedibile. La Corte ha rilevato lacune motivazionali della sentenza di merito: mancata precisa verifica della quota del debito imputabile alla gestione delle imputate, della eventuale selettività negli omessi adempimenti, della documentazione relativa a negoziazioni/rateizzazioni e della valutazione sulle ragionevoli aspettative di ripresa (anche alla luce della posizione del principale committente e della relazione del revisore). Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata annullata e il procedimento rinviato ad altra sezione della Corte d'appello di Milano per nuovo giudizio.
Norme richiamate
art. 223, comma 2, n. 2, legge fallimentare
La norma punisce le 'operazioni dolose' consistenti anche nel sistematico inadempimento degli obblighi fiscali e previdenziali quando siano scelte gestionali preordinate a causare o aggravare il dissesto; non ogni evasione integra il reato, occorre la previsibilità del dissesto come conseguenza della condotta
Giurisprudenza (Sez. 5, n. 24752/2018 De Mattia; Sez. 5, n. 45672/2015 Lubrina)
Richiamati precedenti che precisano che la configurabilità del reato richiede elementi probatori volti a dimostrare la scelta gestionale sistematica e la prevedibilità del dissesto; sono utilizzati a supporto dei principi applicativi richiamati dalla Corte
Massime di principio
- La semplice omissione del pagamento di tributi o contributi non determina automaticamente l'operazione dolosa: è necessario dimostrare che le omissioni fossero scelte gestionali deliberate e finalizzate a cagionare o aggravare il dissesto
- In giudizio va valutata con precisione la quota del debito erariale/previdenziale imputabile al periodo di gestione contestato e se l'omissione fosse selettiva (cioè finanziamento di alcune poste a scapito di altre)
- Documenti quali note integrative, piani di rateizzazione/negoziazione e relazioni del revisore vanno esaminate e motivate esplicitamente: possono dimostrare la volontà di regolarizzare i debiti o la ragionevole speranza di ripresa
- La durata della gestione contestata è rilevante: gestioni brevi rendono più difficile inferire un progetto doloso di lungo periodo
- Le dimissioni degli amministratori devono essere valutate nel contesto: possono essere interpretate come effetto elusivo o come tentativo legittimo di favorire un ricambio gestionale; il giudice deve motivare la scelta interpretativa
- Se la motivazione del giudice di merito omette di confrontarsi con argomentazioni difensive rilevanti sulla componente soggettiva, la sentenza è vulnerabile e può essere annullata con rinvio per nuovo giudizio
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