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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23226/2022 del 14/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza di condanna per il reato di appropriazione indebita (art. 646 c.p.), sostenendo che tra le parti fosse intervenuta una transazione che prevedeva la restituzione dei locali e il pagamento di 2.000 euro; poiché la persona offesa aveva versato solo 1.500 euro, il ricorrente ha trattenuto parte delle attrezzature ritenendolo un mero inadempimento contrattuale e quindi non riconducibile al reato contestato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondata la censura, confermando che la sussistenza di una transazione non esclude la configurabilità dell'appropriazione indebita quando il soggetto, pur avendo l'obbligo di eseguire l'accordo, disponga dei beni come proprietario e li sottragga alla controparte. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p., per i profili di colpa nell'aver proposto un ricorso inammissibile.

Norme richiamate

  • art. 646 c.p. (appropriazione indebita)

    Applicata per qualificare la sottrazione delle attrezzature e della disponibilità dei locali come appropriazione indebita nonostante la transazione: la condotta di disporre dei beni 'uti dominus' integra la condotta penalmente rilevante.

  • art. 616 c.p.p.

    Usata per giustificare la condanna al versamento di una somma a titolo di ammenda in relazione ai profili di colpa che hanno reso il ricorso inammissibile.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (richiamate: Sez. 2, n. 15788/2016; Sez. 2, n. 42977/2014) e richiamo a Corte Cost. 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata la giurisprudenza per affermare il principio secondo cui l'esistenza di un accordo transattivo tra le parti non esclude automaticamente la configurabilità del reato di appropriazione indebita quando il soggetto sottrae beni dovuti alla controparte.

Massime di principio

  • La stipula di una transazione tra le parti non esclude di per sè la sussistenza del reato di appropriazione indebita: se chi trattiene o sottrae beni aveva l'obbligo di restituirli, la condotta può essere penalmente rilevante.
  • Il parziale inadempimento della controparte (es. pagamento parziale) non giustifica automaticamente il comportamento del possessore che dispone dei beni come proprietario; occorre che la trattenuta sia prevista e legittimata espressamente dall'accordo.
  • In presenza di contestazioni sulla restituzione di beni, il rimedio corretto per il trattenuto che ritiene di avere un credito è agire in sede civile (azione cambiaria o per il credito) e non risolversi unilateralmente trattenendo o alienando i beni, pena la possibile configurazione del reato.
  • In sede di Cassazione, motivazioni reiterative di censure già proposte senza nuovi profili probatori o di diritto possono portare all'inammissibilità del ricorso e a sanzioni economiche per l'autore del ricorso.
  • Per difendersi efficacemente in casi simili, è fondamentale documentare con chiarezza termini e condizioni dell'accordo transattivo (clausole condizionali, modalità di consegna/restauro dei beni, eventuali garanzie) e, se si intende trattenere beni a titolo di garanzia, prevedere espressamente tale facoltà nell'accordo.

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