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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17289/2025 del 08/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione in cassazione dell'ordinanza del Tribunale di Lecce del 05/11/2024 che aveva respinto il riesame del decreto del G.I.P. del 16/09/2024 di sequestro preventivo del compendio aziendale della Barone s.r.l., disposto perché la società sarebbe stata utilizzata per commettere reati di cui all'art. 416-bis c.p. (anche tramite fittizia intestazione). Il ricorrente, agendo in qualità di socio al 16%, deduceva inosservanza ed erronea applicazione di norme penali e manifesta illogicità e carenza motivazionale in relazione all'attualità delle esigenze cautelari (fumus e periculum), alla pertinenzialità del bene sequestrato e ai principi di proporzionalità, adeguatezza e gradualità, denunciando inoltre che la misura sacrificava i diritti dei soci in buona fede e che non erano giustificate ragioni per l'anticipazione dell'effetto ablativo dato che i soci non erano indagati e gli autisti coinvolti non erano più dipendenti della società.

La decisione

La Corte dichiarava il ricorso inammissibile per difetto di legittimazione/interesse: il singolo socio di una società di capitali, non essendo il legale rappresentante e non vantando un diritto alla restituzione immediata del compendio aziendale, manca dell'interesse concreto e attuale richiesto per proporre il riesame reale del sequestro preventivo. La corte ha quindi rigettato il ricorso per inammissibilità e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali; altresì ha disposto il versamento, a titolo equitativo, di euro 3.000 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 1, comma 64, L. n. 103/2017 in relazione all'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Riferimento al reato che giustifica il sequestro preventivo della società quale presunto strumento attraverso cui soggetti indagati avrebbero posto in essere condotte tipiche dell'associazione mafiosa; la norma è indicata come fondamento fattuale del provvedimento cautelare

  • art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.

    Motivo di ricorso per cassazione richiamato dal ricorrente relativo a presunta inosservanza ed erronea applicazione della legge penale

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Motivo di ricorso per cassazione richiamato dal ricorrente relativo a manifesta illogicità, contraddittorietà e mancanza della motivazione del provvedimento impugnato

  • art. 322 cod. proc. pen.

    Disciplina le categorie astratte legittimate a proporre il riesame reale (imputato, la persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla restituzione); la Corte interpreta la norma nel senso che la mera legittimazione astratta non è sufficiente senza l'interesse concreto alla restituzione

  • art. 568, comma 4 cod. proc. pen.

    Richiesto dalla giurisprudenza come requisito di ammissibilità: occorre che chi impugna dimostri un interesse concreto e attuale all'impugnazione, collegato al risultato utile (la restituzione del bene) nelle impugnazioni delle misure cautelari reali

  • art. 2745-bis cod. civ.

    Richiamato per precisare che nella società di capitali la legale rappresentanza spetta all'amministratore e che il singolo socio non ha poteri di rilevanza esterna che giustifichino una richiesta di restituzione del patrimonio sociale

  • art. 2289 cod. civ.

    Citato per ricordare che il socio può sollecitare gli organi sociali o, in caso di inerzia, agire nei confronti degli amministratori o chiedere la liquidazione della quota, ma non può direttamente ottenere la restituzione dei beni sociali

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma relativa alle sanzioni per impugnazioni inammissibili: la Corte ha disposto l'onere per il ricorrente di sostenere le spese processuali ai sensi di tale articolo

  • art. 1, comma 64, L. n. 103/2017

    Consentita la facoltà di aumentare la sanzione oltre il massimo previsto dall'art. 616 c.p.p.; la Corte ha esercitato questa facoltà determinando in via equitativa il versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende

  • art. 591, comma 1, lett. a) cod. proc. pen.

    Richiamato nella disamina delle regole sulle impugnazioni generali: pone limiti all'ammissibilità delle impugnazioni quando manca un interesse concreto e attuale

Massime di principio

  • Il singolo socio di una società di capitali non è automaticamente legittimato a impugnare un sequestro preventivo posto sul patrimonio sociale: per essere ammesso deve dimostrare un interesse concreto e attuale collegato al diritto alla restituzione dell'oggetto sequestrato.
  • Nelle impugnazioni di misure cautelari reali l'interesse all'impugnazione coincide sostanzialmente con la prospettazione di un diritto immediato alla restituzione del bene; la mera posizione di indagato o la titolarità di quote societarie non sono di per sé sufficienti.
  • Se un bene sequestrato è di proprietà della società, il rimedio principale del socio è quello di attivare gli organi sociali (o in caso di inerzia agire contro gli amministratori o chiedere la liquidazione della quota), non l'impugnazione diretta del sequestro a proprio favore.
  • Per contestare un sequestro preventivo di beni aziendali occorre che la parte impugnante produca elementi fattuali e giuridici che dimostrino il rapporto con la cosa e la sussistenza del diritto alla restituzione; senza ciò il ricorso è inammissibile per difetto di interesse.
  • Quando si contesta la sussistenza del fumus e del periculum o la violazione dei principi di proporzionalità, è opportuno che la parte raccolga e documenti specifici elementi contabili, organizzativi o di governance (bilanci, atti societari, deleghe, ruoli) che dimostrino l'assenza di collegamento tra il bene e l'attività illecita o l'esistenza di soluzioni meno invasive.

Testo integrale

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