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Cassazione Civile, Ordinanza n. 00137/2023 del 04/01/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ente pubblico)

La controversia

La controversia nasce da un'ordinanza-ingiunzione con cui un ente territoriale aveva applicato una sanzione pecuniaria per l'asserita abusiva realizzazione di una nuova costruzione in una riserva naturale, in violazione di una disposizione regolamentare richiamata nel provvedimento sanzionatorio. L'interessata aveva proposto opposizione, respinta dal tribunale; aveva poi appellato con atto di citazione, notificato tempestivamente ma depositato in cancelleria dopo la scadenza del termine di impugnazione. La corte d'appello ha dichiarato l'appello inammissibile perché, nel rito applicabile, l'impugnazione doveva essere proposta con ricorso depositato nel termine di legge. In cassazione la ricorrente ha dedotto, con due motivi, che: 1) l'atto introduttivo, se erroneamente formato secondo un rito diverso, produce comunque gli effetti propri del rito scelto; 2) l'appello non poteva essere dichiarato inammissibile perché la sanatoria si sarebbe prodotta in ogni caso, essendo l'atto idoneo a instaurare il contraddittorio e dovendosi applicare la disciplina sulla sanatoria dei vizi processuali. La Corte di cassazione ha ritenuto infondati entrambi i motivi, affermando che, quando il giudizio di opposizione è soggetto al rito del lavoro, l'appello va proposto con ricorso da depositare in cancelleria nei termini di legge; se invece viene usata la citazione, rileva la data del deposito e non quella della notificazione, sicché il deposito tardivo comporta l'inammissibilità. Ha inoltre escluso che la mancata declaratoria dell'inammissibilità alla prima udienza potesse rilevare, poiché la regola invocata dalla ricorrente opera solo nel primo grado.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso, qualificandolo come manifestamente infondato. Ha confermato la decisione della corte d'appello che aveva dichiarato inammissibile, perché tardivo, l'appello proposto con citazione ma depositato oltre il termine perentorio previsto per l'impugnazione nel rito del lavoro. Ha inoltre dato atto dei presupposti per il versamento dell'ulteriore contributo unificato ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002. Nessuna statuizione sulle spese, per difetto di formale resistenza dell'intimata.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 150/2011, art. 6

    Le opposizioni a ordinanza-ingiunzione soggette a questa disciplina seguono il rito del lavoro; da ciò discende che l'appello deve essere proposto nelle forme del ricorso e depositato in cancelleria nei termini di impugnazione.

  • d.lgs. n. 150/2011, art. 7

    Concorre a individuare il rito applicabile al giudizio di opposizione e, quindi, il regime dell'impugnazione.

  • c.p.c., art. 434

    Nel rito del lavoro l'appello deve essere proposto con ricorso depositato in cancelleria; la tempestività va verificata sulla base del deposito del ricorso, non della mera notificazione dell'atto se questo è stato erroneamente formato come citazione.

  • d.lgs. n. 150/2011, art. 4

    Il mutamento del rito può essere disposto entro la prima udienza di comparizione; tale disciplina rileva per il rito da seguire nel prosieguo e per le conseguenze processuali, ma non consente di superare i termini di impugnazione quando il giudizio di primo grado era già correttamente incardinato col rito del lavoro.

  • c.p.c., art. 156, comma 3

    La ricorrente ne invocava la sanatoria per raggiungimento dello scopo, ma la Corte ha escluso che tale norma potesse elidere la tardività dell'impugnazione nel caso concreto.

  • c.p.c., art. 360, n. 3

    Costituisce il parametro formale dei motivi di ricorso per cassazione dedotti per violazione di legge.

  • c.p.c., art. 327

    Richiamato per il termine lungo di impugnazione, applicabile in mancanza di notificazione della sentenza.

  • d.P.R. n. 115/2002, art. 13, comma 1-quater

    La Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato a carico della ricorrente, se dovuto.

  • d.P.R. n. 115/2002, art. 13, comma 1-bis

    È la base del contributo unificato cui si rapporta l'ulteriore importo dovuto in caso di rigetto dell'impugnazione.

Massime di principio

  • Quando un giudizio è soggetto al rito del lavoro, l'impugnazione deve rispettare non solo il termine, ma anche la forma del ricorso con deposito in cancelleria; la mera notificazione di una citazione non basta a salvare l'appello se il deposito avviene dopo la scadenza.
  • Se la legge prescrive il ricorso, la tempestività dell'impugnazione va verificata sulla data del deposito; se invece la legge prescrive la citazione, rileva la data di notificazione.
  • La sanatoria per raggiungimento dello scopo non può essere invocata per superare una decadenza dall'impugnazione derivante dal mancato rispetto del termine di deposito previsto per il rito applicabile.
  • La disciplina del mutamento del rito prevista dal d.lgs. n. 150/2011 opera entro la prima udienza del primo grado e non introduce una regola generale che imponga, a pena di nullità, di dichiarare l'inammissibilità dell'appello entro la prima udienza del grado di impugnazione.
  • Nel sistema delle impugnazioni, la corretta individuazione del rito del primo grado è decisiva per stabilire la forma dell'appello e il criterio di verifica della sua tempestività.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniProve
RamiProcesso civile
SottomaterieAppelloRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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