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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23637/2024 del 12/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Cirrone impugnava il diniego di revoca della misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla p.g., sostenendo che era sopravvenuta la dispensa dal servizio per inidoneità (20/01/2022) e la conseguente cessazione di ogni attività lavorativa (fruizione di trattamento pensionistico e rinuncia al transito nei ruoli civili), fattori tali da escludere il pericolo di reiterazione dei reati a lui contestati (truffa aggravata, induzione indebita e falso, con abuso della qualità di agente della Polizia penitenziaria). Il Tribunale di Palermo aveva rigettato l'appello cautelare ritenendo che la dispensa non escludesse in via assoluta il rischio di recidiva e che la questione fosse già stata valutata in precedenti provvedimenti.

La decisione

La corte ha ritenuto il ricorso fondato per vizio di motivazione dell'ordinanza impugnata. Ha rilevato che il Tribunale aveva affermato contemporaneamente l'incidenza della dispensa sul pericolo di reiterazione e, al tempo stesso, la possibilità teorica di prosecuzione del rapporto di lavoro senza fornire elementi concreti a sostegno di tale possibilità. Perciò l'ordinanza è stata annullata e la causa rinviata al Tribunale di Palermo perché riesamini concretamente se la dispensa dal servizio abbia effettivamente consentito un ulteriore o diverso impiego del ricorrente o se questi sia in quiescenza e, in funzione di ciò, valuti le residue esigenze cautelari.

Norme richiamate

  • art. 309, co.7, c.p.p.

    La corte ha richiamato la norma per indicare la competenza del Tribunale di Palermo al nuovo esame dell'impugnazione dopo l'annullamento dell'ordinanza; la disposizione viene usata in chiave procedurale per la rimessione del giudizio.

Massime di principio

  • La sopravvenuta dispensa dal servizio o la definitiva cessazione dell'attività lavorativa rilevano significativamente nella valutazione del pericolo di reiterazione quando i reati contestati sono collegati alla funzione svolta: se viene meno il presupposto fattuale (es. possibilità di esercitare funzioni che consentono la commissione dei medesimi reati), diminuisce la giustificazione della misura cautelare.
  • Il giudice deve motivare in modo non contraddittorio e con elementi concreti: non è sufficiente enunciare la mera possibilità teorica di prosecuzione del rapporto di lavoro; occorre accertare se il lavoratore sia effettivamente stato rioccupato, sia in quiescenza o percepisca pensione.
  • Se una decisione cautelare precedente ha già considerato la stessa circostanza (es. dispensa dal servizio), il giudice d'appello deve comunque verificare l'eventuale sopravvenienza di fatti nuovi e fornire ragioni specifiche se ritiene che le misure debbano comunque permanere.
  • La prova dello stato di quiescenza o del concreto trasferimento/riimpiego grava sulle parti che ne fanno valere gli effetti: l'esistenza di documentazione amministrativa (provvedimento di dispensa, atti di pensionamento, eventuali atti di nuova assegnazione) è determinante per l'esito della richiesta di revoca.
  • In caso di dubbio realistico circa la possibilità di ripresa di funzioni attinenti ai reati, il giudice deve indicare le "residue esigenze cautelari" concrete che giustificano il mantenimento della misura, evitando valutazioni puramente ipotetiche.

Testo integrale

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