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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37631/2023 del 14/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente chiedeva la concessione di un permesso premio di sei ore nel Comune di Livorno. Il Magistrato di sorveglianza di Livorno aveva rigettato la richiesta; il Tribunale di sorveglianza di Firenze, pur riconoscendo che la pena relativa ai reati ostativi era stata interamente espidata e dunque l'istanza ammissibile, ha rigettato il permesso sul piano del merito ritenendo insufficiente la "revisione critica" del detenuto rispetto ai fatti che avevano determinato il riconoscimento dell'aggravante mafiosa. Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza deducendo: (i) contraddittorietà perché il Tribunale ha riconosciuto l'ammissibilità ma non l'ha enunciata nel dispositivo; (ii) contraddittorietà e motivazione carente rispetto alla relazione di equipe che attestava una piena e matura ammissione di responsabilità, adesione alle attività trattamentali e un avanzato percorso di revisione critica; ha poi contestato l'erronea confusione tra requisito della "regolare condotta" e un presunto obbligo di "ravvedimento".

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato nel secondo motivo e infondato nel primo. Ha confermato che il Tribunale non era tenuto a riportare nel dispositivo la circostanza dell'espiazione delle pene ostative, ma ha annullato l'ordinanza perché la valutazione della "revisione critica" era contraddittoria e non adeguatamente motivata rispetto agli elementi positivi emersi dalla documentazione trattamentale (relazione di equipe, progressi, progettualità). Ha disposto l'annullamento dell'ordinanza impugnata e il rinvio per nuovo giudizio al Tribunale di sorveglianza di Firenze, invitando a riesaminare la domanda tenendo conto dei rilievi esposti e a motivare compiutamente eventuale diniego.

Norme richiamate

  • art. 30-ter, legge 26 luglio 1975, n. 354 (Ordinamento penitenziario)

    "Ai condannati che hanno tenuto regolare condotta ai sensi del successivo comma 8 e che non risultano socialmente pericolosi, il magistrato di sorveglianza, sentito il direttore dell'istituto, può concedere permessi premio di durata non superiore ogni volta a quindici giorni per consentire di coltivare interessi affettivi, culturali o di lavoro"; "La condotta dei condannati si considera regolare quando i soggetti, durante la detenzione, hanno manifestato costante senso di responsabilità e correttezza nel comportamento personale, nelle attività organizzate negli istituti e nelle eventuali attività lavorative o culturali"

    La norma stabilisce tre presupposti per la concedibilità dei permessi premio: regolare condotta, assenza di pericolosità sociale e funzionalità del permesso rispetto a interessi affettivi/culturali/lavorativi. "Regolare condotta" è definita in termini di responsabilità e correttezza durante la detenzione; la pericolosità sociale va valutata con maggiore rigore per reati gravi e con fine pena lontano, tenendo conto della presenza o meno di elementi indicativi di revisione critica del passato comportamento deviante.

  • Corte costituzionale, sentenza n. 504 del 1995

    Richiamata per sottolineare la funzione pedagogico-propulsiva e premiale dei permessi premio come parte integrante del trattamento rieducativo.

  • Giurisprudenza della Cassazione (segnalate: Sez.1, n.36456/2018 Corrias; Sez.1, n.11581/2013 Grillo; Sez.1, n.5505/2016 Patacchiola)

    Precedenti che chiariscono i criteri di valutazione per i permessi premio: necessità di valutare coerenza del permesso con il trattamento e i tre requisiti richiesti; richiesta di maggior rigore nella valutazione della pericolosità sociale per reati particolarmente gravi o con fine pena lontano, e l'importanza di elementi indicativi di revisione critica.

Massime di principio

  • La concessione del permesso premio richiede la verifica congiunta di tre presupposti: regolare condotta, assenza di pericolosità sociale e funzionalità del permesso rispetto a interessi affettivi/culturali/lavorativi.
  • La completa espiazione della parte della pena relativa a reati ostativi rende ammissibile l'istanza, ma non determina automaticamente la concessione del permesso: occorre valutare il merito rispetto ai tre requisiti.
  • La "revisione critica" del detenuto va valutata sulla base di elementi concreti e documentati (relazioni dell'Equipe trattamentale, partecipazione e risultati nelle attività trattamentali, progettualità futura); un diniego non può fondarsi su affermazioni generiche o sulla mera invocazione di un periodo di osservazione addizionale privo di riscontri fattuali.
  • La regolare condotta ai sensi dell'art. 30-ter comma 8 si realizza con costante senso di responsabilità e correttezza nel comportamento personale e nelle attività carcerarie; non è necessario un concetto formale di "ravvedimento" oltre la regolare condotta, se la documentazione mostra adesione e presa di responsabilità.
  • Nel decidere sui permessi per detenuti condannati per reati gravi o con fine pena lontano, il giudice deve motivare con maggiore rigore l'eventuale negativa valutazione della pericolosità sociale, indicando i concreti elementi ostativi.
  • Se la motivazione del diniego risulta contraddittoria o non confronta adeguatamente gli elementi favorevoli emersi dagli atti, è ragionevole l'annullamento con rinvio per nuovo esame da parte dell'organo giudicante.

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