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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12842/2024 del 28/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso deduce il difetto della condizione di procedibilità del delitto di furto in seguito alla riforma (cd. riforma Cartabia) che ha trasformato il delitto in punibile a querela della persona offesa; in particolare si contesta che la denuncia/querela orale del 18/07/2017 non contenga una certa e inequivocabile istanza punitiva della persona offesa, elemento necessario per la procedibilità alla luce del nuovo regime.

La decisione

Il motivo è stato ritenuto fondato. La Corte di legittimità, dopo aver esaminato gli atti, ha rilevato l'assenza di una manifesta e inequivocabile volontà punitiva nella denuncia/querela del 18/07/2017; non essendovi elementi per pronunciarsi ai sensi dell'art. 129, comma 2, c.p.p., è stata dichiarata la mancanza della condizione di procedibilità. Conseguentemente la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio per improcedibilità e l'azione penale non può essere proseguita.

Norme richiamate

  • d.lgs. 150/2022 (riforma Cartabia), art. 2 comma 1 lett. 1)

    "Il delitto è punibile a querela della persona offesa. Si procede, tuttavia, d'ufficio se la persona offesa è incapace, per età o per infermità, ovvero se ricorre taluna delle circostanze di cui all'articolo 625, numeri 7, salvo che il fatto sia commesso su cose esposte alla pubblica fede, e 7-bis)"

    La norma ha trasformato il furto in delitto procedibile a querela, stabilendo limiti alla procedibilità d'ufficio solo nelle ipotesi tassativamente indicate (incapacità della persona offesa o circostanze aggravanti indicate dall'art. 625).

  • art. 624 cod. pen. (previgente terzo comma)

    Richiamato come testo previgente sostituito dalla riforma: il terzo comma è stato innovato dal d.lgs. 150/2022, con conseguente modifica del regime di procedibilità del reato di furto.

  • art. 625 cod. pen. (numeri 7 e 7-bis)

    Richiamato per individuare le circostanze in presenza delle quali la procedibilità resta d'ufficio anche dopo la riforma (ad es. alcune aggravanti), salvo l'eccezione per i casi relativi a cose esposte alla pubblica fede.

  • art. 129 comma 2 cod. proc. pen.

    Richiamato come possibile strumento interpretativo: consente, se sussistono elementi, di valutare se una denuncia contenga comunque una istanza punitiva equivalente alla querela; nel caso concreto il giudice ha ritenuto che gli atti non fornivano elementi per una pronuncia ai sensi di tale disposizione.

Massime di principio

  • Dopo la riforma Cartabia il delitto di furto è in linea di principio procedibile solo a querela della persona offesa; pertanto la presenza di una querela chiara e inequivocabile è condizione di procedibilità.
  • Una denuncia/querela orale o formale che non esprima certo e inequivocabile intento punitivo della persona offesa può risultare insufficiente per la procedibilità; in tali casi il giudice deve accertare l'insussistenza della condizione e dichiarare l'improcedibilità.
  • Il giudice di legittimità può consultare gli atti per accertare vizi di procedura (error in procedendo) e verificare l'effettiva sussistenza della condizione di procedibilità anche in sede di ricorso per cassazione.
  • Solo nelle ipotesi tassativamente indicate (persona offesa incapace o ricorrenza delle circostanze di cui all'art. 625, nn. 7 e 7-bis) la procedibilità resta d'ufficio; va dunque verificata l'applicabilità di tali eccezioni caso per caso.
  • Se dagli atti emergono elementi tali da consentire una pronuncia di equivalenza ai sensi dell'art. 129, comma 2, c.p.p., la mancanza di una formale querela può essere superata; in mancanza di tali elementi l'azione penale è improcedibile.
  • Per evitare rischi di improcedibilità, è consigliabile che la persona offesa formuli espressa e documentata querela/istanza di punizione (meglio se scritta) quando la fattispecie rientra tra i reati a querela dopo la riforma.

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