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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16393/2024 del 18/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione contro l'ordinanza del Tribunale di Lecce che confermava la custodia in carcere. Il ricorrente contestava: 1) l'insussistenza della gravità indiziaria e la mancanza di motivazione in relazione al reato di estorsione, sostenendo che mancassero due elementi costitutivi del reato, la minaccia e il danno ingiusto (assenza di frasi minacciose e mancata prova della conclusione della trattativa o di una diminuzione patrimoniale); 2) l'erronea applicazione della circostanza aggravante del metodo mafioso, deducendo che i rapporti sociali con la famiglia Cesario non integravano logiche associative mafiose (riferimento a vicende passate del padre e a contiguità non criminale); 3) la carenza della motivazione sulle esigenze cautelari, con la doglianza che non siano state provate concrete esigenze di pericolo, che i precedenti siano attinenti a fatti diversi e che non sia stata spiegata l'inefficacia di misure meno afflittive. In data 19/3/2024 è stata depositata memoria con motivi aggiunti che insistevano sull'esclusione dell'aggravante mafiosa.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondati i primi due motivi perché riproponevano valutazioni di merito già compiutamente motivate dal Tribunale del riesame: l'ordinanza impugnata aveva analizzato le intercettazioni e motivato come dalle conversazioni emergessero minacce larvate e la pressione su De Nuzzo, che aveva effettivamente rinunciato alla locazione nonostante avesse "chiuso già" e incaricato un tecnico. La Corte ha richiamato il limite del sindacato di legittimità sulle misure cautelari (verifica solo di manifesta illogicità o violazione di norme). Anche il motivo relativo alle esigenze cautelari è stato ritenuto infondato: essendo il reato aggravato dal metodo mafioso, opera una presunzione relativa di sussistenza delle esigenze cautelari ai sensi dell'art. 275, comma 3, c.p.p.; il Tribunale ha inoltre considerato il contesto fattuale, la recenza del reato, precedenti provvedimenti restrittivi nel novembre 2023 e la prognosi negativa circa il rispetto di misure meno afflittive. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Norma che disciplina il motivo di ricorso per vizio di motivazione in Cassazione; la Corte ricorda che può sindacare la motivazione solo per manifesta illogicità o violazione di legge, non per una diversa valutazione di merito.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Riguarda la gravità indiziaria richiesta per le misure cautelari: la Corte precisa che l'eventuale insussistenza dei gravi indizi è sindacabile in Cassazione solo se si traduce in violazione normativa o manifesta illogicità della motivazione.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Norma generale sulle esigenze cautelari; la Corte sottolinea che, però, per i reati aggravati dal metodo mafioso prevalgono le disposizioni speciali (art. 275, comma 3).

  • art. 275, comma 3 cod. proc. pen.

    Prevede la circostanza aggravante del metodo mafioso e determina una presunzione relativa di sussistenza delle esigenze cautelari; la Corte ha ritenuto che tale presunzione non fosse stata efficacemente superata dalla difesa.

  • art. 299, comma 2 cod. proc. pen.

    Richiamata per precisare che la clausola di esclusione non consente semplicemente di presumere l'assenza del pericolo per il mero decorso del tempo; la Corte richiama giurisprudenza che sottolinea la difficoltà di superare la presunzione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente alla Corte di cassazione di condannare il ricorrente al pagamento delle spese e, se ricorre colpa nella determinazione dell'inammissibilità, al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende; applicata per l'ammenda di euro 3.000.

Massime di principio

  • In sede di cassazione avverso provvedimenti cautelari la Corte esercita un sindacato limitato: verifica la presenza di vizi logici o violazioni di legge nella motivazione, non rivede la valutazione delle prove né elabora una diversa ricostruzione dei fatti.
  • Conversazioni intercettate che producono un effetto intimidatorio percepito dalla persona offesa (anche se le minacce non sono esplicite) possono integrare la minaccia ai fini dell'estorsione se il destinatario reagisce rinunciando a un vantaggio o subendo una diminuzione patrimoniale.
  • La qualificazione del fatto con la circostanza aggravante del metodo mafioso attiva una presunzione relativa di necessità della custodia cautelare: spetta alla difesa produrre elementi concreti per superare tale presunzione, non al giudice del riesame dimostrare in positivo l'esistenza del pericolo.
  • Per contrastare efficacemente misure cautelari fondate su circostanze aggravanti/methodo mafioso, la difesa deve documentare in modo specifico e probante la mancanza di collegamenti mafiosi attuali, l'assenza di concretezza del pericolo e la fattibilità di misure meno afflittive, oltre a contestare eventuali valutazioni probatorie con elementi nuovi.
  • Precedenti recenti o altri provvedimenti restrittivi e profili di personalità dell'indagato (prognosi negativa) rafforzano la motivazione a favore della custodia in carcere; la mera distanza temporale dagli eventi passati non è di per sé sufficiente a escludere il pericolo quando opera la presunzione di cui all'art. 275, comma 3.

Testo integrale

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