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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3148/2024 del 26/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte di appello che lo aveva condannato per il reato di truffa: contestava l'insussistenza degli artifici e raggiri (sosteneva di avere solo suggerito soluzioni tecniche successive, non ingannato la parte offesa), l'assenza di prova della sua consapevolezza dell'abusività della tettoia, l'erronea interpretazione del contratto preliminare (pergolato vs tettoia) e la mancata configurabilità di un ingiusto profitto, atteso che in sede civile aveva poi restituito il doppio della somma percepita e l'abuso sarebbe di esigue proporzioni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto pacificamente accertato l'abuso edilizio tramite consulenza tecnica e documentazione bancaria; ha ritenuto provata la consapevolezza del ricorrente (costruttore che aveva realizzato l'opera) e gli artifici/raggiri (asserzioni sulla regolarità urbanistica poi smentite e tentativi di sanatoria/ulteriori interventi). Ha confermato che la restituzione successiva in sede civile non annulla la rilevanza penale dell'ottenimento indebito. Per tali ragioni ha respinto il ricorso come infondato e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende e alla rifusione di euro 4.000 per spese di rappresentanza e difesa della parte civile, oltre agli accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 640 c.p. (truffa)

    La Corte ha ravvisato gli elementi del reato di truffa: artifici e raggiri, induzione in errore della persona offesa e ottenimento di un ingiusto profitto tramite caparra.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (concetto di "doppia conformità")

    Sez. 4, n. 4060 del 12/12/2013; Sez. 4, n. 44765 del 22/10/2013

    La doppia conformità delle decisioni di merito limita la sindacabilità in cassazione del vizio di travisamento della prova: il ricorso deve dimostrare un travisamento macroscopico per poter essere accolto.

Massime di principio

  • La dichiarazione di regolarità urbanistica da parte del venditore, se falsa e determinante per la decisione di acquistare, può costituire artificio/induzione in errore ai fini della truffa.
  • La qualifica formale della struttura nel preliminare (es. 'pergolato' vs 'tettoia') può essere valutata dal giudice come indizio di malafede se il venditore era consapevole della reale carenza di conformità.
  • La mera restituzione della somma ottenuta in sede civile (anche duplicata) non esclude automaticamente la responsabilità penale: l'elemento soggettivo e l'ottenimento illecito al momento della condotta restano rilevanti.
  • La conoscenza tecnica del bene da parte del venditore (es. essere il costruttore) accresce la probabilità di ritenere la sua consapevolezza dell'abuso edilizio.
  • In sede di cassazione, quando giudici di primo e secondo grado convengono nella valutazione probatoria (doppia conformità), è molto difficile ottenere l'annullamento per travisamento della prova senza mostrare un errore macroscopico.
  • Per difendersi efficacemente in casi simili è importante produrre prove tecniche contrarie (CTU, documentazione comunale) e dimostrare l'assenza di intenzione ingannevole o che le affermazioni non erano decisive per il consenso all'acquisto.

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