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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17873/2022 del 04/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso denunciava due vizi: 1) violazione degli artt. 161 e 179 c.p.p. per mancata valida citazione dell'imputato al giudizio di appello: il decreto di citazione era stato notificato tramite PEC con consegna di copia ad un difensore d'ufficio presso il cui studio Di Stefano aveva eletto domicilio nella fase delle indagini, domiciliamento poi revocato; non risultava provata un'effettiva instaurazione di rapporto professionale con quel difensore, sicché la notifica non poteva essere considerata idonea a ritenersi efficace nei confronti dell'imputato; 2) violazione dell'art. 178 c.p.p. e dell'art. 23 del d.l. 28/10/2020, n.137 per la comunicazione via PEC al difensore delle conclusioni scritte del Procuratore generale senza rispetto del termine di dieci giorni previsto per consentire la verifica e le controdeduzioni del difensore.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo fondato il primo motivo: ha affermato che la sola elezione di domicilio presso un difensore d'ufficio non è sufficiente a considerare valida la citazione se non è dimostrata l'effettiva instaurazione del rapporto professionale e la conoscenza del procedimento da parte dell'imputato. Per tale ragione la sentenza impugnata è stata annullata e la causa rinviata per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di appello di Milano. L'esame del secondo motivo è stato assorbito dall'accoglimento del primo.

Norme richiamate

  • art. 161 cod. proc. pen.

    Disciplina le modalità di notifica e consegna di copie degli atti. La Corte rileva che la mera consegna di copia al difensore non è sufficiente se non provata l'effettiva relazione professionale e la conoscenza dell'imputato

  • art. 179 cod. proc. pen.

    Riguarda la citazione per il giudizio. La Corte interpreta la norma nel senso che la citazione deve assicurare che l'imputato abbia effettiva conoscenza del procedimento; l'elezione di domicilio presso un difensore d'ufficio non vale automaticamente a questo fine

  • art. 178 cod. proc. pen.

    Stabilisce termini per il deposito e la comunicazione degli atti e delle conclusioni. Nel caso la presunta violazione di tale norma (sui termini per le conclusioni) è stata ritenuta assorbita dall'annullamento per vizio di notifica

  • art. 23 del d.l. 28/10/2020, n.137

    Norma emergenziale che ha inciso sulle procedure di comunicazione telematica (PEC). La Corte richiama il termine di dieci giorni previsto per consentire al difensore di esaminare le conclusioni della pubblica accusa prima di formulare le proprie osservazioni

Massime di principio

  • La notifica o citazione tramite difensore è valida solo se è provata l'effettiva instaurazione del rapporto professionale: la mera elezione di domicilio presso un difensore d'ufficio non garantisce automaticamente la conoscenza dell'atto da parte dell'imputato
  • Il giudice deve verificare, anche d'ufficio, l'effettiva ricezione dell'atto dall'imputato o l'esistenza di un rapporto professionale tale da escludere che l'imputato sia stato ignaro o si sia sottratto volontariamente alla notificazione
  • Le violazioni relative alle modalità di comunicazione o ai termini di deposito delle conclusioni (es. invio PEC senza rispetto del termine di 10 giorni) possono dare luogo a censura, ma il giudizio di cassazione può assorbire tali motivi se decide per altre nullità decisive
  • In caso di notifica irregolare al domicilio eletto in fase di indagine, l'annullamento con rinvio per nuovo giudizio è la conseguenza ordinaria, per garantire il diritto di difesa e il contraddittorio effettivo
  • Per i difensori: è consigliabile documentare il concreto svolgimento dell'incarico difensivo e mantenere evidenza delle comunicazioni con il cliente quando viene eletto domicilio presso lo studio professionale, per evitare che una successiva contestazione annulli atti processuali

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