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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47365/2024 del 23/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del GIP del 23/08/2024 che aveva disposto, su istanza ex art. 20-bis cod. pen., la sostituzione della pena con detenzione domiciliare; il Procuratore deduceva violazione di legge perché il GIP di Trani avrebbe deciso nonostante fosse incompetente ai sensi dell'art. 665, comma 2, cod. proc. pen., dovendo essere considerata, ai fini della competenza, la sentenza irrevocabile della Corte d'appello di Bari del 04/11/2022 che aveva riformato il primo grado riconoscendo le circostanze attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore ritenendolo fondato: ha rilevato che la sentenza irrevocabile della Corte d'appello di Bari del 04/11/2022 aveva riformato la decisione di primo grado riconoscendo le circostanze attenuanti generiche, pertanto, ai sensi dell'art. 665, comma 2, cod. proc. pen., la competenza per l'istanza ex art. 20-bis spettava alla Corte d'appello di Bari. Il GIP di Trani avrebbe dovuto dichiarare la sua incompetenza. Di conseguenza la Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte d'appello di Bari per l'ulteriore corso.

Norme richiamate

  • art. 20-bis cod. pen.

    Norma invocata dall'interessato per chiedere la sostituzione della pena con modalità alternative (qui detenzione domiciliare); nella sentenza la norma è la base procedurale dell'istanza, ma la Corte valuta la competenza del giudice a decidere su tale istanza.

  • art. 665, comma 2, cod. proc. pen.

    Regola la competenza per le questioni esecutive: se la sentenza di appello ha elaborato sostanzialmente la pronuncia di primo grado (ad es. concedendo le circostanze attenuanti generiche), la competenza per l'esecuzione è del giudice d'appello; applicata per dichiarare l'incompetenza del GIP di Trani.

  • Cass. pen., Sez. 1, n. 34578 del 12/07/2017 (Morelli)

    "In tema di esecuzione, sussiste la competenza del giudice d'appello, ai sensi dell'art. 665, comma 2, cod. proc. pen., qualora tale giudice, in sede di cognizione, abbia concesso le circostanze attenuanti generiche, trattandosi di un intervento che opera una elaborazione sostanziale della pronuncia del primo giudice, incidente soltanto in via indiretta sulla misura della pena"

    Giurisprudenza consolidata che conferma il principio per cui la concessione delle circostanze attenuanti generiche dalla Corte d'appello trasferisce la competenza per le questioni esecutive al giudice d'appello.

Massime di principio

  • Quando la sentenza di appello ha modificato sostanzialmente il giudizio di primo grado (ad es. riconoscendo circostanze attenuanti generiche), la competenza per le questioni di esecuzione spetta al giudice d'appello ai sensi dell'art. 665, comma 2, cod. proc. pen.
  • Il Giudice per le indagini preliminari che si trovi ad esaminare un'istanza esecutiva deve verificare quale sia la sentenza irrevocabile che determina la competenza: se sia quella di primo grado o quella d'appello; in caso di incompetenza deve dichiararla e trasmettere gli atti.
  • Se il giudice incompetente decide comunque la questione esecutiva, la decisione può essere annullata dalla Cassazione e gli atti trasmessi al giudice competente senza rinvio.
  • Le parti e il pubblico ministero devono accertare preventivamente quale sia il titolo definitivo che ha inciso sulla determinazione della pena (anche per effetto di riconoscimento di attenuanti) prima di proporre o difendersi in istanze esecutive.
  • Il ricorso in Cassazione per violazione di legge è lo strumento appropriato per contestare il difetto di competenza del giudice dell'esecuzione quando la regola di competenza prevista dall'art. 665, comma 2, c.p.p. è stata travalicata.

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