Sentenza n. 863/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 3
per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima) n. 12264/2022, resa tra le parti;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: sentenza del TAR Lazio che aveva respinto il ricorso contro il diniego di concessione della cittadinanza italiana per ragioni di sicurezza
Esito
La controversia
L'appellante contestava il diniego ministeriale della cittadinanza italiana, motivato dall'emersione di elementi ritenuti idonei a non escludere possibili pericoli per la sicurezza della Repubblica. Deduceva l'erroneità della sentenza di primo grado e, nei confronti del provvedimento amministrativo, violazione dell'art. 3 della legge n. 241/1990, difetto assoluto di motivazione, eccesso di potere, travisamento dei fatti, ingiustizia manifesta, disparità di trattamento e violazione del principio di uguaglianza. L'appellante sosteneva che le informazioni successivamente ostese dal Ministero fossero generiche e non verificabili: l'appartenenza alla corrente sunnita wahabita, i rapporti controindicati con un cittadino pakistano ritenuto coinvolto nel favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e nell'usura, nonché la presentazione delle dichiarazioni dei redditi da parte di uno studio professionale ritenuto compiacente. Deduceva inoltre che non appartenesse alla corrente wahabita, che la sua situazione fosse analoga a quella dei fratelli ai quali la cittadinanza era stata concessa e che l'espressione "rapporti controindicati" non consentisse di comprendere natura, tempi e contenuto delle frequentazioni. Contestava anche la mancata audizione procedimentale e la ritenuta applicabilità dell'art. 6 della legge n. 91/1992 esclusivamente alle domande di cittadinanza per matrimonio.
La decisione
Il Consiglio di Stato non ha esaminato nel merito i motivi d'appello né verificato la legittimità del diniego. Preso atto della comunicazione del Ministero dell'Interno secondo cui, nelle more del giudizio, era stata concessa all'appellante la cittadinanza italiana, ha dichiarato cessata la materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a., per il venir meno dell'interesse alla decisione sulla controversia. Le spese di lite sono state compensate tra le parti, in considerazione della natura della controversia.
Norme richiamate
art. 34, comma 5, c.p.a.
cessata la materia del contendere
La sopravvenuta concessione della cittadinanza italiana, oggetto della controversia, ha eliminato l'interesse alla decisione sul diniego impugnato e imposto la dichiarazione di cessazione della materia del contendere.
art. 8, comma 1, l. 91/1992
la domanda ... può essere riproposta dopo cinque anni dall'emanazione del diniego
Richiamato nel contenuto della sentenza di primo grado quale possibilità di ripresentare la domanda di cittadinanza dopo il diniego; la questione non è stata esaminata dal Consiglio di Stato.
art. 6 l. 91/1992
Richiamato nel motivo relativo alla mancata applicazione della disposizione alla domanda di naturalizzazione per residenza; il Consiglio di Stato non ha deciso la questione nel merito.
art. 3 l. 241/1990
Invocato dall'appellante per contestare il difetto di motivazione del diniego; il motivo non è stato esaminato a causa della cessazione della materia del contendere.
Massime di principio
- Quando, nelle more del giudizio avente a oggetto un diniego di cittadinanza, l'amministrazione concede la cittadinanza richiesta, viene meno l'interesse alla decisione sull'impugnazione e il giudice amministrativo dichiara cessata la materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a.
- La dichiarazione di cessata materia del contendere per sopravvenuta concessione della cittadinanza non comporta una pronuncia sulla legittimità del precedente diniego né sui motivi di ricorso o d'appello dedotti contro di esso.
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