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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36405/2025 del 07/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza di appello che ha rideterminato la pena a ciascuno in anni 3 e mesi 4 di reclusione per cinque bancarotte fraudolente. Scaringella ha contestato il rifiuto della sostituzione della pena detentiva con pene sostitutive (richiamando gli artt. 20-bis e 53 della legge n. 689/1981), sostenendo che la Corte territoriale abbia applicato erroneamente un limite di pena di anni 3 per la detenzione domiciliare non più vigente ratione temporis. De Laurentis ha proposto due motivi: (1) vizio di motivazione e illegittima quantificazione della pena base e degli aumenti (si lamenta una duplicazione degli aumenti per continuazione e per aggravante ad effetto speciale, con riferimento all'art. 219 legge fallimentare), (2) identica doglianza sulla negata sostituzione della pena detentiva.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi nei limiti indicati. Sul punto della dosimetria (motivo proposto da De Laurentis) la Cassazione lo ha ritenuto infondato: il giudice di merito ha adeguatamente motivato la quantificazione della pena e non si è configurata una reformatio in peius né una duplicazione degli aumenti, atteso che la Corte d'appello ha operato un nuovo giudizio di comparazione più favorevole e ha applicato l'aumento per continuazione (art. 81 c.p.) e non l'aggravante speciale prevista dall'art. 219 l. fall. Invece, sul rifiuto della sostituzione della pena detentiva (motivo comune), la Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso: la Corte territoriale aveva negato la sostituzione motivando che i limiti di pena per l'accesso alla detenzione domiciliare erano anni 3 ai sensi dell'art. 53 l. 689/1981, ma la norma applicabile ratione temporis (art. 95 del d.lgs. n. 150/2022) aveva innalzato tale limite a 4 anni; siccome il diniego si fondava unicamente su un limite ritenuto erroneo, la sentenza è stata annullata limitatamente a tale profilo e rinviata ad altra sezione della Corte d'appello di Bari per nuovo esame sulla sostituzione della pena. La restante parte della sentenza è stata confermata.

Norme richiamate

  • art. 20-bis legge n. 689/1981

    Richiamato dalla difesa in relazione al regime sanzionatorio e alle pene sostitutive; la Corte non si è soffermata a cambiare interpretazione della norma ma ha esaminato il corretto limite applicabile ratione temporis.

  • art. 53 legge n. 689/1981

    La Corte territoriale aveva ritenuto superato il limite per la detenzione domiciliare in anni 3; la Cassazione ha invece ricordato che, per il periodo ratione temporis, va applicata la formulazione derivante dall'art. 95 del d.lgs. n. 150/2022 che individua il limite in anni 4, rendendo illegittimo il diniego basato sul limite di 3 anni.

  • art. 95 d.lgs. n. 150/2022

    Norma considerata applicabile ratione temporis per stabilire il nuovo limite (4 anni) per la detenzione domiciliare; la sua applicazione ha reso fondato il motivo relativo alla sostituzione della pena.

  • art. 219 legge fallimentare

    Riferito all'unificazione sanzionatoria dei reati fallimentari; la Corte ha ritenuto che la prima valutazione di unificazione fatta dal giudice di prime cure non comporti una duplicazione degli aumenti quando il giudice d'appello ridetermina la base sanzionatoria applicando la continuazione ai sensi dell'art. 81 c.p.

  • art. 81 cod. pen.

    Applicato dalla Corte d'appello quale titolo giuridico per l'aumento da continuazione fra reati collegati a procedure fallimentari diverse; la Cassazione ha ritenuto corretta l'applicazione di tale disciplina e che non costituisca duplicazione rispetto a precedenti incrementi riconducibili ad altro titolo.

  • artt. 132 e 133 cod. pen.

    Richiamati dalla Cassazione a fondamento della discrezionalità del giudice nella determinazione della pena e degli obblighi motivazionali: la motivazione sintetica è sufficiente se indica gli elementi ritenuti rilevanti e la scelta è prossima al minimo edittale.

Massime di principio

  • Se nel periodo pertinente è intervenuta una riforma che modifica i limiti soglia per l'accesso a misure alternative alla detenzione, il giudice deve applicare la normativa vigente ratione temporis; un diniego motivato unicamente su un limite ormai superato è annullabile.
  • La determinazione della pena è prerogativa del giudice di merito: in sede di legittimità la valutazione è sindacabile solo se viziata da arbitrio o motivazione insufficiente; una motivazione sintetica che richiami i criteri dell'art. 133 cod. pen. può essere sufficiente, specie quando la pena è prossima al minimo edittale.
  • La reformatio in peius impedisce un trattamento sanzionatorio complessivamente peggiorativo, ma non vieta che il giudice d'appello ricomponendo i singoli elementi della pena determini una struttura diversa purché nel complesso non risulti più gravosa e non vi sia duplicazione ingiustificata di aumenti.
  • La continuazione (art. 81 c.p.) e le aggravanti con effetto speciale sono distinti titoli di irrogazione della pena: l'applicazione dell'uno non implica necessariamente una duplicazione illegittima se, in concreto, il giudice spiega e distingue le ragioni del diverso coordinamento.
  • Se la Corte d'appello rigetta una richiesta di sostituzione delle misure sulla base di un parametro di legge, il ricorrente deve verificare e segnalare eventuali modifiche normative intervenute per ottenere la rinnovazione del giudizio sul punto.

Testo integrale

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