Cassazione Penale, Ordinanza n. 11372/2025 del 20/03/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo che le doglianze investissero soltanto il trattamento sanzionatorio e che la sentenza impugnata fosse adeguatamente motivata. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
Il ricorso per cassazione è stato proposto avverso la sentenza della Corte d'appello di Bologna del 9 aprile 2024. Dal testo dell'ordinanza emerge che i motivi dedotti attengono esclusivamente alla determinazione del trattamento punitivo, ossia alla misura della pena o comunque al suo assetto sanzionatorio. La Corte rileva che tali censure non sono consentite in sede di legittimità nel caso di specie, poiché la decisione impugnata è sorretta da motivazione sufficiente e non illogica e da adeguato esame delle deduzioni difensive sul punto.
Massime di principio
- In sede di legittimità non sono ammissibili censure che si risolvano nella mera contestazione della determinazione del trattamento punitivo, quando la decisione impugnata sia sorretta da motivazione sufficiente e non manifestamente illogica.
- Il ricorso per cassazione è inammissibile quando le doglianze non introducono un vizio scrutinabile in sede di legittimità ma mirano soltanto a una diversa valutazione del trattamento sanzionatorio.
- La correttezza della motivazione sulla pena, se adeguata e priva di illogicità manifeste, impedisce l'accoglimento di motivi che si limitino a sollecitare una rivalutazione del merito sanzionatorio.
Come è indicizzato
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