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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9972/2023 del 09/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza d'appello che aveva confermato la sua condanna per i reati di cui agli artt. 497-bis e 477-482 c.p., articolando due motivi: (1) omissione nell'escludere la recidiva riconosciuta in primo grado; il difensore sosteneva che la Corte d'appello avrebbe potuto escludere d'ufficio la recidiva con riflessi sul termine prescrizionale (art. 129 c.p.p.); (2) mancata assunzione della deposizione del teste Bisi, che in primo grado era stata ammessa ex art. 507 c.p.p. e poi revocata, e che secondo il ricorrente sarebbe prova decisiva.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il primo motivo inedito e generico, osservando che il giudice d'appello non può escludere la recidiva riconosciuta in primo grado in assenza di specifico motivo di gravame e che la questione non rientra tra le deroghe al principio devolutivo previste dall'art. 597, comma 5, c.p.p.; ha ritenuto il secondo motivo manifestamente infondato, rilevando la mancata dimostrazione della decisività della prova e affermando che la revoca di una precedente ammissione d'ufficio di prova, adeguatamente motivata per raggiunta completezza del quadro istruttorio, non è sindacabile in sede di legittimità. Per effetto della declaratoria di inammissibilità il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di Euro 3.000 a favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 497-bis cod. pen.

    Norma sostanziale relativa al reato per cui l'imputato è stato condannato; citata come capo di imputazione confermato in appello.

  • artt. 477-482 cod. pen.

    Previsioni penali relative agli altri capi d'imputazione (capi B e C) per i quali è stata confermata la condanna.

  • art. 597, comma 5, cod. proc. pen.

    Norma sul principio devolutivo delle impugnazioni: la Corte osserva che le deroghe a tale principio sono tassative e che l'esclusione della recidiva da parte dell'appello non è prevista tra le ipotesi di intervento d'ufficio del giudice d'appello.

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente in ordine agli effetti della recidiva sul computo del termine prescrizionale; la Corte ha però ritenuto che la questione non fosse devoluta in appello e quindi non meritevole di accoglimento.

  • art. 507 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina l'ammissione d'ufficio di mezzi di prova; la Corte ha ritenuto legittima la revoca dell'ammissione precedentemente disposta se adeguatamente motivata nella prospettiva della completezza del quadro istruttorio.

  • art. 23, comma 8, legge n. 176 del 2020

    Norma procedurale richiamata per la trattazione del ricorso nelle forme previste (trattazione senza intervento delle parti).

Massime di principio

  • Il giudice d'appello non può modificare elementi decisivi dello stato accusatorio (come l'aggravante della recidiva) se l'imputato non ha specificamente impugnato tale punto: il principio devolutivo è tassativo e le deroghe sono escluse salvo espressa previsione normativa.
  • Per opporre con successo l'esclusione della recidiva in sede d'appello è necessario che la questione sia adeguatamente dedotta e motivata nel motivo di gravame; argomentazioni generiche sono inammissibili.
  • La revoca, adeguatamente motivata, dell'ammissione di una prova disposta d'ufficio non è sindacabile in sede di legittimità quando il giudice ritiene raggiunta la completezza del quadro istruttorio; chi contesta tale revoca deve dimostrare la rilevante decisività della prova.
  • In sede di ricorso in Cassazione è essenziale specificare in che modo gli errori denunciati abbiano inciso sul giudizio di merito e sulla decisione, indicando elementi concreti e non soltanto profili giuridici astratti.
  • Quando si prospettano profili che incidono sulla prescrizione, occorre collegare chiaramente la questione (es. recidiva) agli effetti prescrizionali e dedurre in modo preciso come la diversa qualificazione avrebbe modificato il decorso o l'estinzione del reato.

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