Sentenza n. 472/2026 - Latina, Sezione 1
per l'annullamento dell'ordinanza di demolizione n. -OMISSIS-prot. -OMISSIS- a firma del Dirigente del Dipartimento Riqualificazione Urbana del Comune di -OMISSIS-, avente ad oggetto la demolizione e ripristino dello stato dei luoghi di opere realizzate abusivamente presso la proprietà sita nel Comune di -OMISSIS-, nonché di tutti gli atti comunque connessi, presupposti e/o consequenziali;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi relativa a un ripostiglio realizzato mediante chiusura in muratura di una porzione del balcone
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente ha impugnato l'ordinanza di demolizione deducendo: difetto di motivazione e mancata allegazione della notizia di reato richiamata per relationem; difetto di istruttoria, travisamento dei fatti e inesistenza dei presupposti, per avere il Comune recepito il verbale della Polizia Municipale senza svolgere un autonomo sopralluogo; omessa motivazione sull'interesse pubblico attuale alla demolizione, considerato il lungo tempo trascorso dalla realizzazione dell'opera e le sue ridotte dimensioni; genericità e contraddittorietà dell'ordine, per mancata individuazione precisa della consistenza e volumetria del manufatto; infine, travisamento e carenza istruttoria in ordine al richiamo della normativa paesaggistica, ritenuta non pertinente rispetto a un provvedimento fondato su ragioni urbanistiche. L'opera consisteva in un ripostiglio di circa 1,80 per 0,85 metri e altezza di 2,40 metri, realizzato sul balcone in assenza di titolo edilizio e in area soggetta a vincolo paesaggistico e sismico.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso. Ha ritenuto infondate le prime quattro censure, rilevando che l'ordinanza descriveva con precisione l'opera, le sue misure e la collocazione, consentendo alla ricorrente di comprendere pienamente l'abuso contestato. L'atto indicava inoltre le norme edilizie e vincolistiche violate. Il Comune poteva fondarsi sugli accertamenti della Polizia Municipale, il cui verbale costituisce atto interno recepibile nel provvedimento conclusivo, senza necessità di un ulteriore autonomo sopralluogo, trattandosi di attività repressiva vincolata conseguente all'accertamento dell'assenza del titolo edilizio. Il lungo tempo trascorso dalla realizzazione dell'abuso non impone una specifica motivazione sull'interesse pubblico attuale né determina un legittimo affidamento sulla legittimità dell'intervento. Anche il quinto motivo è stato respinto: l'opera era in area paesaggisticamente vincolata e soggetta a vincolo sismico, e la realizzazione senza titolo edilizio, nulla osta sismico e autorizzazione paesaggistica legittimava l'adozione della sanzione demolitoria. Il Collegio ha inoltre rilevato che la chiusura in muratura del balcone, destinata anche a uso residenziale, comportava aumento del carico urbanistico e modifica almeno parziale del prospetto, rendendo necessari il permesso di costruire, il nulla osta sismico e l'autorizzazione paesaggistica. La ricorrente è stata condannata alla rifusione delle spese, liquidate in euro 2.000,00.
Norme richiamate
art. 3 l. 241/1990
L'ordinanza di demolizione deve individuare l'opera abusiva e le norme violate, ma, trattandosi di esercizio di potere vincolato, non richiede una motivazione ulteriore sull'interesse pubblico attuale alla demolizione.
art. 31 d.P.R. 380/2001
La demolizione costituisce la sanzione applicabile all'opera realizzata in assenza del titolo edilizio, anche quando l'intervento ricade in area vincolata.
art. 27, comma 2, d.P.R. 380/2001
In presenza di opere edilizie realizzate in zona vincolata senza i necessari titoli abilitativi e autorizzazioni, il Comune ha il potere-dovere di adottare la sanzione demolitoria, senza margini di discrezionalità.
d.P.R. 380/2001
La disciplina edilizia richiede il titolo abilitativo per l'intervento accertato e fonda il potere repressivo comunale.
art. 134 d.lgs. 42/2004
Il vincolo paesaggistico gravante sull'area costituisce uno dei presupposti indicati nell'ordinanza e rileva ai fini della necessità dell'autorizzazione paesaggistica.
l. 64/1974
Il vincolo sismico dell'area costituisce ulteriore presupposto della necessità del nulla osta sismico e della legittimità della repressione dell'intervento non autorizzato.
art. 82 c.p.a.
La ricorrente ha depositato istanza di fissazione dell'udienza a seguito dell'avviso di perenzione, consentendo la prosecuzione del giudizio.
Massime di principio
- L'ordine di demolizione di un abuso edilizio è espressione di un potere vincolato e doveroso, che consegue all'accertamento dell'assenza del titolo abilitativo e della consistenza dell'opera; non è quindi richiesta una motivazione ulteriore sull'interesse pubblico attuale alla demolizione.
- Il lungo tempo trascorso dalla realizzazione dell'abuso edilizio non fa sorgere un legittimo affidamento sulla legittimità dell'intervento e non aggrava, di per sé, l'obbligo motivazionale dell'amministrazione quanto all'interesse pubblico alla demolizione.
- Il verbale della Polizia Municipale che accerta l'abuso edilizio può costituire il presupposto istruttorio dell'ordinanza di demolizione ed essere recepito nel provvedimento conclusivo, senza che sia necessario un ulteriore autonomo sopralluogo, purché l'ordinanza individui adeguatamente l'opera e la violazione.
- In area soggetta a vincolo paesaggistico e sismico, la realizzazione di opere edilizie prive del titolo edilizio e dei necessari nulla osta impone al Comune l'adozione della sanzione demolitoria, anche quando l'intervento sia di modesta consistenza o astrattamente riconducibile ad attività edilizia libera sul piano edilizio.
- Un'ordinanza di demolizione è sufficientemente motivata quando descrive in modo puntuale l'opera, la sua ubicazione e le norme violate, così da consentire al destinatario di comprendere l'abuso e di approntare adeguatamente la difesa.
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