Sentenza del 25/03/2025 n. 7948 - Corte di Cassazione
Penale tributario - Concorso nel reato - Consulente
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
Contestazione di responsabilità a titolo di concorso (art. 9 D.Lgs. n. 472/1997) per l'anno 2009 nei confronti del commercialista A.A. per il concorso nelle violazioni tributarie contestate alla FAR Srl (falsificazione di fatture, indebite compensazioni di crediti IVA, utilizzo di società e prestanome, fusione con società estera per cancellare la società), nonché contestuale deduzione dell'applicabilità dell'art. 7 D.L. n. 269/2003 (sanzioni a carico della persona giuridica). In appello la CTR aveva assolto A.A. ritenendo mancasse prova di un ruolo attivo e di corresponsabilità e richiedendo, per il professionista esterno, la prova di un vantaggio economico personale oltre il compenso professionale; l'Agenzia ha impugnato per cassazione sostenendo che la CTR ha errato nell'interpretazione dell'art. 7 e nell'applicazione delle regole sulle presunzioni probatorie.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle entrate, ha cassato la sentenza della CTR dell'Emilia-Romagna e ha rinviato la causa al giudice di merito in diversa composizione. La Corte ha ritenuto che la CTR abbia errato sia nell'interpretazione dell'art. 7 D.L. n. 269/2003 (che non esclude la responsabilità a titolo di concorso dei terzi esterni) sia nella valutazione degli elementi indiziari (non ha valutato globalmente e secondo il modello analitico-atomistico gli indizi prodotti dall'Amministrazione). Inoltre la Corte ha affermato che, ai fini della sanzionabilità del terzo concorrente, non è necessario provare un vantaggio economico personale oltre il compenso professionale: l'eventuale guadagno può costituire un elemento indiziario ma non è requisito costitutivo della fattispecie.
Norme richiamate
art. 7 D.L. n. 269/2003
Le sanzioni amministrative relative al rapporto fiscale proprio di società o enti con personalità giuridica sono esclusivamente a carico della persona giuridica
La norma mira a concentrare le sanzioni sulla persona giuridica beneficiaria delle violazioni, ma la Corte la interpreta in modo non estensivo: riguarda soprattutto le figure 'interne' (organi, dipendenti, rappresentanti). Non esclude la responsabilità a titolo di concorso dei terzi esterni disciplinata dall'art. 9 D.Lgs. 472/1997.
art. 9 D.Lgs. n. 472/1997
Disciplina il concorso di persone nelle violazioni tributarie e abilita la sanzionabilità di soggetti terzi che abbiano offerto un contributo materiale o psicologico alla realizzazione dell'illecito. Tale responsabilità non richiede la prova di un vantaggio economico personale del concorrente oltre il compenso, benché il vantaggio possa costituire indizio.
art. 37, comma 3, D.P.R. n. 600/1973
Consente di imputare redditi a chi ne è effettivo possessore per interposta persona sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti. Per reddito d'impresa richiede prova che l'interponente eserciti il controllo 'uti dominus' e sia effettivo possessore dei redditi prodotti dalla società interposta.
D.Lgs. n. 472/1997 (art. 2, art. 4, art. 5, art. 8, art. 10, art. 11)
Principi generali del regime sanzionatorio tributario: personalità della sanzione, imputabilità, requisiti della colpevolezza, intrasmissibilità, discipline su autore mediato e responsabilità del soggetto in rapporto organico con l'ente. Tali principi sono compatibili con l'applicazione dell'art. 9 ai terzi concorrenti.
Artt. 2727, 2729, 2697 c.c.
Norme sul sistema delle prove e sull'onere della prova. La Corte ha richiamato questi articoli per censurare la valutazione della CTR che non ha applicato correttamente il metodo delle presunzioni (analisi atomistica degli indizi e valutazione complessiva concordante).
art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.
Norma processuale di cassazione; invocata come base di censura per la violazione di norme di diritto e per errata applicazione dei principi probatori da parte della CTR.
Massime di principio
- L'art. 7 D.L. n. 269/2003, pur concentrando le sanzioni sulla persona giuridica beneficiaria, non esclude automaticamente la responsabilità sanzionatoria di terzi esterni che abbiano concorso nella violazione; la deroga opera principalmente nei confronti di soggetti 'interni' all'ente (organi, dipendenti, rappresentanti).
- Ai sensi dell'art. 9 D.Lgs. n. 472/1997 il terzo è sanzionabile se ha dato un contributo causale (materiale o psicologico) alla commissione dell'illecito: non è richiesto che abbia conseguito un vantaggio economico personale oltre il compenso professionale; l'eventuale vantaggio costituisce un indizio, non un requisito costitutivo.
- In caso di interposizione (art. 37 DPR 600/1973) non è necessario dimostrare che la società interposta sia una 'mera fictio'; è sufficiente provare, anche per presunzioni gravi, precise e concordanti, che l'interponente eserciti il controllo uti dominus e sia l'effettivo possessore dei redditi formali della società.
- L'Amministrazione può fondare l'accertamento su presunzioni gravi, precise e concordanti; il giudice del merito deve valutare gli indizi con il metodo atomistico-analitico (esame puntuale di ogni indizio e valutazione complessiva della loro concordanza) prima di escluderne valore.
- La mera prestazione di servizi professionali non esclude automaticamente la responsabilità del consulente: occorre verificare se il comportamento del professionista sia stato consapevole e finalizzato a cooperare nella realizzazione dell'illecito (contributo psicologico o materiale).
- Ovvero: se emergono elementi che indicano coinvolgimento operativo, predisposizione documentale fittizia o partecipazione alle scelte di occultamento (es. pianificazione di fusioni o trasferimenti per eludere responsabilità), tali elementi vanno valutati insieme e possono sovvertire la presunzione di estraneità del professionista.
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