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Sentenza

Sentenza n. 1548/2026 - Napoli, Sezione 7

per l'annullamento della nota prot . n. 0014833/2024 notificata il 5 giugno 24 con la quale il Comune di Procida ha ingiunto al ricorrente di non provvedere alla occupazione del suolo pubblico e per la declaratoria del diritto alla occupazione del suolo pubblico richiesto con istanza del 29/05/2024;

Giustizia amministrativa202404199

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Napoli, Sez. VIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diffida comunale a non occupare il suolo pubblico in assenza del previo rilascio della concessione

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente aveva presentato nel 2020 un'istanza per ottenere la concessione di 7,50 metri quadrati di suolo pubblico antistante il proprio immobile, dichiarando che l'area sarebbe stata attrezzata con arredi mobili e che sarebbe stato garantito il transito pedonale. Il primo diniego comunale era stato annullato con precedente sentenza passata in giudicato per violazione dell'art. 10-bis l. 241/1990. Dopo tale annullamento, il ricorrente aveva comunicato al Comune l'intenzione di attrezzare l'area e aveva chiesto la quantificazione dell'importo dovuto per l'occupazione annuale. Il Comune lo aveva diffidato dall'occupare l'area senza una previa concessione. Il ricorrente ha impugnato la diffida deducendo violazione dell'art. 2 l. 241/1990, dell'art. 117 c.p.a., dell'art. 97 Cost., del giusto procedimento, nonché eccesso di potere per difetto di istruttoria e motivazione. Ha inoltre chiesto la declaratoria del diritto all'occupazione del suolo pubblico e all'esecuzione della precedente sentenza.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso. Ha affermato che la concessione dell'uso esclusivo di suolo pubblico implica la sottrazione dell'area alla sua funzione pubblica e presuppone un'ampia valutazione discrezionale dell'amministrazione, chiamata a ponderare l'interesse economico del richiedente con gli interessi pubblici relativi, tra l'altro, a circolazione, igiene, sicurezza, estetica, ambiente e tutela del patrimonio culturale. L'annullamento del precedente diniego, motivato dalla violazione dell'art. 10-bis l. 241/1990, non ha attribuito al ricorrente né il diritto all'occupazione né un'autorizzazione implicita a occupare l'area. La sentenza precedente imponeva invece la riedizione del potere, previa interlocuzione con il richiedente sulle circostanze rilevanti per la ponderazione degli interessi. Pertanto, la diffida a non occupare il suolo in assenza di un favorevole provvedimento comunale è stata ritenuta legittima. Il riconoscimento della pretesa richiede la riattivazione del procedimento su istanza del ricorrente. Nessuna statuizione sulle spese, per la mancata costituzione del Comune.

Norme richiamate

  • art. 2 l. 241/1990

    La disposizione è stata invocata dal ricorrente in relazione all'obbligo di conclusione del procedimento, ma non ha condotto all'accoglimento della domanda.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    La precedente sentenza aveva annullato il diniego comunale per violazione del preavviso di rigetto; tale annullamento non ha comportato il riconoscimento sostanziale della concessione.

  • art. 117 c.p.a.

    La disposizione è stata invocata dal ricorrente in relazione all'esecuzione della precedente sentenza, ma il TAR ha ritenuto necessaria una nuova riedizione del potere amministrativo.

  • art. 97 Cost.

    Invocato in relazione ai principi di buon andamento e imparzialità, senza riconoscimento di una pretesa immediata all'occupazione del suolo pubblico.

Massime di principio

  • L'annullamento giurisdizionale di un diniego di concessione di suolo pubblico per un vizio procedimentale non attribuisce al privato il diritto sostanziale all'occupazione e non vale come titolo abilitativo implicito; impone all'amministrazione la riedizione del potere nel rispetto dei vincoli derivanti dalla sentenza.
  • L'occupazione esclusiva di suolo pubblico è subordinata al previo rilascio di un favorevole provvedimento concessorio, anche quando il richiedente intenda utilizzare arredi mobili e garantire il transito pedonale.
  • Nella decisione sulle concessioni di occupazione di suolo pubblico l'amministrazione esercita discrezionalità e deve ponderare l'interesse economico del privato con gli interessi pubblici relativi alla circolazione, all'igiene, alla sicurezza, al decoro, all'estetica, all'ambiente e alla tutela del patrimonio culturale.
  • Quando una precedente pronuncia impone la riedizione del potere previa interlocuzione con il richiedente, il privato deve riattivare il procedimento e l'amministrazione deve procedere a una nuova valutazione delle circostanze fattuali e degli interessi in conflitto.

Come è indicizzato

MaterieOccupazione di suolo pubblicoAutotutela
RamiDemanio e patrimonio pubblicoProcedimento amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaPonderazione degli interessi e interesse pubblicoEffetto conformativo e riedizione del poterePrincipio di legalità e tipicità

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