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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13734/2026 del 15/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Carrozza Antonio era gravemente indiziato, tra l'altro, di omicidio e tentato omicidio per aver inseguito e investito con un'autovettura Stefano Margarita (poi deceduto) dopo un'aggressione in cui il padre Michele aveva ferito due persone con un coltello. Il Tribunale del riesame aveva confermato la custodia cautelare con riferimento al capo relativo all'omicidio e aveva ritenuto la condotta di Antonio riconducibile al tentato omicidio (nonostante il decesso fosse attribuito, allo stato, alle ferite da coltello), mentre aveva escluso la rapina aggravata e rilevato l'ammissione di responsabilità per la truffa. Il ricorrente impugnava sostenendo: a) mancanza di nesso causale e di idoneità degli atti a cagionare la morte, assenza del dolo diretto (al più dolo eventuale, incompatibile con il tentativo), e carenza motivazionale; b) mancato esame della possibilità di misure meno afflittive (arresti domiciliari).

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto infondate le censure: ha confermato che, in tema di omicidio tentato, in assenza di ammissioni, assume valore determinante l'idoneità dell'azione valutata con prognosi ex post ma riferita alla situazione ex ante; l'inseguimento e l'investimento reiterato della vittima, anche con passaggi sull'organo del corpo, sono stati ritenuti idonei, nella concreta situazione, a manifestare l'animus necandi dell'indagato e dunque compatibili con il tentativo di omicidio, benché l'evento morte sia stato causato in concreto da altra condotta autonoma (il padre). La Corte ha inoltre ritenuto corretta la valutazione del Tribunale circa l'insussistenza delle condizioni per applicare una misura meno afflittiva (es. arresti domiciliari), in considerazione del profilo soggettivo, dei precedenti, dell'inserimento in contesto criminale e dell'oggettiva pericolosità. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 56 cod. pen. (tentativo)

    Il tentativo è stato interpretato in base al criterio dell'idoneità dell'azione a causare l'evento, valutata ex ante ma con prognosi ex post; la sussistenza del "voluntas necandi" può essere desunta dall'idoneità e dalle modalità della condotta.

  • art. 575 cod. pen. (omicidio)

    L'animus necandi (dolo di uccidere) può essere accertato anche in assenza di risultato, attraverso la valutazione dell'idoneità e delle modalità dell'azione; l'articolo è stato applicato nella ricostruzione del tentato omicidio a carico dell'indagato.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Richiamato nel motivo di doglianza relativo alla motivazione e alla scelta della misura; la Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame abbia correttamente motivato l'esclusione di misure meno afflittive.

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Analogamente, collegato al profilo procedurale e motivazionale del provvedimento cautelare; la Corte ha ritenuto adeguata la valutazione del giudice di merito sulle esigenze cautelari.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma tecnica richiamata per gli adempimenti di cancelleria in chiusura del provvedimento.

Massime di principio

  • Il tentativo di omicidio può essere configurato quando la condotta dell'agente era ex ante idonea a causare la morte, anche se l'evento si verifica per cause indipendenti dalla sua azione; conta la valutazione dell'idoneità degli atti e delle modalità operative con prognosi ex post riferita alla situazione ex ante.
  • L'assenza di un'effettiva causazione dell'evento lesivo da parte dell'imputato non esclude automaticamente la rilevanza penale della sua condotta se da questa emerge una volontas necandi (es. inseguimento e investimento reiterato).
  • La distinzione tra dolo diretto e dolo eventuale va ricavata dalla concreta modalità dell'azione: atti ripetuti, uso di mezzi pericolosi e inseguimento possono far ritenere la volontà di uccidere compatibile con il tentativo.
  • La condotta autonoma di terzi (es. un coautore con arma bianca) non necessariamente esclude la responsabilità dell'agente che compie un'azione idonea a uccidere: le azioni possono avere disvalori distinti e concorrenti.
  • La scelta di misure cautelari meno afflittive richiede un'analisi del profilo soggettivo, della pericolosità, dei precedenti e del contesto criminale; l'esistenza di questi elementi può legittimare la custodia in carcere anche se l'imputato chiede misure alternative.
  • In fase cautelare le testimonianze e la valutazione preliminare dei referti medici, pur se parziali, possono essere ritenute idonee a fondare la prognosi sull'idoneità dell'azione; la difesa deve confrontarsi criticamente con tutte le emergenze probatorie richiamate dal giudice.

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