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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26868/2025 del 22/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per violazione dell'art. 81 cod. pen. e vizio di motivazione: il ricorrente censura che il giudice dell'esecuzione abbia determinato la porzione di aumento per il reato unificato ex art. 81, comma 2, cod. pen., senza fornire specifica e adeguata motivazione in ordine all'entità dell'aumento applicato in sede di continuazione tra reati separatamente giudicati.

La decisione

La Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione abbia correttamente individuato il reato più grave, indicato la pena base e motivato, richiamando i parametri dell'art. 133 cod. pen., l'aumento di sei mesi relativo al reato satellite; la motivazione, seppur sintetica, è stata considerata sufficiente in relazione all'entità contenuta dell'aumento. La Corte ha inoltre osservato un vizio non emendabile della decisione impugnata: l'omessa rideterminazione della porzione pecuniaria della pena dovuta al concorso di pene eterogenee (richiamo alla Sez. U. Giglia), vizio però non sanabile in assenza di impugnazione da parte dell'Accusa. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    Disciplina il cumulo giuridico/continuazione e impone che, nell'unificazione, il giudice indichi l'aumento per i reati satellite; la motivazione deve consentire il controllo del rispetto dei limiti (es. rapporto di proporzione e divieto di cumulo materiale).

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma richiamata nella richiesta del ricorrente per il riconoscimento del vincolo della continuazione in sede di esecuzione.

  • art. 187 disp. att. cod. proc. pen.

    Stabilisce il criterio per individuare il reato più grave (quello per il quale è stata inflitta la pena più grave) da assumere come base nella rideterminazione per continuazione.

  • art. 132 cod. pen.

    Fissa i criteri di determinazione della pena che il giudice deve considerare nell'esercizio del potere discrezionale.

  • art. 133 cod. pen.

    Elenca i parametri (circostanze, personalità, scopo della pena, ecc.) che il giudice deve considerare e che sono stati richiamati dal giudice dell'esecuzione nella motivazione dell'aumento.

  • art. 135 cod. pen.

    Consente la conversione o il ragguaglio delle pene pecuniarie in relazione ad aumenti detentivi quando si procede alla dosimetria per reati con sanzioni eterogenee (richiamato dalla giurisprudenza Giglia).

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede l'obbligo di condanna alle spese processuali per il ricorrente in caso di rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • Il giudice dell'esecuzione, nel rideterminare la pena per reati riconosciuti in continuazione, deve prima individuare il reato più grave (pena base) e poi calcolare e motivare distintamente gli aumenti per ciascun reato satellite.
  • La motivazione sugli aumenti deve richiamare i parametri di cui all'art. 133 c.p. e deve essere tanto più dettagliata quanto maggiore è l'aumento; per aumenti contenuti una motivazione sintetica può essere sufficiente.
  • Quando i reati in continuazione prevedono sanzioni eterogenee (detentive e pecuniarie), l'aumento commisurato alla pena detentiva deve essere ragguagliato anche alla pena pecuniaria (Sez. U. Giglia): omissioni su questo punto costituiscono vizi, ma la loro correzione può richiedere l'impugnazione da parte dell'Accusa.
  • Il rispetto del limite legale (es. rapporto massimo previsto dall'art. 81) non esime il giudice dall'obbligo di motivare l'entità degli aumenti per consentire il controllo del corretto esercizio della discrezionalità.
  • Se il giudice dell'esecuzione fornisce adeguato richiamo ai criteri legali e motiva la scelta, il giudizio di legittimità tende a ritenere il vizio di motivazione non sussistente, soprattutto quando l'aumento è modesto.

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