Cassazione Civile, Sentenza n. 28263/2024 del 04/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha rigettato il ricorso di Fag Immobiliare Srl. È stata confermata in sostanza la decisione di merito: ordini di chiusura delle aperture, rimozione delle gronde e rimozione degli scalini nel cortile comune. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio (liquidate in euro 6.200,00 oltre esborsi e accessori) e a eventuale ulteriore contributo unificato ai sensi dell'art.13 d.P.R. 115/2002.
Esito
Favorevole al resistente
La controversia
Gelfran ha citato Fag per far accertare l'illegittimità di balconi, finestrature, pluviali e vani prospicienti il proprio fondo e per ottenere la rimozione di tali opere e il risarcimento; Fag ha contestato e in riconvenzionale ha chiesto la costituzione di servitù (passaggio carrabile sulla rampa, servitù di affaccio/veduta e scarico acque) per destinazione del padre di famiglia ovvero in via coattiva. Il Tribunale di Nola ha ordinato la chiusura di aperture, balconi e gronde e ha respinto la riconvenzionale. La Corte d'appello ha rigettato l'appello principale di Fag, accolto l'appello incidentale di Gelfran e ha imposto anche la rimozione degli scalini costruiti da Fag nel cortile comune. Fag ha proposto ricorso per cassazione deducendo violazioni di norme sostanziali e processuali (in particolare riguardo all'identità soggettiva per la servitù per destinazione del padre di famiglia, all'apparenza delle opere, alla costituzione coattiva della servitù di accesso e alla valutazione delle prova), ma la Corte di cassazione ha ritenuto infondati o inammissibili i motivi, confermando i rilievi di merito sul piano fattuale e di diritto processuale.
Norme richiamate
art. 1062 c.c. (servitù per destinazione del padre di famiglia)
Per la costituzione della servitù per destinazione del padre di famiglia è necessario che, al momento della separazione dei fondi, i beni provenissero da un unico proprietario (identità soggettiva) e che le opere fossero apparenti: il terzo giudice di merito ha valutato che tali requisiti non sussistevano e che l'onere probatorio era a carico del richiedente
art. 1051 c.c. (servitù coattive)
La costituzione coattiva di servitù di accesso non è automatica quando l'interclusione deriva da fatti di fatto o opere già realizzate; la giurisprudenza richiede che la richiesta di tutela non sia tardiva rispetto all'intervento che ha determinato l'interclusione
art. 1102 c.c. (uso della cosa comune)
Non è consentito ad alcun partecipante di effettuare innovazioni che alterino la consistenza o la destinazione della cosa comune e limitino l'uso da parte degli altri; la costruzione degli scalini sul cortile comune è stata ritenuta innovazione vietata
art. 348-ter c.p.c., comma 5 (doppia conforme)
art. 348-ter, comma 5, c.p.c.
Se la sentenza d'appello conferma la decisione di primo grado basandosi sulle stesse ragioni inerenti a questioni di fatto, il ricorso per cassazione con motivazione basata su quegli stessi fatti è sostanzialmente precluso
art. 115 e art. 116 c.p.c. (valutazione delle prove)
La valutazione delle prove spetta al giudice del merito secondo il suo prudente apprezzamento; la Corte di cassazione sindaca la correttezza giuridica della motivazione ma non può rimettere in discussione una valutazione probatoria di merito senza violazioni di legge specifiche
art. 342 c.p.c. (specificità dei motivi d'appello)
Il motivo d'appello deve essere sufficientemente specifico; la Corte ha ritenuto che l'appello incidentale della resistente fosse sufficientemente specifico rispetto alla rimozione degli scalini
art. 360 c.p.c. (motivi di cassazione)
I motivi di cassazione devono prospettare vizi giuridici e non mero dissenso sulla valutazione dei fatti; molti motivi del ricorso sono stati respinti perché miravano a un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito
art. 13 d.P.R. 115/2002 (contributo unificato)
art. 13, comma 1‑quater, d.P.R. n. 115/2002
La Corte ha dato atto della sussistenza dei presupposti per l'eventuale versamento da parte della ricorrente di un ulteriore importo del contributo unificato
Massime di principio
- La servitù per destinazione del padre di famiglia (art. 1062 c.c.) richiede prova che i fondi, al momento della separazione, appartenessero allo stesso proprietario e che le opere costituenti la servitù fossero apparenti; l'onere di dimostrare questi requisiti grava sul richiedente.
- La costituzione coattiva di una servitù di accesso (art. 1051 c.c.) può essere preclusa se l'interclusione si è determinata per fatti o opere già realizzate e il proprietario dominante non ha chiesto tutela prima dell'intervento; tempestività e correttezza comportamentale sono rilevanti.
- Le innovazioni sulle parti comuni (art. 1102 c.c.) sono proibite se alterano la consistenza o la destinazione e limitano l'uso da parte degli altri comproprietari: anche interventi apparentemente limitati (es. scalini) possono essere vietati se riducono l'uso altrui.
- La Corte di cassazione non è luogo per rieditare valutazioni di fatto o rivalutare la prova: i giudici di merito hanno ampia discrezionalità nel valutare le risultanze probatorie (artt. 115, 116 c.p.c.) e la Cassazione interviene solo per vizi di diritto o motivazione carente/contraddittoria.
- Il principio della doppia conforme limita l'impugnabilità in cassazione delle questioni di fatto quando appello e primo grado si fondano sulle stesse ragioni; chi impugna deve indicare specificamente le difformità di ragionamento tra i gradi.
- In situazioni analoghe, chi intende far valere servitù per destinazione o coattive deve provare documentalmente la titolarità unitaria originaria, l'apparenza delle opere e agire tempestivamente prima che opere o modifiche consolidate rendano improcedibile la tutela.
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