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Cassazione Civile, Ordinanza n. 33380/2022 del 11/11/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (retraente)

La controversia

La controversia nasce da una sentenza con cui, nel riconoscere un parziale diritto di riscatto agrario, era stata posta a carico del retraente la condizione di versare entro tre mesi il prezzo di euro 20.036,04. Il retraente aveva dapprima esperito un'offerta reale tramite Ufficiale giudiziario e, dopo il rifiuto dei creditori, aveva proceduto al deposito liberatorio della somma, preceduto da preavviso notificato ai creditori. I proprietari del fondo avevano contestato la validità del deposito sostenendo che mancasse l'adempimento imposto dall'art. 1212, n. 4, c.c., cioè la notificazione del verbale di deposito con l'invito a ritirare la cosa depositata. Il Tribunale aveva però ritenuto sufficiente un invito implicito desumibile dalla notificazione del verbale. In appello la censura era stata respinta; in Cassazione i ricorrenti deducevano, con il primo motivo, violazione dell'art. 1212, n. 4, c.c. e falsa applicazione delle norme sull'offerta reale, sostenendo che l'effetto liberatorio si produca solo con la notifica del verbale contenente un espresso invito a ritirare la somma depositata, non essendo sufficiente la mera possibilità concreta di accettare il pagamento. Con il secondo motivo denunciavano nullità della sentenza per motivazione apparente o incomprensibile, assumendo che la Corte territoriale avesse deciso su un diverso profilo, cioè sul mancato invito ad accettare la somma, anziché sul requisito dell'invito a ritirare il deposito.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta la decisione di merito nel senso che, in materia di offerta reale e deposito liberatorio, gli adempimenti previsti dagli artt. 1208 ss. c.c. devono essere interpretati alla luce dei principi di buona fede e cooperazione del creditore, evitando formalismi e comportamenti ostruzionistici. Ha quindi considerato sufficiente, nel caso concreto, che i creditori fossero stati posti nella condizione di accettare e prelevare la somma offerta, senza che fosse decisivo un rigorismo letterale sull'espressione dell'invito. Ha inoltre escluso il vizio di motivazione apparente, reputando chiaramente intellegibile il percorso argomentativo della sentenza impugnata. La ricorrente è stata condannata alle spese e, ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002, è stato dato atto dell'obbligo dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 1208 c.c.

    Le norme sull'offerta reale devono essere lette in modo non meramente formalistico, ma coerente con buona fede e cooperazione del creditore.

  • art. 1210 c.c.

    Il deposito liberatorio è necessario, in difetto di accettazione del pagamento, per conseguire l'effetto liberatorio e l'attuazione del riscatto.

  • art. 1212 n. 4 c.c.

    "che in caso di non comparizione del creditore (alle attività di deposito) il processo verbale di deposito gli sia notificato con l'invito a ritirare la cosa depositata"

    Il requisito va apprezzato in funzione della sua finalità sostanziale; la Corte ha ritenuto sufficiente che il creditore sia stato messo nella condizione di accettare e prelevare la somma, senza valorizzare in modo rigido il solo dato letterale.

  • art. 1207 c.c.

    La mera possibilità di accettare la somma può al più rilevare ai fini della mora del creditore, non come equivalente del deposito liberatorio.

  • art. 1220 c.c.

    L'offerta non formale produce il venir meno della mora debendi, ma non la liberazione del debitore, che richiede l'accettazione o il deposito validamente eseguito.

  • art. 360, n. 3, c.p.c.

    È stato invocato come parametro del motivo di violazione di legge sul regime del deposito liberatorio.

  • art. 360, n. 4, c.p.c.

    È stato invocato per denunciare nullità della sentenza per asserita motivazione apparente.

  • art. 132, comma 2, n. 4, c.p.c.

    La Corte ha escluso che la sentenza d'appello fosse affetta da motivazione apparente o incomprensibile.

  • art. 380-bis c.p.c.

    La causa è stata trattata con il procedimento camerale previsto per la definizione in camera di consiglio.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002

    È stato dichiarato il presupposto per l'ulteriore contributo unificato a carico dei ricorrenti.

Massime di principio

  • In materia di offerta reale e deposito liberatorio, gli adempimenti formali previsti dal codice devono essere interpretati in modo funzionale e non meramente letterale, alla luce dei principi di buona fede e cooperazione del creditore.
  • Quando il creditore rifiuti senza giustificazione di ricevere il pagamento, gli atti di offerta e di deposito vanno valutati in modo da non avallare condotte ostruzionistiche, soprattutto se il pagamento è necessario per conseguire effetti giuridici rilevanti e tempestivi.
  • Ai fini della liberazione del debitore, non basta la sola offerta non formale o la mera messa a disposizione della somma; occorre l'accettazione, oppure un deposito liberatorio validamente perfezionato secondo la disciplina applicabile.
  • Il vizio di motivazione apparente ricorre solo quando il percorso argomentativo non sia intellegibile; non sussiste se dalla sentenza sia possibile ricostruire con chiarezza la ratio decidendi.

Come è indicizzato

MaterieTransazioneInadempimentoMoraImpugnazioni
RamiContrattiObbligazioniProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiBuona fede e correttezzaOnere della prova

Testo integrale

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