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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41564/2022 del 03/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Bari che, accogliendo l'istanza dell'indagato, aveva annullato la misura degli arresti domiciliari. Il ricorrente deduceva: violazione di legge (errata applicazione dei principi sulla compatibilità tra dolo eventuale e dolo specifico in relazione ai reati tributari, riciclaggio, ricettazione e bancarotta), omessa o insufficiente motivazione e travisamento della prova. Il PM sosteneva che, nonostante la veste formale di "prestanome", l'indagato fosse consapevole delle finalità elusive perseguite dagli amministratori di fatto, come dimostrerebbero l'adempimento di obblighi formali connessi alla carica, l'effettuazione di bonifici dai conti societari per complessivi € 2.870.288,01 e dichiarazioni di un coindagato.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso non fondato. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse logicamente motivato l'esclusione della consapevolezza dell'indagato, valorizzando come decisivo il dato sostanziale dell'esclusiva disponibilità da parte dei Giordano della documentazione amministrativa, contabile e bancaria. La Corte ha tuttavia osservato che l'elemento dei bonifici disposti dall'indagato è rilevante, ma tale circostanza non era stata allegata e documentata dal ricorrente nella maniera richiesta: per i rimedi in Cassazione vige il principio di autosufficienza del ricorso e l'onere di indicare e allegare gli atti ritenuti travisati. Non potendo verificare l'elemento decisivo invocato dal PM (mancanza di specifica allegazione), e non essendo gli altri argomenti idonei a scardinare la motivazione del Tribunale del riesame, il ricorso viene rigettato e lasciare inalterata l'ordinanza impugnata.

Norme richiamate

  • D.Lgs. n. 74/2000

    Riferimento ai reati tributari come fonte dei profitti illeciti oggetto di riciclaggio; la Corte accenna all'uso di tali reati come presupposto del riciclaggio contestato

  • Disposizioni di attuazione del codice di procedura penale

    art. 165-bis disp. att. cod. proc. pen., introdotto dall'art. 7, comma 1, d.lgs. 6 febbraio 2018, n. 11

    Applicazione del principio di autosufficienza del ricorso in Cassazione: il ricorrente deve indicare e allegare gli atti che si assumono travisati, pena l'impossibilità per la Corte di esaminare la deduzione

  • Principio giurisprudenziale sulla compatibilità tra dolo eventuale e dolo specifico

    La Corte richiama l'esistenza di precedenti secondo i quali dolo eventuale e dolo specifico possono essere compatibili in materia di reati tributari, riciclaggio, ricettazione e bancarotta; tuttavia la loro applicazione all'ipotesi concreta richiede una valutazione dei concreti indici di consapevolezza che qui il Tribunale del riesame ha ritenuto insufficienti

Massime di principio

  • La mera veste formale di amministratore o prestanome e l'adempimento degli obblighi formali non sono, di per sé, prova della consapevolezza della finalità illecita dell'attività societaria; occorre valutare il complesso degli elementi concreti e chiave (gestione effettiva, disponibilità dei documenti, controllo operativo).
  • Operazioni di rilievo (es. bonifici ripetuti e per importi significativi) possono avere valenza indiziaria di ingerenza e consapevolezza, ma il pubblico ministero deve puntualmente allegare e documentare tali elementi, specie in sede di ricorso in Cassazione, seguendo il principio di autosufficienza del ricorso.
  • In appelli cautelari il giudice valuta sia gli indici formali sia quelli sostanziali; se la gestione effettiva e la documentazione societaria sono in mano ad altri soggetti, ciò può giustificare l'esclusione della consapevolezza del prestanome.
  • Il principio della compatibilità tra dolo eventuale e dolo specifico non annulla l'obbligo di motivazione: il collegamento fra il ruolo formale e la consapevolezza delle finalità illecite deve essere dimostrato con elementi concreti.
  • In sede di impugnazione in Cassazione, il difetto di allegazione degli atti decisivi rende inammissibile o comunque destinato a soccombere il ricorso, perché la Corte non può esaminare profili che non siano stati resi autosufficienti nel ricorso.

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