Ordinanza n. 2327/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4
per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale (T.A.R.) per la Sardegna, Sez. I, n. 629 del 1° aprile 2026 (notificata il 9 aprile 2026), con la quale è stato accolto il ricorso proposto da Paolo Cocco per l'annullamento del provvedimento unico del Comune di Tertenia n. 68 del 3 novembre 2021 - pratica SUAPE n. 356303, rilasciato in favore di Renato Murgia per l'avvio dell'attività di frantumazione, lavaggio e classificazione di materiali per la produzione d'inerti per conglomerati e manufatti, nonché degli atti presupposti e connessi;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Sardegna che aveva annullato il provvedimento unico comunale autorizzativo dell'avvio di un impianto per la frantumazione, il lavaggio e la classificazione di materiali in zona agricola
Esito
Favorevole al resistente (privato e comune)
Prevale il privato
La controversia
L'impresa appellante ha impugnato la sentenza del TAR Sardegna che aveva accolto il ricorso di un privato contro il provvedimento unico del Comune di Tertenia, chiedendone incidentalmente la sospensione cautelare ai sensi dell'art. 98 c.p.a. L'interesse cautelare dedotto consisteva nella possibilità di avviare celermente l'attività autorizzata. Dal sommario esame proprio della fase cautelare è emerso, tuttavia, che la realizzazione e l'esercizio dell'impianto, comprese le opere edilizie connesse, potrebbero determinare trasformazioni irreversibili del territorio agricolo. Il Collegio ha inoltre rilevato una prima facie incompatibilità dell'impianto con la destinazione agricola prevista dallo strumento urbanistico comunale e la mancata immediata evidenza dei presupposti normativi per applicare la deroga prevista dall'art. 4 del decreto n. 2266/U del 1983.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto la domanda cautelare di sospensione dell'efficacia della sentenza del TAR. Ha ritenuto recessivo l'interesse dell'impresa a un celere avvio dell'attività rispetto all'esigenza di mantenere integra la situazione territoriale e di evitare trasformazioni irreversibili nelle more della decisione sull'appello. Il fumus cautelare è stato ritenuto non favorevole, poiché l'impianto e le opere edilizie connesse non apparivano prima facie compatibili con la destinazione agricola dell'area e non risultavano immediatamente integrati i presupposti per la deroga urbanistica. Renato Murgia e il Comune di Tertenia sono stati condannati, quali parti soccombenti nella fase cautelare, al pagamento in favore di Paolo Cocco di euro 1.500 ciascuno per compensi, oltre accessori di legge.
Norme richiamate
art. 98 c.p.a.
domanda di sospensione dell'efficacia della sentenza del Tribunale amministrativo regionale
La domanda cautelare proposta in appello è stata esaminata e respinta per l'insussistenza dei presupposti cautelari.
art. 4 decreto n. 2266/U del 1983
In sede cautelare non è emersa immediatamente la sussistenza dei presupposti normativi per applicare la deroga alla disciplina urbanistica della zona agricola.
Massime di principio
- Nella tutela cautelare d'appello, l'interesse dell'operatore economico all'immediato avvio dell'attività può essere recessivo rispetto all'esigenza di conservare la res adhuc integra quando l'esecuzione del titolo o della sentenza può determinare trasformazioni irreversibili del territorio.
- In presenza di un impianto produttivo con opere edilizie connesse, il fumus cautelare è sfavorevole quando, a un sommario esame, l'intervento appare incompatibile con la destinazione agricola prevista dallo strumento urbanistico comunale.
- La mera prospettazione di una deroga urbanistica non è sufficiente a fondare la sospensione cautelare: occorre che risultino immediatamente riconoscibili i relativi presupposti normativi.
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