Cassazione Penale, Sentenza n. 32149/2025 del 26/09/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
La società, terza interessata, impugnava il rigetto della richiesta di dissequestro del denaro giacente su conti a lei intestati e vincolati a fini di confisca. Contestava in particolare: a) la valorizzazione, da parte dei giudici, di dichiarazioni rese dall'indagato in altro procedimento (presunta violazione dell'art. 238 c.p.p.); b) l'erronea applicazione dell'art. 12-bis d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, sostenendo che l'indagato (Marsili) non aveva la disponibilità effettiva dei conti sequestrati e che la società era estranea (anche per la mancata contestazione di reati ai sensi del d.lgs. 231/2001); c) la mancanza, nel decreto di sequestro e negli atti di esecuzione, dell'ordine di procedere all'apprensione dei beni formalmente intestati alla RE.AP., con conseguente illegittimità dell'operato della polizia giudiziaria.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha richiamato il limite di impugnazione previsto dall'art. 325 c.p.p. (ricorso ammesso solo per violazione di legge) e ha ritenuto infondate le censure. Sul punto dell'utilizzabilità delle dichiarazioni rese in altri procedimenti ha confermato l'orientamento secondo cui tali elementi possono costituire gravi indizi anche ai fini cautelari e non violano automaticamente l'art. 238 c.p.p. Quanto all'art. 12-bis e alla questione della disponibilità, la Corte ha ritenuto che il Tribunale del rinvio abbia adeguatamente valorizzato molteplici elementi fattuali (posizione amministrativa antecedente o successiva, cessione di quote a soggetti riconducibili all'indagato, presenza di autovetture di lusso nella sfera riconducibile all'indagato, possesso dei token di accesso e report attestanti operazioni sui conti, uso di prestanome) che, nel loro insieme, dimostrano l'effettiva disponibilità del conto da parte di Marsili. La doglianza circa la mancanza dell'ordine di apprensione non poteva essere sollevata con l'attuale ricorso e, comunque, il giudice del rinvio aveva verificato e accertato la riferibilità di fatto dei conti all'indagato. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la parte ricorrente è stata condannata alle spese e a una sanzione pecuniaria di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 325 cod. proc. pen.
Limita il ricorso per cassazione in materia di sequestro ai soli vizi di diritto; la Corte ricorda che, per questa via, non è sindacabile la mera illogicità manifestamente motivazionale se non come specifico vizio di legge.
art. 238 cod. proc. pen.
Le dichiarazioni rese in altri procedimenti possono essere utilizzate come gravi indizi ai fini della valutazione cautelare; l'uso di tali atti non determina automaticamente violazione dell'art. 238 quando siano valutati come elementi indiziari per misure cautelari.
art. 12-bis d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74
La confisca per equivalente si fonda sulla disponibilità effettiva dei beni da parte del reo; in fase cautelare il pubblico ministero deve fornire elementi idonei a dimostrare la riferibilità dei beni all'indagato e la reale disponibilità, non bastando la mera titolarità formale.
art. 125 cod. proc. pen. comma 3
Richiama l'obbligo di motivazione dei provvedimenti giurisdizionali; la Corte valuta che il Tribunale ha fornito motivazione sufficiente e coerente sugli elementi che giustificano la disponibilità dei conti.
art. 238-bis e art. 238 comma 2-bis cod. proc. pen.
Richiamate per chiarire che le prescrizioni circa acquisizione e valutazione delle dichiarazioni/sentenze in altri procedimenti riferiscono al giudizio di colpevolezza e non precludono l'utilizzo di quegli atti come indizi nelle misure cautelari.
Massime di principio
- Un terzo interessato che chiede il dissequestro deve fornire prove concrete e specifiche che le somme appartengono alla sua sfera patrimoniale e non alla disponibilità dell'indagato; la mera titolarità formale del conto non è sufficiente.
- In materia di misure cautelari e sequestro funzionale alla confisca per equivalente, la nozione di "disponibilità" è ampia: include non solo la titolarità giuridica ma anche il controllo fattuale o la possibilità concreta di operare sul conto (deleghe, token di accesso, operatività da remoto, uso mediante prestanome).
- Dichiarazioni o atti provenienti da altri procedimenti possono costituire gravi indizi utilizzabili per giustificare misure cautelari, senza dover rispettare integralmente i vincoli probatori previsti per il giudizio di colpevolezza.
- Il ricorso per cassazione avverso provvedimenti di sequestro (art. 325 c.p.p.) è limitato ai vizi di diritto; questioni di merito e contestazioni inerenti la valutazione indiziaria richiedono censure diverse e possono risultare inammissibili se non inquadrate come violazioni di legge.
- Pur essendo opportuno che il decreto di sequestro individui i soggetti cui sono riferibili i beni, eventuali carenze formali possono essere colmate dalla fase esecutiva se emergono elementi che dimostrino la riferibilità di fatto all'indagato.
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