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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 24286/2024 del 10/09/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La contribuente impugnava avvisi di accertamento relativi al valore venale di un terreno, deducendo: 1) vizi di motivazione e violazione dell'onere della prova; 2) omesso esame, da parte della Commissione regionale, della concreta volumetria edificabile residua del terreno e della superficie già edificata (incidenza della volumetria del fabbricato censito) ai fini della determinazione del valore secondo l'art. 5, comma 5, d.lgs. 504/1992; 3) omesso esame dell'esistenza e degli effetti del ravvedimento operoso effettuato il 17 giugno 2009 con pagamenti relativi al periodo 2008-2011; 4) mancata instaurazione del contraddittorio preventivo endo-procedimentale (violazione dello statuto del contribuente).

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato con riguardo al secondo e al terzo motivo (omesso esame di fatti decisivi) e infondato quanto al primo motivo nella sua complessità (salvo la parte relativa all'art. 5, comma 5, d.lgs. 504/1992, assorbita dalle considerazioni del secondo motivo) e inammissibile il quarto motivo relativo al contraddittorio preventivo. Per i motivi accolti la sentenza impugnata è cassata limitatamente a quelle questioni e la causa è rinviata alla Commissione Tributaria Regionale dell'Umbria, in diversa composizione, perché proceda ai necessari accertamenti sulla concreta edificabilità dell'area (tenendo conto della volumetria già realizzata) e sull'efficacia/portata del ravvedimento operoso, con conseguente ricalcolo della pretesa tributaria; regolazione delle spese di giudizio.

Norme richiamate

  • art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ.

    È stato applicato come canone di legittimità: l'omesso esame di un fatto decisivo (qui, volumetria edificata e ravvedimento operoso) configura motivo idoneo alla cassazione se quel fatto era oggetto di discussione e poteva incidere sulla decisione.

  • art. 360-bis, primo comma, n. 1, cod. proc. civ.

    Utilizzato per dichiarare inammissibile il motivo sulla mancata instaurazione del contraddittorio preventivo, perché la questione attiene a profili di diritto non ammissibili in cassazione con quel censore.

  • art. 2697 cod. civ.

    La Corte ha ritenuto che non sia stata violata la regola sulla ripartizione dell'onere della prova: la CTR ha valutato congruamente le prove e non ha spostato indebitamente l'onere probatorio.

  • art. 5, comma 5, d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 504

    Il valore venale deve essere determinato considerando tutti gli elementi previsti dalla norma, inclusa la concreta edificabilità residua; la mancata valutazione di elementi rilevanti ai sensi di questa disposizione può incidere sulla base imponibile e giustificare la cassazione.

  • art. 7 d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546

    La nomina di una consulenza tecnica d'ufficio è mezzo istruttorio discrezionale del giudice di merito; il rifiuto o l'omissione di disporre CTU non è di per sé censurabile se motivata (anche implicitamente) nel giudizio di merito.

  • art. 12, comma 7, legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto del contribuente)

    Il principio del contraddittorio endo-procedimentale è valorizzato dall'ordinanza, ma la Corte ricorda che l'obbligo generale di contraddittorio preventivo sussiste solo per i tributi armonizzati o quando la legge lo preveda espressamente; per accertamenti 'a tavolino' su tributi non armonizzati non v'è tale obbligo automatico.

  • art. 13, comma 1, D.Lgs. 472/1997

    Richiamata in relazione alla disciplina sanzionatoria e alla rilevanza del ravvedimento operoso; la sua applicazione concreta e l'effetto del ravvedimento devono essere verificati dal giudice di merito.

  • comma 162, art. 1, L. 27 dicembre 2006, n. 296

    Richiamato in connessione con la possibilità di regolarizzare tributi mediante ravvedimento operoso; la Corte ha ritenuto che l'esistenza e gli effetti di tale istituto costituiscano fatto decisivo da esaminare.

  • Corte Costituzionale, sent. 21 marzo 2023, n. 47

    Citate le conclusioni della Corte Costituzionale secondo cui l'estensione generalizzata del contraddittorio preventivo non può essere realizzata dalla giurisprudenza e richiede intervento del legislatore; ciò giustifica l'inammissibilità del motivo sul contraddittorio nella specie.

Massime di principio

  • Se si contesta la valutazione del valore venale di un terreno, è cruciale documentare la concreta edificabilità residua e ogni volumetria già realizzata, perché tali fatti possono determinare la base imponibile ai sensi dell'art. 5, comma 5, d.lgs. 504/1992.
  • L'omesso esame, da parte del giudice d'appello, di fatti decisivi oggetto di contestazione (art. 360, comma 1, n.5 c.p.c.) è motivo valido di cassazione e rimessione al giudice di merito per nuovi accertamenti.
  • Il ravvedimento operoso (pagamenti e date) va documentato e dedotto nel giudizio: la sua esistenza e gli effetti (anche prescrizionali o di decadenza) possono incidere sulla quantificazione dell'imposta e devono essere valutati dal giudice di merito.
  • La consulenza tecnica d'ufficio è uno strumento discrezionale del giudice di merito; la sua mancata nomina non è automaticamente censurabile in cassazione se la decisione appare comunque motivata e il quadro probatorio valutato.
  • La motivazione dell'avviso di accertamento deve indicare le ragioni della stima (es. confronti con rogiti), ma la prova dei fatti costitutivi dell'accertamento si svolge nel processo: distinguere sempre vizio formale della motivazione dalla contestazione probatoria.
  • Il contraddittorio preventivo endo-procedimentale non è generalmente obbligatorio per i tributi locali/non armonizzati in caso di accertamenti 'a tavolino'; l'estensione generalizzata del contraddittorio è rimessa al legislatore.
  • In fase impugnativa, puntualizzare e riproporre in appello i fatti decisivi (con documenti) è essenziale: se il giudice non li esamina, ciò può portare alla cassazione e al rinvio per nuovo esame.

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