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Sentenza

Sentenza n. 2178/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7

Giustizia amministrativa202401633

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Ordinanza dell'Ente Parco che rinnovava l'intimazione di demolizione di opere abusive già contenuta in una precedente ordinanza, assegnando ulteriori 90 giorni per adempiere

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ente parco)

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'appellante ha contestato la sentenza del TAR Campania, Sezione staccata di Salerno, che aveva dichiarato inammissibile il ricorso per carenza di interesse, ritenendo meramente confermativa l'ordinanza del 2018 rispetto alla precedente ordinanza di demolizione del 2010, il cui giudizio di impugnazione si era estinto per perenzione. In appello è stato dedotto, con unico motivo, che il TAR avrebbe omesso di esaminare la censura relativa al difetto assoluto di attribuzione dell'Ente Parco. Secondo l'appellante, l'Ente Parco avrebbe avuto il potere di ordinare la demolizione delle opere eseguite in violazione della normativa vincolistica, ai sensi dell'art. 29, comma 1, della legge n. 394/1991, ma non il potere di disporre l'acquisizione gratuita del bene e dell'area di sedime ai sensi dell'art. 31, comma 3, del d.P.R. n. 380/2001, potere ritenuto spettante esclusivamente al Comune. Da ciò l'appellante deduceva la nullità dell'atto per difetto assoluto di attribuzione ai sensi dell'art. 21-septies della legge n. 241/1990, sostenendo che tale vizio, non soggetto a termine decadenziale, avrebbe potuto essere fatto valere anche contro l'ordinanza del 2018.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello e confermato la sentenza di primo grado. Ha condiviso la qualificazione dell'ordinanza del 2018 come atto meramente confermativo, in quanto il suo dispositivo si limitava a rinnovare l'intimazione contenuta nell'ordinanza del 2010, concedendo ulteriori 90 giorni per provvedere alla demolizione, senza introdurre una nuova lesione autonomamente impugnabile. Ha inoltre rilevato, in via ulteriore, che l'ordinanza impugnata avvisava soltanto che, in caso di ulteriore inadempimento, sarebbe seguita l'acquisizione gratuita al patrimonio comunale, preannunciando quindi l'esercizio eventuale di un potere non contestabile anticipatamente. Quanto alla nullità dedotta, il Collegio ha escluso che l'eventuale adozione dell'atto da parte dell'autorità incompetente integrasse un difetto assoluto di attribuzione: tale vizio ricorre quando l'amministrazione esercita un potere non previsto da alcuna norma, mentre l'esercizio del potere da parte di un ente diverso da quello competente, nell'ambito omogeneo della repressione dell'abusivismo edilizio nelle aree protette, potrebbe al più configurare incompetenza relativa, rilevante ai fini dell'annullabilità. In ogni caso, la censura era preclusa dal consolidamento dell'ordinanza del 2010. Il Collegio ha altresì precisato che l'obbligo del privato di demolire l'immobile abusivo sussiste indipendentemente dall'autorità competente a disporre l'eventuale acquisizione del bene in caso di inottemperanza. L'appellante è stato condannato al pagamento delle spese del grado, liquidate in euro 4.000, oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 29, comma 1, l. 394/1991

    La disposizione è richiamata dall'appellante quale base del potere autonomo dell'Ente Parco di ordinare la demolizione delle opere eseguite in difformità dalla normativa vincolistica nelle aree protette.

  • art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001

    La disposizione è richiamata dall'appellante con riferimento al potere di acquisizione gratuita del bene e dell'area di sedime in caso di inottemperanza all'ordine di demolizione; il Collegio non decide nel merito l'effettiva titolarità di tale potere, ritenendo la questione non rilevante e comunque preclusa.

  • art. 21-septies l. 241/1990

    Il difetto assoluto di attribuzione quale causa di nullità presuppone l'esercizio di un potere non previsto da alcuna norma. L'adozione di un atto da parte di un ente diverso da quello competente, nell'ambito di un settore amministrativo omogeneo, integra al più incompetenza relativa e quindi un vizio di annullabilità.

Massime di principio

  • Un provvedimento che si limita a rinnovare le statuizioni contenute in un precedente atto ormai consolidato, concedendo soltanto un ulteriore termine per adempiere, ha natura meramente confermativa e non produce una nuova lesione autonomamente impugnabile.
  • Il difetto assoluto di attribuzione, che determina la nullità del provvedimento, ricorre quando l'amministrazione esercita un potere non previsto da alcuna norma; l'esercizio di un potere esistente da parte di un'amministrazione diversa da quella competente, nell'ambito di uno stesso settore amministrativo, configura invece al più incompetenza relativa e un vizio di annullabilità.
  • La deduzione di un vizio di annullabilità non può essere utilizzata per rimettere in discussione un provvedimento amministrativo ormai consolidato per effetto della perenzione del giudizio originariamente instaurato contro di esso.
  • L'obbligo di demolizione di un immobile abusivo permane a carico del privato indipendentemente dall'autorità competente a disporre l'eventuale acquisizione del bene e dell'area di sedime in caso di inottemperanza.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniInvalidità del provvedimentoEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiEdiliziaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiNullità del provvedimentoIncompetenzaLegittimazione e interesse a ricorrereDecadenza e tardività

Testo integrale

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