Sentenza n. 3050/2026 - Napoli, Sezione 6
per l’esecuzione del giudicato formatosi sulla sentenza n. 3387/2024 depositata il 28.06.2024 dal Tribunale di Napoli Nord, nel giudizio RG n. 14748/2023.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione da parte del Ministero della sentenza civile passata in giudicato che riconosceva tre annualità della Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione dei docenti, per complessivi 1.500 euro
Esito
Favorevole al ricorrente (docente)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha promosso il giudizio di ottemperanza per ottenere l'esecuzione della sentenza n. 3387/2024 del Tribunale di Napoli Nord, con la quale il Ministero era stato condannato a riconoscere tre annualità della Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente, per un importo nominale complessivo di 1.500 euro. La sentenza non è stata impugnata ed è quindi passata in giudicato; è stata notificata in forma esecutiva presso la sede reale dell'Amministrazione e, alla data del ricorso, era decorso il termine dilatorio di 120 giorni previsto dall'art. 14, comma 1, d.l. n. 669/1996. Nonostante ciò, il Ministero non aveva dato esecuzione al giudicato. La ricorrente ha chiesto anche la nomina preventiva di un commissario ad acta in caso di ulteriore inerzia e la condanna alle spese, con distrazione in favore del difensore dichiaratosi antistatario.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso, rilevando che la sentenza del giudice ordinario, una volta passata in giudicato, impone all'Amministrazione di conformarsi al decisum e di far conseguire concretamente alla parte il bene della vita riconosciuto dal giudice civile. Ha accertato la definitività della sentenza, la rituale notificazione in forma esecutiva, il decorso del termine dilatorio di 120 giorni e l'assenza di esecuzione da parte del Ministero, costituitosi solo formalmente. Ha quindi ordinato al Ministero di assegnare alla ricorrente la Carta elettronica e di accreditare sulla stessa l'importo nominale di 1.500 euro, entro sessanta giorni dalla comunicazione della sentenza o dalla sua notificazione, se anteriore. Per l'eventuale ulteriore inerzia ha nominato commissario ad acta il direttore della DGOSV, con facoltà di delega, stabilendo che il commissario provveda, su istanza della ricorrente, nei successivi sessanta giorni. Il Ministero è stato inoltre condannato alle spese del giudizio, liquidate in 1.000 euro oltre accessori, alla restituzione del contributo unificato effettivamente versato e alla distrazione delle somme in favore del difensore antistatario.
Norme richiamate
art. 14, comma 1, d.l. n. 669/1996
Il decorso del termine dilatorio per l'esecuzione delle sentenze nei confronti delle amministrazioni pubbliche costituisce, nel caso concreto, un presupposto per procedere all'azione esecutiva e di ottemperanza.
Massime di principio
- Il giudicato formatosi su una sentenza del giudice ordinario che impone a una pubblica amministrazione l'attribuzione di una specifica utilità ha immediato valore conformativo-ordinatorio nei confronti dell'Amministrazione, la quale deve adottare gli atti necessari a far conseguire concretamente al destinatario il bene della vita riconosciuto dal giudice civile.
- L'azione di ottemperanza contro una pubblica amministrazione è accoglibile quando il giudicato sia divenuto definitivo, sia stato notificato in forma esecutiva e sia decorso il termine dilatorio previsto per l'esecuzione nei confronti delle amministrazioni pubbliche, senza che l'Amministrazione abbia adempiuto.
- In caso di persistente inerzia dell'Amministrazione dopo l'ordine giudiziale di esecuzione, il giudice dell'ottemperanza può nominare sin dalla sentenza un commissario ad acta, individuando l'organo amministrativo incaricato e fissando il termine per l'esecuzione sostitutiva su istanza della parte.
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