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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35373/2024 del 20/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Buffone era stato condannato per il reato di abuso d'ufficio per avere, secondo l'accusa, richiesto e ottenuto che la propria figlia fosse avviata a un tirocinio retribuito nell'ambito del programma PON Garanzia Giovani presso SACAL S.p.a., attraverso una forzatura della procedura di matching sulla piattaforma informatica e la modifica dei dati della candidata. In appello e poi in cassazione la difesa ha contestato: nullità formale della sentenza per firma diversa; errata applicazione dell'art. 323 c.p. in quanto mancava la violazione di legge o di regolamento e l'ingiusto vantaggio patrimoniale; insufficienza del materiale probatorio (prevalenza di materiale captativo); e, in via subordinata, intervenuta prescrizione del reato.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il motivo assorbente e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perche il fatto non sussiste. Il Collegio ha ritenuto che l'avviso pubblico e il manuale operativo del programma Garanzia Giovani attribuivano ampia discrezionalità ai soggetti ospitanti e prevedevano procedure di matching non vincolanti che non attribuivano al candidato un diritto acquisito al tirocinio. Di conseguenza non sussisteva la violazione di legge o regolamento e non si poteva ritenere realizzato l'ingiusto vantaggio patrimoniale necessario per integrare il reato di abuso d'ufficio; la corte ha quindi annullato la condanna pronunciata in precedenza.

Norme richiamate

  • art. 323 cod. pen. (abuso d'ufficio)

    La Corte ha interpretato che per integrare il reato di abuso d'ufficio occorre la violazione di una norma o di un regolamento che provochi un ingiusto vantaggio patrimoniale o un ingiusto danno. Nel caso concreto la disciplina e il manuale operativo del programma non stabilivano obblighi selettivi tali da configurare la violazione richiesta dalla fattispecie.

  • art. 546, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamata dalla difesa in ordine a una presunta nullità formale per sottoscrizione della sentenza: la questione non è stata ritenuta determinante rispetto al decisum assorbente sulla non sussistenza del fatto.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma processuale richiamata per la sintetizzazione dei motivi di ricorso; utilizzata in ordine alla formulazione dei motivi in cassazione dal difensore.

  • art. 3, comma 26, d.lgs. n. 163/2006

    Richiamato nel bando per definire i soggetti esclusi (organismi pubblici). La Corte lo utilizza per evidenziare che i soggetti ospitanti erano privati e godevano di discrezionalità nella selezione.

  • art. 107 TFUE

    Citato dalla difesa in ordine alla natura dell'indennità e al possibile aiuto di Stato; la Corte non ha ritenuto decisiva la questione ai fini della configurazione del reato penale contestato.

Massime di principio

  • Per integrare l'abuso d'ufficio occorre una violazione di legge o di regolamento che determini un ingiusto vantaggio patrimoniale o un ingiusto danno: mera facilitazione o segnalazione non è sufficiente se la procedura di selezione lascia ampia discrezionalità.
  • Quando un programma amministrativo prevede procedure di 'matching' o preselezione non vincolanti e attribuisce agli enti ospitanti la scelta finale, la manipolazione della fase di preselezione non determina automaticamente un diritto acquisito per il candidato e quindi non sempre costituisce reato.
  • L'esistenza di una posizione 'prodromica' all'assunzione o di una indennità di partecipazione non equivale automaticamente a un vantaggio patrimoniale rilevante per il reato penale: il vantaggio deve essere concreto e ingiusto rispetto a diritti altrui.
  • L'assoluzione o decisioni diverse pronunciate nei confronti di coimputati non rendono automaticamente insussistente il fatto per l'estraneo, ma la valutazione complessiva delle norme, delle procedure amministrative e del corpus probatorio può portare all'annullamento per non sussistenza.
  • La prescrizione va sempre considerata, ma se sussiste un motivo assorbente di merito (per esempio la non sussistenza del fatto) la Corte può annullare la condanna senza rinvio per quel motivo.
  • In casi similari è cruciale acquisire e valutare documentazione amministrativa (bandi, manuali operativi, piattaforme informatiche) per accertare il grado di discrezionalità e la concreta possibilità che la condotta abbia alterato diritti altrui.

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