Cassazione Penale, Sentenza n. 8369/2025 del 28/02/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Tribunale di Rimini aveva dichiarato la nullità, per vizio di esercizio dell'azione penale, del decreto di citazione diretta a giudizio limitatamente all'illecito amministrativo contestato alla società, ritenendo che l'art. 59 d.lgs. 231/2001 non prevederebbe la possibilità di contestare l'illecito tramite citazione diretta (art. 552 c.p.p.) e imponendo dunque la richiesta di rinvio a giudizio e l'udienza preliminare. Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza sostenendo che tale interpretazione è errata e che la contestazione dell'illecito dell'ente può avvenire con le stesse forme previste per il reato presupposto (compresa la citazione diretta), che l'ordinanza produce una stasi processuale insanabile e che la decisione del giudice implicava un esercizio abnorme del potere giurisdizionale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha qualificato l'ordinanza del Tribunale come atto abnorme (soprattutto per l'effetto di stasi che determinava), ha affermato che l'art. 59 d.lgs. 231/2001, letto in sistema con gli artt. 34, 36 e 38 del d.lgs. 231/2001 e con la Relazione governativa, non esclude la possibilità di contestare l'illecito amministrativo dell'ente mediante citazione diretta quando il reato-presupposto prevede tale rito, e ha dunque annullato l'ordinanza impugnata. Ne consegue la rimozione della dichiarazione di nullità parziale del decreto di citazione diretta con possibilità di proseguire il procedimento secondo la legittima forma di esercizio dell'azione penale prevista per il reato presupposto.
Norme richiamate
art. 59 d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231
"Quando non dispone l'archiviazione, il pubblico ministero contesta all'ente l'illecito amministrativo dipendente dal reato. La contestazione dell'illecito è contenuta in uno degli atti indicati dall'articolo 407-bis, comma 1, del codice di procedura penale."
La Corte interpreta l'art. 59 come rinvio alle forme di esercizio dell'azione penale indicate in 407-bis (e, per sistema, al libro VIII del c.p.p. quando il reato-presupposto prevede la citazione diretta), ravvisando nella mancanza di un rinvio esplicito al libro VIII una omissione non voluta del legislatore e non una volontà di escludere la citazione diretta per l'ente.
art. 34 d.lgs. 231/2001
"Nel procedimento di accertamento dell'illecito amministrativo dell'ente, dipendente da reato, si osservano le disposizioni del codice di procedura penale, in quanto compatibili."
Consente l'applicazione delle norme processuali previste per il reato-presupposto anche all'illecito amministrativo dell'ente, purché compatibili: la Corte ritiene compatibile la citazione diretta quando prevista per il reato.
art. 36 d.lgs. 231/2001
"Le disposizioni processuali collegate relative ai reati dai quali l'illecito amministrativo dipende" devono essere osservate per la composizione e le modalità processuali.
Secondo la Corte il richiamo alle disposizioni processuali collegate comporta che le modalità di esercizio dell'azione penale seguano il rito previsto per il reato-presupposto (es. citazione diretta se prevista).
art. 38 d.lgs. 231/2001
"Il procedimento per l'illecito amministrativo dell'ente è riunito al procedimento penale instaurato nei confronti dell'autore del reato da cui l'illecito dipende."
Impone il principio del 'simultaneus processus' e giustifica la trattazione unitaria del reato e dell'illecito amministrativo, ostando a una separazione sistematica dei procedimenti quando non sussistono le eccezioni di legge.
art. 407-bis, comma 1 c.p.p.
"Il pubblico ministero... esercita l'azione penale, formulando l'imputazione, nei casi previsti... ovvero con richiesta di rinvio a giudizio."
È il riferimento normativo richiamato dall'art. 59; la Corte ricostruisce che il rinvio a 407-bis include le modalità di esercizio contemplate dal codice, e che la citazione diretta rientra tra le modalità possibili quando il reato-presupposto la prevede.
art. 550 e ss. c.p.p. (citazione diretta)
Norme che disciplinano l'esercizio dell'azione penale mediante citazione diretta e gli effetti processuali di tale scelta.
La Corte ritiene che, quando il reato-presupposto prevede la citazione diretta, la contestazione dell'illecito amministrativo dell'ente possa legittimamente essere contenuta nel decreto di citazione diretta.
art. 550, comma 3 c.p.p.
"Se il pubblico ministero esercita l'azione penale con citazione diretta per un reato per il quale è prevista l'udienza preliminare, il giudice deve disporre con ordinanza la trasmissione degli atti al pubblico ministero."
Richiamata dalle parti in motivo di sanabilità della nullità; la Corte considera però che l'annullamento per vizio così motivato dal giudice a quo determina una stasi processuale ingiustificata e non corrisponde all'interpretazione sistematica del decreto 231.
art. 178 e art. 179 c.p.p.
Norme che prevedono la nullità dell'atto per vizi dell'esercizio dell'azione penale e le relative conseguenze.
Il Tribunale aveva invocato tali norme per dichiarare la nullità; la Corte tuttavia ha ritenuto l'ordinanza abnorme perché la nullità così dichiarata produceva una stasi processuale insanabile.
art. 62 d.lgs. 231/2001
"Se manca l'udienza preliminare, si applicano, secondo i casi... le disposizioni del procedimento per decreto... e dell'udienza dibattimentale a seguito di citazione diretta (art. 555)..."
La norma conferma che il legislatore del d.lgs. 231 ha previsto la possibilità di utilizzare la citazione diretta nell'ambito dei procedimenti per la responsabilità degli enti.
Massime di principio
- La contestazione dell'illecito amministrativo dell'ente può essere effettuata con le stesse forme previste per il reato-presupposto: se per il reato è prevista la citazione diretta, l'illecito dell'ente può essere contestato mediante citazione diretta.
- L'art. 59 d.lgs. 231/2001 va letto in sistema con gli artt. 34, 36 e 38: la mancanza di un rinvio formale al libro VIII del c.p.p. è da considerarsi omissione formale e non volontà di escludere la citazione diretta.
- Deve essere perseguito il principio del 'simultaneus processus': il reato e l'illecito amministrativo devono essere trattati unitariamente salvo le eccezioni tassative previste dall'art. 38, comma 2.
- Il giudice non deve dichiarare nullità formali che determinino una stasi processuale insanabile: decisioni che impongono un'inattivabilità del processo possono essere qualificate come atti abnormi impugnabili in Cassazione.
- In caso di dubbio interpretativo sull'applicabilità di una forma di esercizio dell'azione penale all'ente, occorre privilegiare un'interpretazione sistematica e teleologica che assicuri l'effettività del processo e l'unità del procedimento.
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