Cassazione Penale, Sentenza n. 00313/2026 del 07/01/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'Appello di Palermo del 24/09/2024 sollevando, a seconda dei casi, molteplici censure: contestazione della qualificazione della detenzione di stupefacente come finalità di spaccio (anziché consumo personale); vizio di motivazione e travisamento della prova con riferimento a riprese video e intercettazioni; mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche; errata quantificazione della pena e mancata risposta a specifici motivi di appello; mancata derubricazione nella ipotesi di lieve entità (art. 73, comma 5, DPR 309/90); prescrizione del reato; illegittimità della confisca del denaro ritrovato; vizio nell'applicazione dell'aggravante dell'art. 80 DPR 309/90 (partecipazione con minorenne) e diniego del beneficio della sospensione condizionale della pena. In sintesi, le impugnazioni miravano a ottenere l'assoluzione, la derubricazione, la rideterminazione della pena, l'annullamento della confisca o la declaratoria di prescrizione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi non ammissibili e/o manifestamente infondati e li ha tutti rigettati. Per ciascun ricorrente la Suprema Corte ha ritenuto corretta la valutazione di merito: ha confermato la qualificazione della detenzione come illecita e, ove accertato, finalizzata alla cessione (valutazione sorretta da elementi quali quantità, modalità di custodia, riprese video e intercettazioni); ha rigettato i profili di prescrizione (calcolo dei termini ritenuto non ancora maturato alla data della sentenza d'appello o inammissibilità della rilevazione in Cassazione); ha ritenuto non viziata la rideterminazione delle pene da parte della Corte d'Appello; ha respinto i tentativi di proporre una nuova valutazione del materiale probatorio (videosorveglianza e intercettazioni), ricordando che la Cassazione non è sede di revisione del merito salvo manifesta illogicità; ha confermato la confisca del denaro nei casi in cui la Corte di merito abbia motivato il nesso di pertinenzialità con l'attività di spaccio; ha ritenuto applicabile l'aggravante di cui all'art. 80 DPR 309/90 secondo l'interpretazione estesa richiamata nella motivazione; ha respinto le richieste di sospensione condizionale della pena per valutazione prognostica adeguatamente motivata. Infine, i ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali.
Norme richiamate
art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 (commi 4 e 5)
La Corte ha applicato le distinzioni tra detenzione per uso personale e detenzione a fini di spaccio, ritenendo che la destinazione allo spaccio non sia causa di non punibilità ma elemento costitutivo da provare dall'accusa; tuttavia il giudice di merito può inferire la destinazione a cessione sulla base di quantità, modalità e circostanze oggettive.
art. 80 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 (comma 1, lett. b)
L'aumento di pena previsto per l'uso o l'impiego di minorenni è interpretato in senso non restrittivo: il rinvio all'art. 112 cod. pen. n.4 si estende alle ipotesi previste da quella norma e non richiede l'esistenza dell'arresto obbligatorio in flagranza.
art. 81 cod. pen.
Applicato il principio della continuazione tra reati; la Corte d'Appello ha rideterminato le pene complessive tenendo conto delle continuazioni e la Cassazione ha ritenuto regolare la modalità di calcolo adottata.
art. 110 cod. pen.
Riconosciuto il concorso nel reato quando la partecipazione e le modalità operative risultano dagli elementi di fatto (videosorveglianza/intercettazioni).
art. 133 cod. pen.
Sul riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche il giudice di merito può motivare il diniego richiamando gli elementi ritenuti prevalenti: la Cassazione sindaca solo la manifesta illogicità della motivazione.
art. 164 cod. pen.
Il giudizio prognostico per la concessione della sospensione condizionale della pena è discrezionale; la Corte d'Appello può limitarsi agli elementi ritenuti decisivi.
art. 240 cod. pen.
La confisca è ammessa per i beni che costituiscono profitto del reato quando il nesso di derivazione diretta è adeguatamente motivato; in materia di stupefacenti il giudice deve valutare se il denaro è provento di attività di cessione e, per la sola detenzione, si applicano limiti e condizioni diversi (art. 240-bis).
art. 240-bis cod. pen.
Richiamato come criterio per la confisca di denaro il cui valore risulti sproporzionato al reddito e la cui provenienza non sia giustificata.
art. 73 comma 7-bis d.P.R. 309/90
Prevede, in caso di condanna per reati di stupefacenti, la confisca delle cose che ne costituiscono profitto o prodotto; la Corte ha ritenuto applicabile quando il denaro è collegato all'attività di vendita comprovata.
art. 129 cod. proc. pen.
La Corte ricorda che l'inammissibilità manifesta del ricorso per Cassazione preclude il valido rapporto di impugnazione e impedisce la rilevazione ex officio di cause di non punibilità maturate successivamente.
art. 112 cod. pen. (n. 4)
Richiamato rispetto all'aggravante per l'uso/coinvolgimento di minorenni; la Corte interpreta il rinvio come esteso alle ipotesi previste dalla norma.
art. 380 e art. 381 cod. proc. pen.
Richiamati per chiarire la distinzione tra reati per cui l'arresto in flagranza è obbligatorio e quelli per cui è facoltativo, con riferimento all'interpretazione dell'art. 80 DPR 309/90.
Massime di principio
- La valutazione della destinazione della sostanza (uso personale vs finalità di spaccio) è onere dell'accusa ma può essere ricavata dal giudice di merito dalle circostanze (quantità, modalità di conservazione, confezionamento, comportamenti e riscontri investigativi); la Cassazione non rivede la valutazione del merito se adeguatamente motivata.
- Le riprese video e le intercettazioni costituiscono prova utilizzabile per l'affermazione di responsabilità; la loro interpretazione è questione di fatto di competenza del giudice di merito e sindacabile in Cassazione solo per manifesta illogicità o travisamento.
- La confisca del denaro è legittima se il giudice dimostra il nesso di derivazione diretta dal profitto dell'attività di spaccio; se la condanna riguarda soltanto la detenzione occorre una specifica prova che il denaro sia sproporzionato al reddito o non giustificabile (art. 240-bis).
- Il giudizio prognostico per benefici (sospensione condizionale, ecc.) è discrezionale e può valorizzare gli elementi ritenuti prevalenti dall'autorità giudicante; la semplice elencazione di fatti favorevoli da parte della difesa non impone alla Corte di merito di considerarli determinanti.
- Le circostanze attenuanti generiche possono essere escluse dal giudice di merito motivando la prevalenza di elementi ostativi; la Cassazione controlla solo la presenza di motivazione non contraddittoria e non manifestamente illogica.
- La corretta determinazione e computo della prescrizione richiede attenzione ai termini e alle sospensioni processuali; inoltre, se il ricorso per Cassazione è dichiarato manifestamente infondato o inammissibile, ciò può impedire il riconoscimento di cause di non punibilità rilevabili successivamente.
- L'aggravante legata al coinvolgimento di minorenni (art. 80 DPR 309/90 in relazione all'art. 112 cod. pen.) non è soggetta a una lettura restrittiva limitativa all'arresto obbligatorio in flagranza, ma va interpretata secondo il rinvio legislativo alle ipotesi previste dall'art. 112.
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