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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 609/2024 del 08/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Cavallaro impugna l'ordinanza del Tribunale del riesame di Catanzaro che aveva rigettato il suo appello avverso l'ordinanza del GIP del 19/01/2023, con cui era stata applicata la misura interdittiva della sospensione per 6 mesi dall'incarico di addetto alla gestione del risparmio presso l'Ufficio postale di Catanzaro, nel contesto di un'indagine per peculato continuato. Il ricorrente deduceva, in cassazione, vizio di motivazione e violazione di legge in relazione alla presunta insufficienza del quadro indiziario (in particolare sulla consulenza calligrafica e sulla denuncia dei privati) e alla mancata dimostrazione della concretezza e attualità del pericolo di recidiva.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Ha rilevato che la misura interdittiva era già cessata il 28/06/2023 (essendo stata disposta dal GIP con decorrenza 28/01/2023 per sei mesi), per cui non sussiste più un interesse concreto, attuale e giuridicamente apprezzabile del ricorrente a rimuovere il provvedimento tramite gravame in sede penale. La Corte ha inoltre ricordato che l'eventuale riparazione pecuniaria prevista dall'art. 314 c.p.p. riguarda soltanto l'ingiusta detenzione e non può compensare l'interesse all'impugnazione di misure interdittive cessate. Pertanto il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    La norma relativa alla riparazione economica per ingiusta detenzione non si applica alle misure interdittive; dunque la possibilità di ottenere un ristoro pecuniario non costituisce ragione sufficiente per mantenere l'interesse a impugnare una misura interdittiva divenuta inefficace.

Massime di principio

  • Se la misura cautelare interdittiva è cessata prima della decisione sull'impugnazione, il ricorso per la sua rimozione può diventare inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse: l'interesse ad impugnare deve essere concreto, attuale e giuridicamente apprezzabile.
  • La possibilità di chiedere un risarcimento economico non sostituisce l'interesse processuale in sede penale: l'art. 314 c.p.p. riguarda esclusivamente l'ingiusta detenzione e non valorizza l'impugnazione di misure interdittive cessate.
  • Per mantenere efficace un gravame contro una misura cautelare è importante proporre l'impugnazione tempestivamente, prima della naturale scadenza della misura, oppure dimostrare che sussistono effetti concreti e perduranti (es. conseguenze disciplinari o reputazionali non eliminate) che rendono attuale l'interesse a rimuovere il provvedimento.
  • Quando si contesta la sussistenza del quadro indiziario o la concretezza del pericolo di recidiva, è utile documentare nel ricorso fatti e prove che dimostrino l'assenza di un rischio attuale e specifico (ad es. cambio di mansioni e impossibilità materiale di reiterare il presunto illecito), poiché argomentazioni generiche sulla mutata situazione possono risultare insufficienti.
  • Se la misura è già cessata e permangono danni patrimoniali o di immagine, il ricorrente dovrebbe valutare i rimedi appropriati in sede civile o disciplinare/amministrativa, oltre a verificare se esistono strumenti processuali idonei a tutelare interessi non più perseguibili con l'impugnazione penale della misura cautelare.

Testo integrale

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