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Sentenza

Sentenza n. 486/2026 - C.g.a.r.s, Sezione 1

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza) n. 879/2026, resa tra le parti, depositata in data 31 marzo 2026 che ha accolto il ricorso proposto in primo grado dalla società appellata.

Giustizia amministrativa202600379

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
CGARSSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: sentenza del TAR Sicilia che aveva accolto il ricorso avverso il silenzio del Comune e ordinato la conclusione del procedimento di nuova destinazione urbanistica dell’area

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (proprietario)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società proprietaria aveva chiesto al Comune di Palermo l’attribuzione della destinazione urbanistica B3 all’area sulla quale sorge l’edificio di via E. Morselli, sostenendo l’avvenuta decadenza del vincolo a sede stradale preordinato all’esproprio. A fronte dell’inerzia comunale, aveva proposto ricorso ex art. 117 c.p.a. Il TAR aveva accertato l’obbligo del Comune di concludere il procedimento entro 180 giorni, prevedendo, in caso di ulteriore inerzia, la nomina di un commissario ad acta. Il Comune ha appellato sostenendo che il termine fosse incongruo e incompatibile con la tempistica prevista dall’art. 26 della l.r. n. 19/2020 per le varianti urbanistiche parziali. Ha dedotto che l’ufficio tecnico stava predisponendo un progetto di variante concernente anche altre aree bianche, secondo criteri e tempi fissati dall’amministrazione. La società appellata ha sostenuto, invece, che l’allargamento stradale derivasse da un manifesto errore cartografico e che la relativa correzione non richiedesse l’intero procedimento previsto per le varianti urbanistiche complesse; ha inoltre contestato l’ammissibilità dell’istanza cautelare e il difetto di periculum in mora, evidenziando i pregiudizi derivanti dall’ulteriore ritardo.

La decisione

Il CGARS ha respinto l’appello. Ha ritenuto che il Comune non potesse contestare la brevità del termine di 180 giorni isolandola dal complessivo ritardo già maturato: l’amministrazione era formalmente inadempiente sin dalla diffida del 25 giugno 2025 e, alla data della decisione, erano trascorsi oltre 310 giorni senza l’adozione di un provvedimento definitivo, che risultava ancora, nella migliore delle ipotesi, in itinere. Il termine assegnato dal TAR, inoltre, non era ancora scaduto. Il Collegio ha chiarito che la nomina del commissario ad acta non priva l’amministrazione del potere di provvedere autonomamente: fino all’insediamento e all’adozione del provvedimento sostitutivo conserva la facoltà di adempiere; anche dopo l’insediamento può continuare a esercitare i propri poteri, sotto la vigilanza, con la cooperazione o con la possibile sostituzione del commissario. La sentenza di primo grado non aveva imposto una specifica destinazione urbanistica né si era sostituita alle valutazioni discrezionali comunali, ma aveva soltanto accertato l’obbligo di colmare il vuoto urbanistico conseguente alla decadenza del vincolo, lasciando al Comune la scelta della nuova zonizzazione. La nomina del commissario è stata qualificata come strumento di impulso e di rimozione degli ostacoli tecnici e burocratici, non come compressione anticipata della discrezionalità amministrativa. L’eccezione sull’ammissibilità della sospensiva non è stata esaminata perché la causa è stata definita nel merito con sentenza semplificata. Spese compensate.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    ricorso avverso il silenzio

    Consente di chiedere l’accertamento dell’illegittimità del silenzio e dell’obbligo dell’amministrazione di provvedere con un atto espresso.

  • art. 60 c.p.a.

    sentenza in forma semplificata

    Ha consentito la definizione della controversia in camera di consiglio con sentenza semplificata, previo avviso alle parti.

  • art. 26 l.r. n. 19/2020

    È stato invocato dal Comune quale parametro della tempistica applicabile alle varianti urbanistiche parziali; il CGARS ha escluso che tale richiamo giustificasse l’ulteriore ritardo, considerato il tempo complessivamente già trascorso.

Massime di principio

  • Nel giudizio avverso il silenzio, la congruità del termine assegnato dal giudice per concludere il procedimento deve essere valutata alla luce del tempo complessivamente già trascorso e dell’inerzia anteriormente maturata, non isolando il termine giudiziale dal precedente ritardo dell’amministrazione.
  • L’accertamento giudiziale dell’obbligo di provvedere a seguito della decadenza di un vincolo urbanistico non sostituisce l’amministrazione nelle scelte di pianificazione: il giudice può imporre la rimozione del vuoto urbanistico, lasciando all’ente la scelta discrezionale della concreta destinazione di zona.
  • La previsione della nomina di un commissario ad acta non determina, di per sé, la perdita dei poteri di amministrazione attiva da parte dell’amministrazione obbligata. Fino all’adozione del provvedimento sostitutivo l’amministrazione può provvedere autonomamente e, anche dopo l’insediamento del commissario, può continuare ad agire sotto la vigilanza o con la cooperazione del commissario, salva la sua facoltà di sostituzione.
  • L’intervento del commissario ad acta nell’esecuzione di una pronuncia sul silenzio è diretto a rimuovere gli ostacoli tecnici e burocratici che hanno determinato l’inerzia, non a impedire all’amministrazione di eseguire spontaneamente la sentenza né a comprimere la discrezionalità amministrativa spettantele.

Come è indicizzato

MaterieVincoli urbanisticiTermini e notificazione del ricorsoGiudizio di ottemperanza
RamiUrbanistica e governo del territorioProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneEffetto conformativo e riedizione del potereOttemperanza e commissario ad actaDiscrezionalità amministrativa e tecnica

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