Cassazione Civile, Sentenza n. 17930/2020 del 27/08/2020
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione della sentenza d'appello che aveva dichiarato la nullità del contratto di vendita di 54 alpaca per incommerciabilità del bene a causa della presenza di paratubercolosi/linfadenite caseosa; la Corte d'appello aveva ritenuto applicabile, per analogia estensiva, il divieto di scambio previsto dal d.lgs. n.193/2005 (attuazione della direttiva 2003/50/CE) riferito a ovini e caprini anche agli alpaca, escludendo la condanna dell'acquirente al pagamento del prezzo e negando il risarcimento alla venditrice. La ricorrente ha impugnato la decisione in Cassazione sostenendo che la corte territoriale aveva errato nell'interpretare estensivamente norme veterinarie specifiche e aveva omesso di applicare correttamente le norme sui vizi della cosa venduta e sull'onere della prova.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso, ritenendo errata l'estensione a specie diverse (camelidi) della norma che vieta lo scambio per determinate patologie elencate per ovini e caprini. Ha cassato la sentenza della Corte d'appello in relazione a questo punto e ha disposto il rinvio alla Corte d'appello di Perugia per un nuovo esame alla luce del principio di diritto affermato: la nullità per incommerciabilità sussiste solo se la patologia è espressamente prevista dal Regolamento di polizia veterinaria o da altra disposizione normativa per la specie venduta; negli altri casi si applica la disciplina sui vizi della cosa venduta (art.1496 c.c.) e sulle qualità promesse. Gli altri motivi di ricorso sono stati dichiarati assorbiti. La Corte d'appello dovrà riesaminare la questione e deciderà anche sulle spese.
Norme richiamate
Regolamento di polizia veterinaria (D.P.R. n. 320 del 1954), art. 1
La nullità per incommerciabilità sussiste quando la patologia è espressamente indicata nel Regolamento per la specifica specie; il giudice non può estendere d'ufficio l'elenco a specie diverse da quelle normativamente previste
Decreto legislativo n. 193 del 2005
d.lgs. n. 193/2005 (attuazione direttiva 2003/50/CE)
Regolamenta controlli e divieti di movimento per ovini e caprini in relazione a determinate patologie (es. paratubercolosi); la Corte d'appello non poteva applicarne le previsioni direttamente agli alpaca in assenza di una previsione normativa che coinvolgesse espressamente i camelidi
Direttiva 2003/50/CE
Fonte comunitaria richiamata dal d.lgs. 193/2005; utile nel quadro dei controlli sui movimenti intra-UE, ma non idonea a creare automaticamente un divieto di commercio per specie non ricomprese dalle norme di recepimento
Regolamento (UE) n. 429/2016
Regolamento europeo 429/2016
Richiamato come quadro giuridico europeo più recente in materia di sanità animale e controlli sui movimenti transnazionali; dimostra l'evoluzione normativa sovranazionale ma non è stato applicato per creare il divieto contestato
Individua la disciplina della responsabilità del venditore per vizi della cosa venduta; la Corte afferma che, quando la patologia non determina incommerciabilità normativa, le conseguenze devono essere valutate come vizi della cosa ai sensi di questo articolo
Codice di procedura civile, artt. 115 e 116
Norme sul potere istruttorio del giudice e sulle prove; citate in relazione alla motivazione e alle valutazioni probatorie compiute dalla Corte d'appello
Codice di procedura civile, art. 360
Norma che disciplina i motivi di cassazione utilizzati per contestare la sentenza impugnata (in particolare vizi di motivazione e violazione di legge)
Decreto legislativo n. 146 del 26 marzo 2001
d.lgs. 146/2001 (attuazione direttiva 98/58/CE)
Rilevato dalle parti in relazione agli obblighi di custodia e responsabilità del detentore/custode/proprietario degli animali negli allevamenti; la Corte osserva che le responsabilità tra soggetti vanno valutate secondo le fonti specifiche
Massime di principio
- La nullità del contratto di vendita per incommerciabilità del bene richiede che la patologia sia espressamente prevista come motivo di divieto per la specie venduta da norme nazionali o comunitarie; il giudice non può estendere tale divieto per analogia a specie diverse.
- Se la malattia non è espressamente inserita nelle norme che vietano lo scambio per la specie interessata, le conseguenze devono essere valutate secondo le regole sui vizi della cosa venduta (art. 1496 c.c.): azione per difetto, riduzione del prezzo, risarcimento o restituzione a seconda dei casi.
- In controversie simili, occorre verificare preliminarmente il quadro normativo veterinario applicabile alla specifica specie (norme nazionali aggiornate, attuazioni di direttive UE e regolamenti comunitari) prima di dedurre l'incommerciabilità.
- La conoscenza della malattia da parte dell'acquirente al momento del contratto può influire sui rimedi esperibili (es. preclusione di alcune pretese); è necessario valutare le prove sulla consapevolezza e sulle pattuizioni contrattuali.
- Il giudice deve rispettare la distinzione tra fonti che dichiarano l'incommerciabilità per specifiche specie e la disciplina generale sui vizi: non è consentito sostituirsi al legislatore nell'estendere divieti sanitari ad altre specie non normativamente incluse.
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