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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19191/2025 del 22/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I due imputati hanno impugnato la sentenza della Corte di appello di Napoli che, in funzione di giudice del rinvio, ha rideterminato la pena nei loro confronti per i reati di traffico di stupefacenti (art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309) e associazione di tipo mafioso (art. 416-bis.1 c.p.). Pesacane ha censurato l'omessa valutazione da parte della Corte di appello delle condizioni per pronunciare il proscioglimento ai sensi dell'art. 129 c.p.p. Vitale ha lamentato la mancata concessione delle attenuanti generiche nella loro massima estensione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. Quanto a Pesacane, la Corte ha ritenuto che le doglianze sulla mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento ex art. 129 c.p.p. non siano deducibili in cassazione avverso decisioni adottate ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., salvo i specifici profili relativi alla formazione della volontà di accedere al concordato in appello, al consenso del Procuratore Generale o al contenuto difforme della pronuncia del giudice; inoltre l'effetto devolutivo limita la cognizione del giudice ai soli motivi non rinunciati in appello. Quanto a Vitale, la Corte ha ritenuto le censure manifestamente infondate: la Corte di appello, dopo aver escluso la recidiva, ha ricalibrato la dosimetria (tenendo conto dell'aggravante per associazione mafiosa e concedendo attenuanti per complessivi quattro anni e quattro mesi), motivando la scelta con l'oggettiva gravità della condotta e il contesto camorristico; la valutazione discrezionale della pena non è stata viziata da arbitrio. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e a una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 599-bis cod. proc. pen.

    Limita l'ambito di impugnazione in cassazione delle sentenze rese a seguito di concordato in appello: il ricorso è ammesso solo su questioni relative alla formazione della volontà di aderire, al consenso del Procuratore Generale o al contenuto difforme della pronuncia del giudice.

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Prevede condizioni per pronunciare il proscioglimento; però, secondo la Corte, le doglianze sulla mancata valutazione di tali condizioni non sono ammissibili in cassazione quando l'impugnazione riguarda una decisione ai sensi dell'art. 599-bis e i relativi profili non rientrano nei limiti consentiti.

  • artt. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Norma sul traffico di stupefacenti, indicata come titolo di reato contestato.

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    Aggravante per i reati commessi nell'ambito di associazione mafiosa; rilevante nella dosimetria della pena e ritenuta non bilanciabile in aumento in questo caso.

  • art. 62-bis cod. pen.

    Circostanze attenuanti che possono essere equivalenti ad altri istituti (qui considerate in rapporto alla recidiva), il cui riconoscimento è rimesso alla valutazione del giudice di merito.

  • art. 63 cod. pen.

    Disciplina le aggravanti; la Corte ha valutato gli effetti dell'aggravante mafiosa sulla pena complessiva.

  • art. 132 e 133 cod. pen.

    Principi di individualizzazione e quantificazione della pena: la Corte ha richiamato la discrezionalità del giudice di merito nella dosimetria, opponendo limiti al sindacato di cassazione salvo arbitrarietà o illogicità.

  • art. 624 cod. proc. pen.

    Stabilisce i poteri del giudice di rinvio: la cognizione si estende anche agli aspetti intimamente connessi a quelli annullati, quando non suscettibili di autonoma decisione.

  • art. 611 cod. proc. pen.

    Prevede la trattazione scritta; richiamato proceduralmente nella fase di trattazione del ricorso.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente di condannare i ricorrenti al pagamento delle spese e a una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità o rigetto del ricorso.

  • art. 27 Cost.

    Richiamato in relazione alle esigenze di individualizzazione della pena e al bilanciamento tra elementi favorevoli e sfavorevoli nella concessione delle attenuanti.

Massime di principio

  • Avverso decisioni rese ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. la Cassazione ammette ricorso solo per profili specifici: formazione della volontà di concordare in appello, consenso del Procuratore Generale o difformità della pronuncia; questioni diverse sono inammissibili.
  • Le doglianze sulla mancata valutazione del proscioglimento ex art. 129 c.p.p. non sono ammissibili in cassazione se non rientrano nei limiti di cui all'art. 599-bis o se l'imputato ha rinunciato ad altre censure in appello.
  • Il giudice del rinvio ha poteri anche sulle questioni logicamente e giuridicamente connesse al punto annullato: vanno valutate le conseguenze sulla dosimetria e sulle statuizioni strettamente dipendenti dalla questione annullata.
  • La quantificazione della pena, incluse maggiorazioni e diminuzioni, rientra nella discrezionalità del giudice di merito; la Cassazione interviene solo se emergono arbitrio, illogicità o violazione manifesta dei criteri legali.
  • La mancata concessione delle attenuanti generiche nella massima estensione non obbliga il giudice ad accogliere tutti gli elementi favorevoli: è sufficiente che il trattamento sanzionatorio complessivo sia congruo e motivato rispetto alle esigenze di individualizzazione.
  • Proceduralmente, i ricorsi manifestamente infondati o inammissibili espongono i ricorrenti a condanne per spese e a sanzioni pecuniarie a favore della Cassa delle ammende.

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