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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32465/2023 del 26/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente disposto dal G.I.P. nei confronti della SANTINI per concorso nei reati di indebita compensazione (art. 10‑quater d.lgs. n. 74/2000) ai capi 109), 122) e 148) della rubrica. La ricorrente deduceva: (i) vizio di motivazione e violazione di legge perché la prova della consapevolezza del contributo della SANTINI era insufficiente (la difesa sosteneva che si era limitata al ruolo di consulente fiscale e che i colloqui con OLIVA erano espressione di "fascinazione" e non di consapevolezza del carattere fraudolento delle operazioni); (ii) mancata motivazione sul periculum in mora, poiché il Tribunale si era limitato a generiche affermazioni sul rischio di dispersione patrimoniale.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto sussistente il fumus commissi delicti e il periculum in mora: la SANTINI era stata individuata come consulente/intermediario nelle indebite compensazioni e gestore contabile di una societa' "cartiera" (COMPUTEK), con prova documentale (fattura emessa dalla ricorrente) e con trasmissione dei modelli F24 a favore di terze imprese; inoltre sono state valorizzate comunicazioni tra la SANTINI e OLIVA (con frasi quali "insieme dobbiamo costruire un impero...su me puoi contare sempre sono leale e fedele" e "non dubitare mai di me...non parlo neanche sotto tortura") ritenute sintomatiche della consapevolezza e dell'adesione all'organizzazione fraudolenta. Quanto al periculum, il Tribunale ha ritenuto concreto il rischio di dispersione patrimoniale alla luce della spregiudicatezza della condotta e dell'assenza di elementi probatori sulla capienza patrimoniale della ricorrente. Conseguentemente il provvedimento di sequestro è stato confermato e la ricorrente condannata alle spese processuali e al pagamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 10‑quater d.lgs. n. 74 del 2000

    Norma richiamata quale titolo di reato per le indebite compensazioni; la misura cautelare reale (sequestro finalizzato alla confisca per equivalente) è stata disposta per conservare il profitto derivante da tali illeciti contestati in concorso.

  • Giurisprudenza: Sez. 2, n. 18331 del 22/04/2016 (Iommi)

    Richiamata per il principio secondo cui, in sede di riesame di misure cautelari reali, il giudice compie una valutazione sommaria del fumus e può rilevare il difetto dell'elemento soggettivo solo se esso emerge "ictu oculi"; ciò giustifica la valorizzazione di elementi indiziari evidenti (es. comunicazioni) ai fini della misura cautelare.

Massime di principio

  • In materia di misure cautelari reali (sequestro finalizzato alla confisca per equivalente) il giudice effettua una valutazione sommaria del fumus del reato: non è richiesto il grado di prova proprio del giudizio di merito, ma elementi indiziari chiari possono legittimare la misura.
  • La qualifica professionale di consulente fiscale non esclude di per sé la responsabilità: occorre valutare se l'attività svolta sia sostanzialmente funzionale alla realizzazione del sistema fraudolento (gestione contabile, trasmissione di F24, emissione di fatture, ecc.).
  • Comunicazioni e rapporti personali (espressioni di lealtà, adesione al progetto comune) possono assumere rilievo probatorio ai fini della consapevolezza e della partecipazione a un sodalizio criminoso, specialmente in sede cautelare quando il giudice opera una valutazione sommaria.
  • Il periculum in mora (rischio di dispersione patrimoniale) può essere desunto dalla condotta spregiudicata dell'indagato e dall'assenza di prove riguardo alla capacità patrimoniale a soddisfare eventuali misure; la difesa deve fornire elementi concreti per escludere tale rischio.
  • I ricorsi che si limitano a proporre una diversa valutazione delle risultanze probatorie senza anzitutto censurare la violazione di norme di diritto rischiano di essere dichiarati inammissibili per manifesta infondatezza.

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