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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35847/2025 del 03/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Roma che aveva dichiarato inammissibile l'istanza di riesame proposta da Caronti Alfa avverso il decreto di sequestro preventivo (28/02/2025) di un'area di circa 3.500 mq ritenuta discarica abusiva. La ricorrente agiva sia in proprio sia nella qualità di legale rappresentante della GESAM Srl. Il giudice del riesame aveva ritenuto inammissibile il ricorso proposto dalla Caronti in proprio perché la stessa non era proprietaria dell'area né aveva allegato altro titolo che potesse giustificare un interesse alla restituzione del bene. In Cassazione la difesa aveva proposto tre motivi: (1) errore nel ritenere inesistente l'interesse della ricorrente (posto che, quale legale rappresentante della GESAM, avrebbe interesse a eseguire il contratto di appalto con il Comune e a evitare oneri per inadempienza); (2) mancata autonoma valutazione del giudice del riesame rispetto alle censure del PM e insufficiente verifica del fumus commissi delicti e delle responsabilità della ricorrente nella scelta del sito; (3) errore nel ravvisare il pericolo nel ritardo senza indicarne gli indici.

La decisione

Prima dell'esame dei motivi di merito, il difensore della ricorrente, con atto del 4 giugno 2025 e munito di procura speciale, ha dichiarato espressamente la rinuncia al ricorso (sia in proprio sia nella qualità di legale rappresentante della GESAM). Per tale ragione la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 500,00 in favore della Cassa delle ammende. La decisione di inammissibilità discende dalla rinuncia: la Corte osserva altresì che, pur non essendo chiarito il motivo della rinuncia (ad es. soddisfazione dell'interesse), non può escludersi una proposizione colposa del ricorso e pertanto opera la condanna ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 616 cod. proc. pen.

    La norma è stata richiamata per giustificare la condanna della ricorrente al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende in relazione alla dichiarata inammissibilità del ricorso e alla possibile colpevolezza nella sua proposizione

Massime di principio

  • Per impugnare con successo un provvedimento cautelare reale (es. sequestro preventivo) in sede di riesame è necessario non solo avere legittimazione formale (es. essere indagato) ma anche un interesse concreto: occorre dimostrare un titolo giuridico sul bene o un altro interesse concreto alla restituzione o al miglioramento della propria posizione soggettiva.
  • Il legale rappresentante di una società può avere interesse a impugnare se dimostra che il provvedimento incide direttamente sulla posizione contrattuale o patrimoniale della società e, indirettamente, su obblighi a proprio carico; tale collegamento deve essere documentato e non presunto.
  • Il giudice del riesame deve compiere una valutazione autonoma e critica delle allegazioni del Pubblico Ministero e degli elementi di fumus commissi delicti e pericolo nel ritardo; la mancanza di specificità sugli indici del pericolo può essere denunciata in impugnazione, ma la questione può diventare irrilevante se il ricorrente rinuncia al gravame.
  • La rinuncia al ricorso nei gradi successivi determina l'immediata inammissibilità della impugnazione; la rinuncia non impedisce però la condanna alle spese e ad eventuali sanzioni (es. somma alla Cassa delle ammende) se il ricorso è ritenuto colposamente proposto.
  • Prima di proporre un ricorso contro misure reali è prudente verificare e documentare il proprio interesse diretto sul bene (proprietà, titolo d'uso, obblighi contrattuali concreti) e indicare chiaramente gli elementi che provano il pericolo nel ritardo, per evitare inammissibilità e sanzioni economiche.

Testo integrale

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