Sentenza n. 213/2026 - Pescara, Sezione 1
per - quanto al ricorso principale: - per la declaratoria dell’obbligo di provvedere, da parte del Comune di Cepagatti, sull’istanza della Società, trasmessa a mezzo raccomandata a/r in data 24-27 ottobre 2022, volta all’adozione di un provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42 bis, d.P.R. 327/2001, di terreni in tenimento di Cepagatti già di proprietà della Società ed acquisiti in via di fatto in esito ad illecita occupazione appropriativa; - quanto ai motivi aggiunti notificati e depositati il 7 dicembre 2023, per l’annullamento: - della nota del Comune di Chieti, Terzo Settore Sviluppo del Territorio - Servizio Urbanistica del 15 novembre 2023; nonché per la condanna del Comune di Chieti di avviare e concludere il procedimento ex articolo 42-bis del d.P.R., n. 327 del 2001.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Inerzia dei Comuni sull'istanza di acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001 e, con motivi aggiunti, nota del Comune di Chieti recante rilievi ostativi all'adozione del provvedimento acquisitivo
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società ricorrente, richiamando una sentenza passata in giudicato del Tribunale regionale delle acque pubbliche e il successivo atto di identificazione catastale, deduceva che opere di urbanizzazione connesse al centro commerciale Megalò, tra cui viabilità, argine fluviale, impianti di servizio e parco fluviale, fossero state realizzate, in tutto o in parte, su terreni di sua proprietà, con irreversibile trasformazione dei suoli. Con istanza pervenuta ai Comuni di Chieti e Cepagatti nell'ottobre 2022 chiedeva l'avvio e la conclusione dei procedimenti di acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001, anche ai fini dell'indennizzo. A fronte dell'inerzia amministrativa proponeva ricorso per la declaratoria dell'obbligo di provvedere e, dopo la sopravvenuta nota del Comune di Chieti del 15 novembre 2023 contenente rilievi ostativi all'acquisizione, proponeva motivi aggiunti per l'annullamento della nota e per la condanna del Comune ad avviare e concludere il procedimento acquisitivo. Nel corso del giudizio la ricorrente rappresentava inoltre l'esistenza di una controversia relativa alla vendita dei terreni da parte della procedura concordataria e chiedeva la sospensione del giudizio o un rinvio.
La decisione
Il TAR ha preso atto della dichiarazione della ricorrente, depositata il 9 marzo 2026, di sopravvenuta carenza di interesse alla decisione. Ha quindi dichiarato improcedibili sia il ricorso principale sia i motivi aggiunti ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a., senza esaminare nel merito l'obbligo dei Comuni di provvedere, la legittimità della nota del Comune di Chieti o la fondatezza della pretesa di acquisizione sanante. In ragione del tenore della pronuncia e dell'estrema peculiarità della vicenda, ha compensato integralmente le spese di lite tra tutte le parti, dichiarando irripetibile il contributo unificato.
Norme richiamate
art. 42-bis d.P.R. 327/2001
Richiamato quale fondamento della richiesta di acquisizione sanante dei terreni interessati dall'occupazione e dalla trasformazione irreversibile.
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
Applicato per dichiarare improcedibili il ricorso e i motivi aggiunti a causa della sopravvenuta carenza di interesse alla decisione.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Richiamato in relazione alla trattazione da remoto dell'udienza straordinaria di smaltimento dell'arretrato.
Massime di principio
- La sopravvenuta carenza di interesse alla decisione, dichiarata dalla parte ricorrente e rilevata dal giudice, determina l'improcedibilità del ricorso ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a., senza necessità di esaminare nel merito le censure proposte.
- Quando il giudizio diviene improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, il giudice può compensare integralmente le spese di lite in considerazione della peculiarità della vicenda processuale.
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