Cassazione Civile, Ordinanza n. 02634/2023 del 27/01/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (contribuente)
La controversia
La società aveva presentato, per l'anno d'imposta 2009, un interpello disapplicativo ai sensi dell'art. 37, ottavo comma, d.P.R. n. 600/1973, chiedendo di essere esonerata dall'applicazione della disciplina sulle società di comodo/non operative di cui all'art. 30 della L. n. 724/1994. L'Ufficio aveva rigettato l'istanza ritenendola inammissibile per difetto dei presupposti normativi. La contribuente aveva impugnato il rigetto davanti alle commissioni tributarie, ma sia in primo grado sia in appello il ricorso era stato respinto sul rilievo che il provvedimento di diniego dell'interpello non fosse autonomamente impugnabile. In cassazione la società ha dedotto violazione dell'art. 19 d.lgs. n. 546/1992 e dell'art. 100 c.p.c., sostenendo che il rigetto dell'interpello disapplicativo fosse un atto immediatamente lesivo e quindi impugnabile, anche se non espressamente elencato tra gli atti impugnabili dal processo tributario.
La decisione
La Corte ha accolto il ricorso. Ha cassato la sentenza della CTR della Puglia che aveva escluso l'impugnabilità del rigetto dell'interpello disapplicativo e ha rinviato alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Puglia, in diversa composizione, affinché decida nel merito della controversia e regoli anche le spese del giudizio di legittimità. La decisione si fonda sul principio per cui il diniego dell'interpello disapplicativo è atto impugnabile perché incide immediatamente sulla posizione del contribuente e gli attribuisce un interesse attuale a ottenere tutela giurisdizionale, nonostante non sia nominato nell'elenco dell'art. 19 d.lgs. n. 546/1992.
Norme richiamate
art. 37, ottavo comma, d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600
prevede l'interpello disapplicativo utilizzato dal contribuente per chiedere la disapplicazione della disciplina delle società non operative.
art. 30, L. 23 dicembre 1994, n. 724
disciplina le società di comodo o non operative oggetto della richiesta di disapplicazione.
art. 19 d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546
l'elencazione degli atti impugnabili è tassativa ma interpretata in senso estensivo, sicché il mancato inserimento di un atto nell'elenco non esclude automaticamente la sua impugnabilità se esso è immediatamente lesivo.
art. 100 c.p.c.
l'interesse ad agire sussiste quando l'atto fiscale incide immediatamente sulla sfera giuridica del contribuente, legittimandone l'impugnazione.
art. 24 Cost.
richiamato a sostegno dell'esigenza di tutela giurisdizionale del contribuente.
art. 53 Cost.
richiamato quale parametro costituzionale a sostegno dell'interpretazione estensiva degli atti impugnabili.
art. 97 Cost.
richiamato per il buon andamento della pubblica amministrazione.
L. 28 dicembre 2001, n. 448
citata come intervento che ha ampliato la giurisdizione tributaria.
Massime di principio
- La risposta negativa dell'amministrazione a un interpello disapplicativo è autonomamente impugnabile quando incide immediatamente sulla sfera giuridica del contribuente, perché sussiste un interesse attuale e concreto alla tutela giurisdizionale.
- L'elenco degli atti impugnabili nel processo tributario, pur avendo natura tassativa, è soggetto a interpretazione estensiva: l'omessa menzione di un atto nell'art. 19 d.lgs. n. 546/1992 non comporta di per sé la sua inimpugnabilità.
- È impugnabile ogni atto dell'ente impositore che comunichi al contribuente una pretesa tributaria ben individuata e sorretta da specifiche ragioni fattuali e giuridiche, senza che il contribuente debba attendere la successiva emissione di un atto tipico.
- La mancata impugnazione di un atto non espressamente previsto dall'art. 19 non cristallizza la pretesa fiscale né preclude la sua contestazione successiva quando la pretesa venga reiterata in un atto tipico.
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