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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13427/2026 del 13/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Roma del 22/12/2025 che aveva confermato la custodia cautelare in carcere applicata al Senese per il reato di estorsione aggravata (azione del 17/05/2023, in concorso con Girolamo Finizio) con l'aggravante di cui all'art. 416-bis.1 cod. pen. (metodo mafioso e finalità di agevolazione dell'associazione mafiosa). La difesa ha dedotto: insufficienza della gravità indiziaria (assenza di elementi che colleghino Senese all'azione o al Caterini; assenza di prove della restituzione della somma; mancanza di prove dei legami con i clan Di Lauro), omissione di adeguata valutazione e risposta del Tribunale rispetto alle doglianze difensive, inesistenza dell'aggravante "mafiosa" (contestando metodo e agevolazione), e carenza delle esigenze cautelari attuali e concrete (pericolo di reiterazione contestato alla luce del tempo trascorso, attività lavorativa e percorso di reinserimento sociale; precedente revoca della sorveglianza speciale).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato la correttezza dell'ordinanza del Tribunale di Roma. Il Collegio ha ritenuto che il Tribunale del riesame abbia adeguatamente e logicamente motivato la gravità indiziaria ricostruendo la vicenda (estorsione "di ritorno", riferimenti al "clan Senese" e al "clan Di Lauro", intercettazioni e monitoraggi che avvalorano la restituzione della somma di euro 5.000,00) e abbia congruamente attribuito la circostanza aggravante ex art. 416-bis.1 sia in termini di "metodo mafioso" sia di agevolazione mafiosa. Quanto alle esigenze cautelari, la Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia fornito motivazione sufficiente circa il pericolo di reiterazione (contesto criminale, modalità operative, precedenti e misura di prevenzione pregressa) e l'inefficacia di misure meno afflittive. Conseguenze: inammissibilità del ricorso, condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende (art. 616 c.p.p.), e trasmissione della decisione al direttore dell'istituto penitenziario ai sensi dell'art. 94 disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    È stata ritenuta applicabile come circostanza aggravante sia in riferimento al "metodo mafioso" (uso del vincolo intimidatorio e del prestigio del gruppo per creare grave timore) sia in riferimento all'agevolazione dell'associazione mafiosa (interesse del "clan Senese" a non entrare in contrasto con il "clan Di Lauro").

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Il principio della "gravità indiziaria" è stato valutato dal giudice di merito con controllo di congruità della motivazione; la Cassazione interviene solo per vizi di legge o manifesta illogicità della motivazione.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Le esigenze cautelari (attualità, concretezza, proporzionalità) devono essere motivate dal giudice; nel caso specifico il Tribunale ha ritenuto provato il pericolo di reiterazione dati il contesto criminale, le modalità operative e i precedenti dell'indagato.

  • art. 275, comma 3 cod. proc. pen.

    La presenza dell'aggravante di cui all'art. 416-bis.1 ha fatto operare la presunzione relativa di pericolosità, considerata dal Tribunale nell'adozione della misura più afflittiva.

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen.

    Rinvio ai motivi di cassazione: le censure sulla motivazione e sulla violazione di legge sono disciplinate da queste lett. e la Corte ricorda i limiti del sindacato di legittimità (controllo sulla congruità e non sulla rivalutazione dei fatti).

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Fondamento per la condanna del ricorrente al pagamento di una somma alla Cassa delle Ammende per i profili di colpa che hanno determinato l'inammissibilità del ricorso.

  • art. 94, comma 1-ter disp. att. c.p.p.

    Disposizione organizzativa: la decisione deve essere trasmessa al direttore dell'istituto penitenziario per gli adempimenti relativi alla situazione dell'indagato ristretto.

Massime di principio

  • Per ottenere l'annullamento in Cassazione di una misura cautelare per insufficienza della gravità indiziaria è necessario dimostrare una violazione di legge o una manifesta illogicità/contraddittorietà della motivazione: la mera diversa valutazione degli elementi non basta.
  • Quando il giudice di merito inquadra il fatto nel contesto di rapporti tra gruppi criminosi e utilizza intercettazioni e monitoraggi per collegare gli episodi, la sussistenza dell'aggravante "mafiosa" può essere ritenuta anche in assenza di sentenze che abbiano già accertato l'esistenza dell'organizzazione, purché la motivazione chiarisca il nesso con il metodo e l'obiettivo di agevolazione.
  • Le esigenze cautelari (pericolo di reiterazione, intralcio, ecc.) richiedono una valutazione prognostica; questa è legittima se adeguatamente motivata con riferimento al contesto, alla modalità di commissione del reato e ai precedenti dell'indagato. Documentare adeguatamente cambiamenti positivi (lavoro, studi, reinserimento) è essenziale per contrastare la prognosi negativa.
  • La revoca o cessazione di misure di prevenzione pregresse non annulla automaticamente la valutazione di pericolosità successiva qualora emergano fatti nuovi o si dimostri che le condotte criminose sono proseguite.
  • Nel contestare l'applicazione dell'art. 416-bis.1 è importante contestare specificamente: l'esistenza e l'operatività dell'organizzazione, il ruolo e i vincoli dell'indagato, e la concreta incidenza del fatto sul vantaggio o sulla protezione dell'organizzazione; argomentazioni generiche non sono di norma sufficienti davanti alla Corte.

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