Cassazione Penale, Sentenza n. 2435/2022 del 20/01/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente, quale amministratore unico della LATERFER s.r.l., era stato ritenuto responsabile di bancarotta impropria (art. 2621 c.c.) e di più fatti di bancarotta fraudolenta patrimoniale (artt. 216, 219, 223 R.D. 267/1942) per avere indicato nei bilanci voci non corrispondenti alla realtà (tra cui "distribuzione utili" per €90.000), per aver distratto liquidità (€25.684,46) e effettuato prelevamenti ingiustificati (prestiti €110.000 o utili €90.000 a favore di familiari), in un periodo di dissesto. In cassazione il ricorrente denunciava vizi di motivazione, erronea applicazione delle norme fallimentari e dell'art. 2621 c.c., insufficienza della prova del dolo, necessità di riqualificazione ex art. 217 L.F., e censurava il trattamento sanzionatorio e la durata delle sanzioni accessorie.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per genericità e mancanza di specificità delle censure, ritenendo che i giudici di merito si siano adeguatamente confrontati con le argomentazioni difensive e avessero motivato puntualmente la ricostruzione dei fatti. La Corte ha condiviso la valutazione che la mancata esibizione e giustificazione dei prelievi e del mancato rinvenimento di beni giustifica la presunzione di distrazione dolosa e conferma la qualificazione dei reati e delle aggravanti; ha inoltre ritenuto legittima la rideterminazione delle sanzioni accessorie alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 222/2018. Per legge il rigetto per inammissibilità ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di €3.000 alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 2621 cod. civ.
Norma richiamata per la bancarotta impropria da reato societario: la Corte d'Appello e la Cassazione hanno ritenuto fondata l'applicazione in presenza di attestazioni di bilancio non corrispondenti alla realtà e distrazioni patrimoniali.
R.D. 267/1942 (Legge fallimentare) artt. 216, 219, 223
art. 216 comma 1 n.1; art. 219 co.1 e co.2 n.1; art. 223 co.1 e co.2 n.11
Applicate per configurare più fatti di bancarotta fraudolenta patrimoniale; art. 219 è stato riconosciuto come aggravante per la pluralità dei fatti, e le disposizioni sono state interpretate alla luce delle prove di distrazione e mancato rinvenimento di beni.
art. 217 L.F.
La richiesta di riqualificazione del fatto in colposo ai sensi dell'art. 217 è stata respinta perché la valutazione dei giudici di merito ha ritenuto provato il carattere fraudolento e quindi incompatibile con la mera colpa.
art. 192 cod. proc. pen.
Richiamato per giustificare l'uso della presunzione probatoria sulla distrazione di beni in caso di mancato rinvenimento: la mancata dimostrazione da parte del fallito della destinazione dei beni legittima la presunzione di distrazione dolosa.
art. 581 cod. proc. pen.
La Corte ha richiamato l'esigenza di specificità nei motivi di cassazione; la genericità delle censure ha portato all'inammissibilità del ricorso.
art. 591 cod. proc. pen., comma 1 lett. c)
Usato per motivare l'inammissibilità quando il ricorso non si confronta con le ragioni argomentative del giudice di merito, configurando a-specificità.
art. 616 cod. proc. pen.
Norma che dispone le conseguenze per l'inammissibilità: condanna alle spese processuali; qui applicata dalla Corte.
art. 8 comma 3 Legge Fallimentare
Richiamato per l'obbligo di verità del fallito nei confronti del curatore sulla destinazione dei beni: la mancata risposta rafforza la presunzione di distrazione.
Sentenza Corte Costituzionale n. 222/2018
Richiamata in relazione alla determinazione delle sanzioni accessorie; la Corte d'Appello ha adeguato la durata delle misure accessorie conformemente al principio costituzionale indicato.
art. 133 c.p.
Richiamato nel valutare l'adeguatezza e la proporzionalità del trattamento sanzionatorio, nel quadro del potere discrezionale del giudice nella determinazione della pena.
Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (art. 8 CEDU) e Protocollo 1 CEDU
Eccezioni mosse dal ricorrente richiamando diritti fondamentali sono state ritenute infondate o non adeguatamente specificate e quindi non idonee a fondare la cassazione.
Massime di principio
- La Corte di Cassazione richiede che i motivi di ricorso siano specifici e si confrontino puntualmente con le argomentazioni del giudice di merito: la genericità comporta l'inammissibilità.
- In caso di mancato rinvenimento di beni o liquidità alla dichiarazione di fallimento, la giurisprudenza consente di desumere una presunzione di distrazione dolosa, salvo che l'imprenditore dia una giustificazione adeguata e documentata della destinazione delle somme o dei beni.
- L'obbligo di verità del fallito nei confronti degli organi della procedura (art. 8 comma 3 L.F.) aumenta l'onere probatorio a carico dell'imprenditore: il silenzio o la mancata giustificazione rafforzano la ricostruzione accusatoria.
- La riqualificazione del fatto da doloso a colposo (art. 217 L.F.) richiede elementi chiari che escludano il dolo; se la condotta appare finalizzata a distrarre patrimonio la riqualificazione è difficilmente accoglibile.
- I prelievi effettuati in situazioni di dissesto e non annotati in contabilità, specie se non giustificati da documentazione o registrazioni contabili, costituiscono indizi forti a carico dell'amministratore.
- La determinazione delle sanzioni accessorie deve essere adeguata alla pronuncia costituzionale più recente (es. Corte Cost. n. 222/2018) e motivata nel giudizio di merito.
- Proporre ricorsi di cassazione basati su mere insinuazioni o su ripetizione generica delle argomentazioni già respinte in sede di merito comporta rischio di condanna alle spese e di ammenda per inammissibilità.
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