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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38897/2022 del 14/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Picardi ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Napoli che aveva confermato la condanna emessa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere il 7/02/2017 per il reato di tentata violenza privata, fatta risalire al 29/08/2011. Il ricorrente deduceva vizi nella ricostruzione fattuale e nella qualificazione giuridica dei fatti, contestando che le minacce fossero state correttamente interpretate come finalizzate a comprimere la libertà di autodeterminazione della persona offesa.

La decisione

La Corte di legittimità ha ritenuto non manifestamente infondato il primo motivo e ha rilevato che il reato si era estinto per prescrizione il 29/05/2019 (in assenza di sospensioni e tenuto conto della recidiva), cioè prima della deliberazione della sentenza impugnata. Ha osservato che la Corte d'appello si era limitata ad affermare l'attendibilità della persona offesa senza confrontarsi con le specifiche censure relative alla ricostruzione dell'episodio e senza risolvere la questione sulla qualificazione giuridica dei fatti. Conseguentemente la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata senza rinvio perché il reato è estinto per prescrizione.

Norme richiamate

  • prescrizione del reato

    La Corte ha ritenuto che, in assenza di sospensioni e tenendo conto della recidiva, il termine prescrizionale si è perfezionato il 29/05/2019, rendendo il reato estinto al momento della deliberazione della sentenza impugnata.

  • giurisprudenza richiamata

    Sez. 5, n. 34124 del 06/05/2019, C., Rv. 276903

    Viene richiamato un precedente che tratta della necessità di corretta qualificazione giuridica dei fatti e della valutazione delle finalità delle minacce rispetto alla libertà di autodeterminazione della persona offesa; la Corte lo usa per sottolineare che la qualificazione non è stata adeguatamente affrontata in sede di appello.

Massime di principio

  • Se il termine di prescrizione si è compiuto prima della deliberazione della sentenza impugnata, il ricorso può riuscire e la sentenza può essere annullata senza rinvio perché il reato è estinto.
  • La Corte d'appello deve affrontare e motivare specificamente le censure mosse dall'imputato; una mera riaffermazione dell'attendibilità della persona offesa senza contraddire i punti censurati può non essere sufficiente.
  • La qualificazione giuridica dei fatti è cruciale: è necessario che il giudice spieghi perché le condotte sono riconducibili alla fattispecie applicata, specialmente quando è contestata la finalità delle minacce rispetto alla libertà di autodeterminazione della vittima.
  • La recidiva incide sul calcolo dei termini prescrizionali e deve essere considerata nel computo dei termini.
  • La deduzione della prescrizione non manifestamente infondata impone al giudice di valutare la sua sussistenza prima di confermare una condanna; in caso di dubbio favore dell'imputato.
  • Per la difesa: sollevare tempestivamente questioni relative alla prescrizione e documentare eventuali sospensioni o interruzioni è decisivo per prevenire la perdita della garanzia estintiva.
  • Per l'accusa: quando si confermano le valutazioni di attendibilità, è opportuno affrontare espressamente tutte le critiche di fatto e di diritto proposte dalla difesa per evitare che la decisione venga annullata per carenza di motivazione.

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