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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35142/2025 del 28/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore Generale impugnava la sentenza della Corte di appello di Catanzaro che, dopo aver riqualificato il fatto da minaccia a pubblico ufficiale (art. 336 c.p.) a minaccia semplice, aveva dichiarato la non procedibilità per mancanza di querela. Il ricorso denunciava violazione di legge e vizi di motivazione: la sentenza impugnata, con lettura frammentaria delle prove, avrebbe erroneamente escluso il nesso teleologico tra le minacce rivolte dall'imputato agli agenti della polizia penitenziaria e l'atto d'ufficio (il trasferimento di un altro detenuto nella cella), arrivando a ritenere le espressioni come mera risposta a una richiesta di spiegazioni, senza spiegare se le minacce fossero dirette a influenzare l'attività di ufficio o fossero semplici insulti.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio ad altra Sezione della Corte di appello di Catanzaro. Il motivo dell'annullamento è la carenza, illogicità e in parte omissione della motivazione della sentenza impugnata: la Corte di appello non ha spiegato adeguatamente il nesso teleologico fra la condotta intimidatoria e l'atto dell'ufficio né se l'aggressione verbale fosse finalizzata a costringere o impedire l'azione del pubblico ufficiale (configurando così il reato previsto dall'art. 336 c.p.) oppure fosse mera espressione ingiuriosa riconducibile alla minaccia semplice, per la quale è necessaria querela. Per tali ragioni la Cassazione ha rinviato per un nuovo esame delle lacune di motivazione indicate.

Norme richiamate

  • art. 336 cod. pen. (minaccia a pubblico ufficiale)

    La norma è stata richiamata per distinguere la minaccia diretta a un pubblico ufficiale, che richiede l'accertamento del nesso teleologico con un atto d'ufficio e configura un reato procedibile d'ufficio, dalla minaccia semplice che richiede querela. La decisione impugnata era stata ritenuta carente nel verificare tale nesso.

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137 del 2020 convertito dalla l. n. 176 del 2020

    La norma è stata richiamata per giustificare che il giudizio di cassazione si è svolto con trattazione scritta in mancanza di richiesta di discussione orale nei termini, conformemente alla procedura abbreviata di trattazione scritta.

  • Sez.6, n. 23684 del 14/05/2015, Bianchini, Rv. 263813 - 01 (giurisprudenza richiamata)

    La giurisprudenza è stata citata per il principio secondo cui occorre accertare se la minaccia sia diretta a costringere il pubblico ufficiale a compiere o omettere un atto d'ufficio; in mancanza di tale finalizzazione la fattispecie può qualificarsi come minaccia semplice, procedibile a querela.

Massime di principio

  • Per integrare la minaccia a pubblico ufficiale (art. 336 c.p.) è necessario accertare il nesso teleologico tra la minaccia e un atto d'ufficio: il giudice deve motivare se la condotta fosse finalizzata a costringere o impedire l'attività del pubblico ufficiale.
  • Se la minaccia è mera espressione di ingiuria o intimidazione senza finalizzazione rispetto a un atto d'ufficio, la fattispecie può ricadere nella minaccia semplice, per la quale è necessaria la querela della persona offesa.
  • La motivazione del giudice deve essere completa e coerente: omissioni o argomentazioni illogiche in ordine al nesso teleologico o al momento dell'atto d'ufficio giustificano l'annullamento e il rinvio della sentenza.
  • Le prove non contestate devono essere valutate nel loro complesso e non in modo frammentario: il giudice deve spiegare come i fatti emersi si raccordino alla qualificazione giuridica scelta.
  • In caso di dubbio sulla finalizzazione della condotta, è necessario un esame approfondito sul momento in cui l'atto d'ufficio è stato compiuto o era in corso, per stabilire se la condotta fosse idonea a influenzarlo.
  • La Corte di cassazione può disporre la trattazione scritta del ricorso se non è richiesta la discussione orale nei termini previsti dalla legge richiamata.

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