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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3792/2024 del 30/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente chiedeva misure alternative (affidamento in prova al servizio sociale ex art.47, detenzione domiciliare ex art.47-ter, semilibertà ex artt.48-50 Ord. pen.), ma l'ordinanza impugnata le ha dichiarate inammissibili perché il detenuto era in espiazione di reato ostativo ai sensi dell'art.4-bis Ord. pen. e, inoltre, il Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro aveva già accertato che la collaborazione con la giustizia non era prestata, possibile o esigibile. In Cassazione il ricorrente deduceva: 1) violazione dell'art.25 Cost. e dell'art.677 c.p.p. per violazione del principio del giudice naturale, sostenendo che la competenza spettava al Tribunale di Sorveglianza del luogo di detenzione; 2) violazione e errata interpretazione degli artt.4-bis e 58-ter Ord. pen., richiamando orientamenti costituzionali sulla valutazione della collaborazione impossibile; 3) carenza di motivazione rispetto alle deduzioni difensive.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il primo motivo (eccezione di incompetenza) è stato ritenuto precluso perché l'accertamento negativo sulla impossibilità o inesigibilità della collaborazione era già divenuto definitivo in seguito alla pronuncia n.38119/2023 della stessa Corte; il ricorrente non ha fornito nuovi elementi per riesaminare quella decisione. Gli altri motivi sono stati assorbiti. La Corte ha comunque precisato che il condannato può presentare nuova istanza di misura alternativa alla luce della nuova disciplina contenuta nel d.l. n.162/2022, conv. con l. n.199/2022. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art.616 c.p.p.

Norme richiamate

  • Legge 26 luglio 1975, n. 354 (Ordinamento penitenziario), artt.47, 47-ter, 48-50

    Prevedono le misure alternative alla detenzione (affidamento in prova, detenzione domiciliare, semilibertà); tuttavia la loro concessione può essere esclusa per reati ostativi ai sensi dell'art.4-bis

  • Art. 4-bis Ord. pen.

    Norma ostativa che impedisce l'accesso a misure alternative per determinate fattispecie; nel caso ha costituito il presupposto per la dichiarazione di inammissibilità delle istanze alternative in presenza di accertamento negativo sulla collaborazione

  • Art. 58-ter Ord. pen.

    Norma connessa alle misure alternative e alla loro disciplina procedurale; è stata invocata dal ricorrente ma le censure sono risultate assorbite dopo che è stata dichiarata l'inammissibilità del ricorso per preclusione della questione centrale

  • Art.25 Cost.

    Richiamato rispetto al principio del giudice naturale; la Corte ha ritenuto la questione di competenza preclusa per effetto dell'accertamento definitivo già intervenuto

  • Art.677 c.p.p.

    Riferito alla determinazione del giudice competente per le misure; la censura di incompetenza territoriale è stata respinta per preclusione derivante da decisione definitiva precedente

  • Art.616 c.p.p.

    Norma che disciplina le spese e le sanzioni per ricorsi infondati o colposi; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese e a euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende

  • D.L. n.162 del 2022, conv. con L. n.199 del 2022

    Nuova disciplina normativa che può modificare i presupposti per l'accesso alle misure alternative; la Corte ha rimarcato la facoltà del condannato di riproporre istanza sulla base della normativa sopravvenuta

  • Corte Cost. sent. n.68 del 1995

    Citata dal ricorrente per la tesi secondo cui la impossibilità della collaborazione deve essere valutata con riferimento ai fatti di reato compresi nel provvedimento di esecuzione; la Corte di Cassazione non ha approfondito il punto per preclusione processuale

  • Corte Cost. sent. n.186 del 2000

    Richiamata in relazione alla possibilità di rilevare profili di colpa nel proporre ricorso infondato; utilizzata a supporto della condanna al pagamento in favore della Cassa delle ammende

  • Corte di Cassazione, sez. pen., sent. n.38119 del 2023

    Decisione precedente che ha dichiarato inammissibile il ricorso contro la pronuncia interlocutoria del Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro, rendendo definitivo l'accertamento sulla impossibilità/inesigibilità della collaborazione e precludendo la rinnovazione della questione nel successivo giudizio

Massime di principio

  • Se esiste un accertamento definitivo di impossibilità o inesigibilità della collaborazione con la giustizia, le successive richieste di misure alternative possono essere dichiarate inammissibili per preclusione: occorrono elementi nuovi e pregnanti per riesaminare la questione
  • Le eccezioni di incompetenza territoriale o di violazione del principio del giudice naturale possono essere precluse se la materia è già stata oggetto di giudicato o di definitiva pronuncia di cassazione
  • Le censure di vizio di motivazione o di errata interpretazione di norme come l'art.4-bis possono essere assorbite se il giudice ritiene preclusa la questione fondamentale; pertanto è strategico allegare fatti nuovi o prova diretta della sussistenza di ragioni che cambino lo stato di fatto
  • La sopravvenienza normativa (es. d.l. n.162/2022 conv. l.199/2022) può aprire la possibilità di riproporre istanze di misure alternative anche dopo un precedente rifiuto: bisogna valutare tempestivamente l'eventuale riapertura della materia
  • Chi propone ricorso manifestamente infondato o senza nuovi elementi rischia la condanna alle spese e somme a favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art.616 c.p.p.; è quindi necessario un rigoroso vaglio difensivo prima di proporre impugnazioni su questioni già definite

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