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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37623/2023 del 14/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello di Venezia deducendo inosservanza o erronea applicazione dell'art. 12, comma 5-bis, d.lgs. n. 286/1998 e dell'art. 3 Cost., nonché carenza di motivazione. In particolare hanno contestato che non fosse stata adeguatamente provata la sproporzione del canone rispetto ai parametri di mercato (richiamando un precedente giurisprudenziale con esito diverso) e la sussistenza del dolo specifico richiesto dalla norma (il "fine di trarre un ingiusto profitto"), sostenendo che non fosse dimostrato un marcato sbilanciamento delle prestazioni contrattuali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi come infondati e ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali. La Corte ha richiamato la finalità dell'art. 12, comma 5-bis, d.lgs. 286/1998 di contrastare il mercato nero degli affitti a danno di stranieri privi di titolo di soggiorno e ha ritenuto correttamente accertato il dolo specifico e l'ingiusto profitto degli imputati. La sproporzione è stata desunta, non illogicamente, dal confronto con l'unico ospite munito di regolare titolo di soggiorno (Muhammad Nasir) che pagava 4 euro al giorno per un posto letto analogo, mentre agli stranieri irregolari venivano chiesti 10 euro al giorno; tale differenza ha costituito indice della volontà di avvantaggiarsi della condizione di debolezza dei migranti e dunque del fine di trarre un profitto ingiusto. Pertanto la condanna di primo grado, confermata in appello, è stata ritenuta legittima.

Norme richiamate

  • art. 12, comma 5-bis, d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286

    norma introdotta dall'art. 5 del d.l. 23 maggio 2008, n. 92, convertito con modificazioni nella legge 24 luglio 2008, n. 125; punisce chi, a titolo oneroso e al fine di trarre ingiusto profitto, dia alloggio o ceda in locazione un immobile a persona straniera priva di titolo di soggiorno

    La Corte interpreta la norma come volta a reprimere il mercato nero degli affitti per migranti irregolari; richiede dolo specifico (il "fine di trarre un ingiusto profitto") che può essere provato dimostrando uno squilibrio economico delle prestazioni in favore del locatore e lo sfruttamento della condizione di precarietà del migrante

  • art. 3 Cost.

    Richiamato dai ricorrenti con riferimento al principio di uguaglianza; la Corte osserva che la mera invocazione dell'art. 3 non è decisiva se non è dimostrata la mancanza di proporzione o di comparazione obiettiva con parametri di mercato o con trattamenti riservati a soggetti in condizioni comparabili

  • d.l. 23 maggio 2008, n. 92, convertito in legge 24 luglio 2008, n. 125

    provvedimento che ha introdotto l'art. 12, comma 5-bis nel d.lgs. n. 286/1998

    Richiamato a fini storici/interpretativi per spiegare l'origine della fattispecie e la finalità di ordine pubblico della norma

Massime di principio

  • Per la configurabilità del reato di cui all'art. 12, comma 5-bis, d.lgs. 286/1998 è necessario il dolo specifico: il "fine di trarre un ingiusto profitto", che può emergere dallo squilibrio economico delle condizioni contrattuali a svantaggio dello straniero irregolare
  • Una prova efficace dello sfruttamento può consistere nel confronto tra i corrispettivi praticati a soggetti in condizione regolare e a soggetti irregolari (es. confrontare il canone pagato da un ospite munito di regolare permesso e quello richiesto agli irregolari)
  • Non è sufficiente una generica differenza di trattamento: occorre dimostrare che la differenza costituisce un "profitto ingiusto" ovvero condizioni contrattuali gravose rispetto ai valori di mercato o rispetto a prestazioni equivalenti fornite a soggetti regolari
  • La documentazione oggettiva (verbali di sopralluogo, ricevute, testimonianze, confronti tariffari) è determinante per accertare la sproporzione e il fine di lucro; l'assenza di motivazione su questi elementi può essere motivo di censura, ma se la motivazione è presente e coerente il ricorso è destinato a essere rigettato
  • L'eccezione costituzionale basata sull'art. 3 Cost. può avere rilievo solo se i ricorrenti dimostrano l'assenza di un criterio oggettivo per la valutazione della sproporzione o la violazione del principio di uguaglianza nella valutazione dei fatti
  • In casi analoghi, per difendersi è utile produrre elementi che dimostrino la congruità del canone rispetto al mercato o la mancanza di consapevolezza/volontà di sfruttare la condizione di irregolarità (ad es. contratti regolari, controlli dell'identità, assenza di discriminazione nei corrispettivi)
  • La previsione di una pena detentiva non esclude misure più miti (es. sospensione condizionale), ma la sussistenza del reato è vincolata alla prova del fine di lucro ingiusto

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