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Cassazione Civile, Ordinanza n. 10018/2023 del 14/04/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La vicenda riguarda un'area privata sita nel territorio comunale, occupata in passato dalla pubblica amministrazione e poi acquisita al patrimonio indisponibile del Comune con determinazione ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001, con contestuale quantificazione di un indennizzo. La società proprietaria aveva già impugnato gli atti davanti al giudice amministrativo chiedendo anche il risarcimento del danno per l'occupazione illegittima e per il ritardo nell'esecuzione di una precedente decisione favorevole. Il TAR aveva dichiarato tardiva l'impugnazione del provvedimento di acquisizione, ritenendo definitivo l'atto, ma aveva declinato la giurisdizione sulla sola quantificazione dell'indennizzo in favore del giudice ordinario. La società aveva quindi proposto ricorso ex art. 702-bis c.p.c. davanti alla Corte d'appello per ottenere un indennizzo parametrato al valore venale del bene, oltre alla componente non patrimoniale e al risarcimento per la precedente occupazione senza titolo. La Corte d'appello aveva però rigettato la domanda per tardività del ricorso e aveva negato la rimessione in termini, ritenendo che la relativa istanza non fosse stata formulata con l'atto introduttivo. Con il ricorso per cassazione la società ha dedotto: (1) violazione degli artt. 42-bis e 54 d.P.R. 327/2001 e dell'art. 29 d.lgs. 150/2011, sostenendo che il termine di trenta giorni per l'opposizione non poteva applicarsi alla domanda sull'indennizzo da acquisizione sanante e che, comunque, doveva operare il prospective overruling, poiché la ricostruzione giurisprudenziale del rito e della competenza era sopravvenuta solo successivamente; (2) nullità dell'ordinanza per mancato riconoscimento della rimessione in termini, assumendo che la decadenza fosse dipesa da incertezze giurisprudenziali e dalle indicazioni della giustizia amministrativa. La Corte di cassazione ha respinto entrambe le censure, affermando che la controversia sull'indennizzo da acquisizione sanante rientra nella competenza della Corte d'appello e che l'opposizione doveva essere proposta nel termine di trenta giorni previsto dal rito espropriativo; ha inoltre escluso sia il presupposto dell'overruling processuale sia quello della rimessione in termini, mancando un affidamento qualificato su un orientamento consolidato e non essendo la decadenza scusabile per mere incertezze interpretative generali.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la decisione della Corte d'appello che aveva dichiarato tardiva l'azione proposta dalla società e aveva escluso la rimessione in termini. La Cassazione ha ritenuto corretta l'applicazione del termine di trenta giorni alla domanda relativa all'indennizzo da acquisizione ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001, valorizzando la giurisprudenza delle Sezioni Unite che qualifica tale indennizzo come indennitario e devolve la relativa controversia alla Corte d'appello in unico grado. Ha inoltre escluso che vi fosse un mutamento imprevedibile della giurisprudenza idoneo a giustificare il prospective overruling, poiché non esisteva un orientamento consolidato precedente in senso contrario, ma solo incertezza interpretativa. Quanto alla rimessione in termini, la Corte ha rilevato che l'istanza era stata proposta tardivamente e, in ogni caso, che le incertezze giurisprudenziali non bastano di per sé a integrare la non imputabilità della decadenza. Le spese sono state poste a carico della ricorrente.

Norme richiamate

  • art. 42-bis d.P.R. 327/2001

    acquisizione sanante; indennizzo

    Il provvedimento di acquisizione costituisce il presupposto per l'attribuzione di un indennizzo avente natura non risarcitoria ma indennitaria, la cui controversia appartiene alla Corte d'appello secondo il rito espropriativo.

  • art. 54 d.P.R. 327/2001

    Richiamato come norma del rito oppositivo espropriativo; il termine di trenta giorni è ritenuto applicabile anche alla controversia sull'indennizzo da acquisizione sanante.

  • art. 29 d.lgs. 150/2011

    Interpretato estensivamente nel senso di ricomprendere anche le controversie sull'indennizzo ex art. 42-bis, pur non essendo l'istituto espressamente menzionato.

  • art. 702-bis c.p.c.

    Usato dalla parte per introdurre il giudizio davanti alla Corte d'appello, ma l'azione è stata ritenuta tardiva rispetto al termine proprio del rito espropriativo.

  • art. 295 c.p.c.

    Invocato dal resistente per chiedere la sospensione del procedimento in attesa dell'esito del giudizio sull'usucapione, ma la Corte non fonda su tale profilo la decisione.

  • art. 360 c.p.c.

    Indica i vizi dedotti in cassazione: violazione di legge e nullità della sentenza/ordinanza.

  • art. 11 c.p.a.

    Richiamato per la riassunzione dopo la declinatoria di giurisdizione e per l'eventuale errore scusabile/rimessione in termini nel giudizio riproposto.

  • art. 101 Cost.

    Usato per affermare che il giudice è soggetto soltanto alla legge e che l'interpretazione giurisprudenziale non è fonte del diritto.

  • art. 111 Cost.

    Richiamato a fondamento della tutela del giusto processo e dell'effettività del diritto di azione e difesa, rilevante nella teoria del prospective overruling.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002

    Richiamato nel dispositivo per il contributo unificato aggiuntivo in caso di rigetto del ricorso.

  • art. 1, comma 17, L. 228/2012

    Norma che ha inserito il comma 1-quater nell'art. 13 d.P.R. 115/2002, richiamata nel dispositivo.

Massime di principio

  • Nelle controversie relative all'indennizzo dovuto per l'acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001, la domanda di determinazione e corresponsione dell'indennizzo segue il rito espropriativo e va proposta entro il termine decadenziale previsto per l'opposizione alla stima, applicato in via estensiva anche a tale ipotesi.
  • L'indennizzo riconosciuto per l'acquisizione sanante ha natura indennitaria e non risarcitoria quando il provvedimento acquisitivo sia legittimamente adottato nei presupposti di legge; la controversia sulla sua quantificazione appartiene alla giurisdizione/competenza del giudice ordinario specializzato previsto dalla disciplina espropriativa.
  • Il prospective overruling tutela la parte solo se vi sia un precedente indirizzo giurisprudenziale consolidato, proveniente dalla giurisprudenza di legittimità, idoneo a ingenerare un affidamento qualificato; non opera quando vi sia soltanto incertezza interpretativa o quando la parte abbia errato autonomamente nell'interpretazione della norma processuale.
  • La rimessione in termini presuppone una decadenza non imputabile alla parte e non può essere fondata in modo generico sulle sole incertezze giurisprudenziali; occorre una causa specifica e concreta di scusabilità collegata alla situazione processuale della parte.
  • Nel giudizio di cassazione, le memorie non possono introdurre censure nuove né ampliare i motivi originari del ricorso, essendo destinate solo a chiarire o illustrare le doglianze già formulate.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniProcedimenti cautelariContratto preliminare
RamiProcesso civileImmobiliareEsecuzioni
SottomaterieAppelloRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicatoRinvio pregiudiziale

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