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Sentenza

Sentenza n. 1810/2026 - Roma, Sezione 5

per l'annullamento del decreto di rigetto della domanda di cittadinanza (-OMISSIS-);

Giustizia amministrativa202216493

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V bisSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: decreto ministeriale di rigetto della domanda di concessione della cittadinanza italiana

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (richiedente cittadinanza)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente aveva presentato domanda di cittadinanza ai sensi dell'art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91/1992. Il Ministero dell'Interno aveva respinto l'istanza ritenendo non coincidenti l'interesse pubblico e quello della richiedente, sulla base di una notizia di reato del 2014 relativa al delitto di lesioni personali ex art. 582 c.p. e del conseguente procedimento penale, indicato nel decreto come ancora pendente. La ricorrente ha dedotto violazione di legge ed eccesso di potere per difetto di istruttoria, travisamento dei fatti e carenza di motivazione, evidenziando che il procedimento era stato definito già il 6 ottobre 2016 con sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato conseguente a remissione di querela. Tale sentenza era stata trasmessa all'Amministrazione il 17 maggio 2022, prima dell'adozione del diniego, ma non era stata menzionata nel provvedimento. La ricorrente ha inoltre lamentato l'omessa valutazione della propria complessiva condotta e dell'integrazione nel tessuto economico e sociale nazionale.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso e annullato il diniego. Ha premesso che la concessione della cittadinanza ex art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91/1992 costituisce esercizio di ampia discrezionalità amministrativa e non configura un diritto automatico dello straniero in presenza dei requisiti di residenza. Il giudice può quindi sindacare soltanto la legittimità dell'esercizio del potere, verificando l'adeguatezza dell'istruttoria, la veridicità dei fatti, la logicità, coerenza e ragionevolezza della motivazione, senza sostituirsi all'Amministrazione nelle valutazioni di merito. Nel caso concreto, il Ministero aveva fondato il giudizio di inaffidabilità esclusivamente su un procedimento penale erroneamente ritenuto pendente, sebbene fosse stato definito anteriormente sia alla domanda sia al diniego. L'omessa acquisizione o considerazione della sentenza di non doversi procedere ha determinato un quadro fattuale inesatto e non aggiornato, integrando un grave difetto di istruttoria e travisamento dei fatti. Inoltre, la motivazione del diniego avrebbe dovuto menzionare la pronuncia penale favorevole e spiegare le ragioni per cui, nonostante essa, il fatto poteva incidere sulla valutazione di affidabilità e integrazione della richiedente. L'Amministrazione dovrà rivalutare la posizione complessiva della ricorrente e la sua effettiva integrazione economica e sociale, motivando adeguatamente ogni eventuale nuovo diniego. Le spese di lite sono state integralmente compensate.

Norme richiamate

  • art. 9, comma 1, lett. f), l. 91/1992

    può essere concessa allo straniero che risieda legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica

    La residenza decennale costituisce presupposto per la presentazione della domanda, ma non attribuisce un diritto automatico alla cittadinanza; la concessione è oggetto di ampia valutazione discrezionale sull'integrazione del richiedente e sulla sua idoneità ad assumere i doveri connessi allo status civitatis.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    Il preavviso di diniego è stato comunicato alla richiedente; la decisione, tuttavia, è stata annullata per l'insufficienza dell'istruttoria e della motivazione sul fatto penale posto a fondamento del diniego.

  • art. 582 c.p.

    La notizia di reato per lesioni personali era l'unico elemento concretamente utilizzato dall'Amministrazione per fondare il giudizio negativo, ma il relativo procedimento era stato già definito con sentenza di non doversi procedere per remissione di querela.

Massime di principio

  • La concessione della cittadinanza italiana ai sensi dell'art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91/1992 è espressione di ampia discrezionalità amministrativa e non costituisce un diritto automatico derivante dalla mera maturazione del periodo minimo di residenza legale.
  • Il diniego di cittadinanza fondato su elementi di rilievo penale deve poggiare su un'istruttoria aggiornata e accurata circa lo stato effettivo del procedimento e l'esito degli accertamenti penali; l'Amministrazione non può ritenere pendente un procedimento già definito anteriormente alla domanda e al provvedimento.
  • Quando il diniego di cittadinanza considera una vicenda penale definita con sentenza favorevole all'interessato, l'Amministrazione deve menzionare tale esito e motivare specificamente le ragioni per cui, nonostante ciò, il fatto conserva rilievo ai fini del giudizio di affidabilità e integrazione.
  • Il sindacato giurisdizionale sulla discrezionalità amministrativa in materia di cittadinanza non si estende al merito, ma comprende la verifica del sufficiente supporto istruttorio, della veridicità dei fatti posti a fondamento della decisione e della logicità, coerenza e ragionevolezza della motivazione.
  • L'annullamento del diniego di cittadinanza per difetto di istruttoria o travisamento dei fatti comporta l'obbligo dell'Amministrazione di rivalutare la posizione complessiva dell'interessato, considerando tutte le circostanze del caso e motivando adeguatamente l'eventuale nuovo diniego.

Come è indicizzato

MaterieCittadinanzaMotivazione del provvedimento
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di istruttoriaDifetto di motivazioneEccesso di potere

Testo integrale

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